Assistiamo con piacere, in questi giorni, al ritorno della Storia, nella prima prova dell’Esame di Stato. Si tratta infatti di una delle novità, circa l’Esame, messe in campo dal Ministro Lorenzo Fioramonti.

  • xLa musa della storia, Clio, in un dipinto seicentesco di Jean Boulanger.

Mi pare una buona notizia, che mostra che il Ministero sa tenere conto delle giuste istanze emerse nella società civile. Questa, come è noto, si era espressa sottolineando da un lato l’importanza della Storia, e aveva qualificato una serie di eventi, tra i quali l’esclusione dall’esame della traccia di Storia, come un segno di disinteresse verso la Storia, anzi di un «attentato alla vita culturale e civile del nostro Paese» (qui il link). L’appello per la Storia era vigoroso e sostenuto da nomi di prima grandezza del mondo della cultura italiana.

Ora, il Ministro dice che ha avviato colloqui coi “principali storici italiani” per fare sì che la Storia sia insegnata in maniera sempre più accattivante, magari con metodologie nuove (qui il link). La questione “prima prova” è quella sotto i riflettori, ma a mio parere la vera notizia, rispetto alla quale la novità circa la prima prova è un esito collaterale, riguarda l’intenzione del Ministro di ripensare a come scandire la periodizzazione nella mediazione didattica (qui il link). Si tratta di annunci che danno molto da pensare.

Confesso che, a suo tempo, la scomparsa della traccia di Storia, così su due piedi, non mi aveva indignato e non certo per un disinteresse verso la Storia, che amo e insegno. Il punto è che era capitato più di una volta che all’Esame le tracce fossero calate dall’alto, non tenendo conto dell’effettivo insegnamento della Storia nella scuola e delle effettive possibilità di uno studente della secondaria superiore nel contesto di una prova d’esame. Esse, talvolta, risultavano distanti dall’effettiva pratica didattica ordinaria ed erano, per lo più, fattibili solo dai pochi fortunati che avevano avuto l’opportunità di approfondire proprio quel particolare tema proposto nella traccia. Non c’è da stupirsi perciò che le tracce di storia venissero scelte da un’esigua minoranza di studenti che poi, nell’atto di svolgerle, incontrava non poche difficoltà.

Diamo infatti un’occhiata alle tracce dal 2014 al 2018 (prova ordinaria): esse spaziano tra i temi più disparati, come la distensione (2017/18); il "miracolo economico" italiano (2016/17); le donne che votano per la prima volta in Italia il 2 giugno 1946 (2015/16); la Resistenza (2014/15), per non parlare della traccia del 2014 che proponeva un confronto tra l’Europa del 1914 e l’Europa del 2014, chiedendo le differenze tra le forme istituzionali dei principali Stati, la stratificazione sociale, i rapporti tra cittadini e istituzioni, i sistemi di alleanze, i rapporti tra gli Stati europei e i rapporti fra l'Europa e il resto del mondo: un confronto che, per come è proposto, risulta sterile, ma soprattutto che comporta conoscenze che vanno ben al di là della formazione superiore e, quel che è peggio, per essere svolto in maniera soddisfacente, richiederebbe la stesura di alcuni volumi.

Se la traccia del 2014 era, oso dire, inaffrontabile, neanche quelle del 2017 e 2018 erano poi di facile gestione, perché le tracce imponevano che i fenomeni storici fossero analizzati “in tutta la loro complessità”, mettendo così i candidati nella condizione di essere sempre in torto. Infatti, su questioni tanto vaste era pressoché inevitabile che non riuscissero anche solo a toccare tutti i punti principali. Guardando insomma con realismo quello che molto spesso avveniva, la traccia di Storia “bruciava” una delle opzioni offerte allo studente e, del resto, i più sapevano, già prima di leggere le tracce, che tanto quella di Storia non l’avrebbero mai scelta.

Se perciò si dovesse ritornare al passato così com’era, proprio nell’interesse degli studenti, perché cioè essi siano messi nella condizione di poter fare bene, finirei con rimpiangere l’esclusione della Storia dall’Esame di Stato.

Ma qui, mostrandosi consapevole del problema, il Ministro intende studiare la possibilità di una ridefinizione della periodizzazione, così da mettere gli studenti nella condizione di avere una adeguata preparazione. Si tratta senza dubbio di una misura che vuole recepire un problema reale. Il cambio delle regole del gioco durante la partita in corso, come ormai succede da anni, può non essere quest’anno negativo.
In un prossimo intervento vorrei provare a riflettere su alcune difficoltà dell’insegnamento della storia, nel quinto anno, e su cosa ne consegue.

Gian Paolo Terravecchia

Cultore della materia in filosofia morale all'Università di Padova, si occupa principalmente di filosofia sociale, filosofia morale, teoria della normatività, fenomenologia e filosofia analitica. È coautore di manuali di filosofia per Loescher editore. Di recente ha pubblicato: “Tesine e percorsi. Metodi e scorciatoie per la scrittura saggistica”, scritto con Enrico Furlan.

 
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