Quando si parla di Egitto, tutti conoscono il faraone Tutankhamon, per via della famosa mummia e del suo prezioso sarcofago. Egli era figlio di Amenofi IV – l’eretico monoteista – e (forse) di una sua concubina, ma non della moglie “ufficiale” Nefertiti. (A proposito: che bella Nefertiti, più bella ancora della pur bella Cleopatra, vissuta secoli dopo, e che emozione vedere il suo ieratico ritratto conservato ora a Berlino!). E che dire di Ramesse II? Proprio quello dei colossi di Abu Simbel, il fiero nemico degli Hittiti, che combatté a Kadesh… Questi sì che erano faraoni! In fondo gli altri re egizi – per i non addetti ai lavori – sono un po’ tutti avvolti in un’aura vaga e indefinita, per dirla con Giacomo Leopardi.
Pertanto fino a ieri, davanti al nome di Amenofi II, più d’uno avrebbe potuto chiedersi – alla maniera di don Abbondio in relazione a Carneade – “Amenofi II, chi era costui?”. E anche darsi questa risposta: “Poco più di un Carneade”, appunto. Una mostra al MUDEC di Milano 
Ma da oggi in poi non sarà più così, perché la mostra La straordinaria scoperta del faraone Amenofi II, aperta al MUDEC di Milano fino al 7 gennaio 2018, rende giustizia a un personaggio che era tutt’altro che un Carneade: infatti costui, sul trono tra 1427 e il 1401 a.C. durante la XVIII dinastia (1550 – 1295 a.C.) e figlio del grande Thutmosi III, fu sovrano di una corte sfarzosa, nonché protagonista di un’epoca storica straordinariamente ricca. 

Amenofi II era anzitutto un valente guerriero e un buon amministratore del regno, poiché comandò nei primi anni di governo alcune spedizioni militari punitive in Asia (contro popolazioni della regione siriaca e cananea) e sedò pericolose rivolte interne, con un’opera di pacificazione dell’Egitto della quale godettero anche i suoi successori. Le fonti, inoltre, parlano di lui come di un uomo atletico, esperto arciere, abile timoniere di battelli e guidatore di carri: la sua figura appare con maestosa imponenza, tra l’altro, su un rilievo oggi al Museo di Luxor, che è riprodotto in forma “virtuale” nella mostra milanese. 

L’esposizione – curata da Patrizia Piacentini, egittologa e docente alla “Statale” di Milano, e Christian Orsenigo – è divisa in quattro sezioni (I giorni del faraone; La vita dell’alta società; Dalla morte alla vita; La tomba di Amenofi II), e propone reperti provenienti dalle più importanti collezioni egizie mondiali: dal Museo Egizio del Cairo al Rijksmuseum van Oudheden di Leida, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna al Museo Archeologico Nazionale di Firenze; senza dimenticare – ovviamente – la rete di Musei Civici Milanesi. E ai reperti – statue, armi, stele, corredi funerari e mummie – si affiancano dotazioni e installazioni multimediali, finalizzate a ricostruire non solo la vita del nostro faraone ma, più in generale, quella dell’Egitto del suo tempo. 

  • xAmenofi II in trono, dal tempio di Karnak (Il Cairo, Museo Egizio) - Credits: Carlotta Coppo
  • xBusto di Thutmotsi III (Vienna, Kunsthistorisches Museum) - Credits: Carlotta Coppo
  • xStele con offerta ad Amon Ra da parte di Amenofi II (Collezione privata) - Credits: Carlotta Coppo
  • xRicostruzione della tomba di Amenofi II - Credits: Carlotta Coppo
  • xStatua di pantera dalla tomba di Amenofi II (Il Cairo, Museo Egizio - Credits: Carlotta Coppo)
  • xDivinità serpentiformi dalla tomba di Amenofi II (Il Cairo, Museo Egizio) - Credits: Carlotta Coppo
  • xI diari di Victor Loret (Archivi di Egittologia dell’Università Statale di Milano) - Credits: Carlotta Coppo

La tomba del faraone 
Il cuore espositivo dell’evento è però un’emozionante ricostruzione a grandezza naturale della tomba di Amenofi II, scoperta nella Valle dei re dall’egittologo francese Victor Loret nel 1898. È dotata di vetrine e proiezioni che fanno rivivere le tappe di questa grande avventura dell’archeologia, illuminando i documenti più significativi e accompagnando il visitatore con una voce narrante.
Ed è così che si incontra il faraone, che ancora riposava nel suo sarcofago (fu il primo re egizio scoperto all’interno della sua tomba), e le due mummie femminili, identificate forse con la madre e la nonna di Tutankhamon (vedete che c’entra sempre, ‘sto ragazzaccio…) che giacevano al momento della scoperta nella prima camera laterale della sala a pilastri. In una seconda camera erano state collocate verso l’anno 1000 a.C., per preservarle dalle profanazioni, le mummie di altri illustri personaggi: si tratta di Thutmosi IV, Amenofi III – gli antenati più prossimi di Amenofi II - Merenptah, Sethi II, Siptah, Ramesse IV, Ramesse VI e, forse, della regina Tauseret. 

I diari di Victor Loret 
Tale meticolosa – ancorché artificiale – ricostruzione è nobilitata dalla presenza di oggetti originali facenti parte del corredo funebre del sovrano (come le statue di una pantera o di divinità serpentiformi), e dall’interessante esibizione in mostra dei diari di Victor Loret (1859-1946), ricchi di appunti e disegni, custoditi negli Archivi di Egittologia dell’Università “Statale” di Milano. Si tratta di una vera “chicca” per gli appassionati di archeologia, anche perché sono di recente scoperta: sono infatti stati acquisiti dall’Ateneo milanese nel 2002, insieme con tutti gli archivi dell’egittologo Alexandre Varille (1909-1951), che di Loret era allievo. 
Completa l’esposizione il catalogo, edito da “24ore Cultura”: un bel libro ad uso di tutti, non solo degli egittologi. 

Bravi, allora, curatori e organizzatori: se visiti una mostra e, oltre ad ammirare oggetti preziosi, ne esci che hai anche imparato molto, vuol dire che questi hanno davvero “fatto centro”. Ovvio che si tratta, per gli studenti di Milano e dintorni (almeno), di un evento da non perdere, magari complementare (o propedeutico?) alla visita del grande Museo Egizio di Torino, reso ancora più attraente dai recenti lavori di restyling. 

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, autore di testi Loescher di Letteratura Latina. Collabora da anni alle attività di ricerca dell’Università degli Studi di Milano. È giornalista pubblicista.

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