Si inizia a praticare sport per scelta, per caso, perché è necessaria una riabilitazione, invogliati dai genitori o dagli istruttori di educazione fisica, si inizia con una motivazione intrinseca (perché si prova piacere a praticare un’attività sportiva), ludica (per il gusto di giocare e di divertirsi); dietro questa scelta può esserci la volontà di apprendere sin da piccoli delle abilità che aiutino a riconoscere lo sport per il quale si è portati o dove si è visti potenzialmente vincenti e nel quale, quindi, investire tempo e soldi. Bisogna, però, essere sempre consapevoli delle proprie sensazioni, dei propri bisogni, delle proprie esigenze, è indispensabile monitorare le proprie motivazioni, calibrare i propri obiettivi e decidere volta per volta che cosa è meglio per se stessi, credendo sempre in quello che si fa, per poter scegliere con cognizione se continuare su quella strada o investire in altro.

Tyler Orehek, «Gleason's Gym, 1970s»
Tyler Orehek, «Gleason's Gym, 1970s»

Praticare sport significa occuparsi del proprio benessere e della propria salute, sia dal punto di vista fisico che mentale. Una persona decide di allenarsi con costanza quando raggiunge la consapevolezza di stare meglio, quando si rende conto che sta facendo qualcosa per se stessa. L’inizio può essere faticoso dal punto di vista fisico e organizzativo, considerando gli impegni della vita quotidiana e le spese (abbigliamento, quote associative, trasferte o altro) che comporta, ma una volta che si è deciso e si è passati all’azione tutto diventa più facile: la pratica continuativa nel tempo, dell’attività sportiva, determina la sperimentazione di sensazioni di benessere fisico, mentale, emotivo e relazionale a cui difficilmente si vuole rinunciare.
Per i bambini è importante capire che lo sport è essenzialmente un’attività divertente, per questo l’allenatore, che si occupa in primis di persone e poi anche del loro rendimento sportivo, come singoli e come squadra, è deputato all’educazione di un corretto stile di vita che è quello sportivo.

L’ex bomber del Torino Paolo Pulici, oggi allenatore dei bambini della scuola calcio “Tritium”, in un’intervista rilasciata alla «Gazzetta dello sport» spiega in che modo bisogna avvicinarsi a uno sport, come per esempio il calcio, e lo fa ricordando quello che dice ai ragazzi che entrano nel suo club: «Appena si iscrivono dico subito loro che il calcio è un gioco, è giusto imparare cose nuove con i compagni, rispettando le regole, è divertimento, a qualsiasi livello: se entri in campo allegro, fai divertire tutti, se entri arrabbiato, fai arrabbiare tutti».
Lo sport è divertimento. Se entri in campo allegro, fai divertire tutti, se entri arrabbiato, fai arrabbiare tutti.Con queste parole l’allenatore del “Tritium” sottolinea che, soprattutto per i più piccoli, ma anche per i grandi, lo sport dovrebbe essere un’opportunità per stare assieme, per apprendere, per fare squadra, per confrontarsi, per divertirsi, per mettersi alla prova, ed è importante per gli allenatori fare attenzione a queste dinamiche, favorire uno spirito di squadra all’insegna della partecipazione, senza escludere, senza penalizzare, valutando le risorse, facendo apprezzamenti, dando feedback significativi che aiutino a crescere con sani valori e giuste regole.
Pulici mette poi a confronto le motivazioni che spingono in campo un calciatore professionista con quelle che spingono un bambino: «I calciatori di oggi giocano per i soldi, io invece gli insegno solo a divertirsi», e ancora: «I bambini escono da scuola e corrono qui al campo, senza nemmeno fare merenda a casa. Queste oggi sono le mie gioie». Da queste poche parole si intuisce quanto sia importante la motivazione intrinseca nello sport, che per i bambini corrisponde al gioco, al divertimento, per l’ex campione ora equivale al fare qualcosa di positivo per gli altri, al piacere di allenare. Secondo Pulici tra i calciatori di oggi e quelli del suo tempo ci sono molte differenze: «Nel calcio dei grandi, dei soldi, dell’assenza di qualsiasi valore, non mi riconosco più. Io scendevo in campo per la maglia, per vincere, mica per i soldi, come fanno quasi tutti i giocatori di oggi».
Se lo sport diventa solamente fatica, sofferenza e rinunce, e non c’è una spinta interna, l’atleta crolla e diventa vittima di uno stress che è incapace di gestire con le sue forze.Per molti professionisti dei nostri giorni sembra non bastare più la voglia di giocare, la passione per un’attività sportiva, quella passione che spinge a fare sacrifici e impegnarsi per un obiettivo. Secondo Pulici molti di loro per ottenere un risultato reputano più importanti una serie di motivazioni estrinseche come l’essere riconosciuti dagli altri, l’avere degli sponsor, il guadagno. In realtà è importante che ci siano entrambe le motivazioni, perché se lo sport diventa solamente fatica, sofferenza e rinunce, e non c’è una spinta interna, l’atleta crolla e diventa vittima di uno stress che è incapace di gestire con le sue forze: il rischio è che senza vittoria l’atleta si senta una nullità perché è abituato a riconoscersi solo negli apprezzamenti degli altri.

Sempre sulla «Gazzetta dello sport» è riportato un consiglio di Giovanni Lodetto, ex centrocampista del Milan e vincitore con la nazionale all’Europeo del 1968, rivolto ai ragazzi che partecipano agli allenamenti delle giovanili di Inter e Milan: «Andateci sempre per divertirvi. Se siete bravi, calciatori lo diventerete, ma non perdete la passione».
Anche Lodetto conferma dunque l’importanza di iniziare lo sport innanzitutto per divertirsi, un consiglio che è rivolto sì ai ragazzi, ma soprattutto ai genitori e ai mister che molte volte spingono verso l’eccellenza: per quella c’è sempre tempo!

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Matteo Simone

Psicologo clinico e di comunità, psicoterapeuta della Gestalt, terapeuta E.M.D.R. (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), ipnoterapueta ericksoniano, è esperto in psicologia dello sport e dell’esercizio fisico e specializzato in dipendenze presso la Scuola Nazionale Dipendenze del Dipartimento Politiche Antidroghe - Presidenza Consiglio dei Ministri.
Autore dei libri di testi dedicati a resilienza, doping, efficacia della pratica sportiva, psicologia dell’allenamento sportivo, è referente psicologo per il Lazio del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (C.I.S.O.M.). Dal 2009 si occupa di psicologia dell’emergenza, realizzando interventi sul campo (terremoti di Abruzzo ed Emilia, naufragio al largo di Lampedusa).

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