La città di Norimberga è principalmente associata al famoso processo contro i gerarchi nazisti alla fine della seconda guerra mondiale. Ma la città era nota, da sempre, per un aspetto ben più lieto e festoso: la produzione di giocattoli.

Pesce_rosso

 

La storia inizia nel Medioevo, con la produzione di bambole in legno, per continuare ancora oggi con la più grande Fiera internazionale del giocattolo, che si tiene ogni anno in città. Nel corso del tempo, numerosi artigiani e produttori locali si specializzarono nella creazione di giocattoli, dalle cucine per bambole ai giocattoli di latta, dal modellismo ai giochi meccanici. Al centro di importanti strade commerciali medievali, Norimberga nel XV secolo divenne un vitale snodo mercantile e nel corso dei secoli iniziò a esportare giocattoli in tutto il mondo.
È per questo che una visita al Museo del giocattolo di Norimberga ci riporta indietro nel tempo: una passeggiata fra i nostri ricordi di infanzia e nella memoria collettiva della società.
Si può così scoprire, con sorpresa, che l’amato piccolo pesce rosso con le ruote, compagno di tanti giochi, proviene proprio da Norimberga. Se si resiste allo choc di realizzare che i propri giocattoli - così come ormai molti oggetti utilizzati a scuola, tipo le carte assorbenti - sono ormai musealizzati, la visita ci dimostra come i giochi rispecchino la società che li ha prodotti, offrendoci preziose indicazioni sui sogni, le aspettative e le abitudini di differenti periodi storici.
Escludendo le prime testimonianze in argilla, è il legno uno dei primi materiali utilizzati per la fabbricazione di giocattoli. La produzione commerciale di giocattoli in legno si sviluppò principalmente dopo il XVI secolo, fra la zona boschiva della Turingia e la regione Alpina. Il noto pedagogista ottocentesco Friedrich Fröbel, ideatore dei Giardini d’infanzia, utilizzava piccoli oggetti in legno per stimolare la capacità espressiva e le potenzialità dei bambini. Non è un caso che fosse originario della Turingia.

Si deve aspettare il XVIII secolo, invece, per la produzione di giocattoli di latta, molto diffusi e popolari fino alla prima guerra mondiale. Ma sono senza dubbio le case di bambola, commissionate dal XVII al XVIII secolo dalle famiglie nobili o dell’alta borghesia, a costituire una delle collezioni più affascinanti del museo. Accuratissime riproduzioni di abitazioni del tempo per insegnare alle bambine ricche come amministrare una casa. L’evoluzione cronologica della collezione mostra i cambiamenti nello stile degli arredi: alcuni interni fanno pensare alle case dei nonni, con i mobili in legno scuro, i comodini con il vano per riporre il vaso da notte, le stampe alle pareti. Le cucine per bambine, invece, testimoniano il miglioramento delle norme igieniche alla fine del XIX secolo, con la realizzazione di ambienti più luminosi e colorati.
Ampi spazi sono dedicati alla storia delle bambole, al modellismo e alle lanterne magiche, antesignane del cinema. Automi e figure meccaniche, realizzati come giocattoli fin dal XVIII secolo per le classi più elevate, ci ricordano la loro presenza fin dall’antichità.
Il chiaro percorso del museo, tematico e cronologico insieme, ci conduce agli anni Quaranta del Novecento, quando soldatini e carri armati avrebbero dovuto preparare i bambini alla seconda guerra mondiale. Nell’immediato dopoguerra, la Germania sconfitta dimenticò i preziosi giochi di un tempo e i bambini ricominciarono a giocare con oggetti realizzati con materiali poveri, cartone e legno. Alcune ditte ottennero dal governo militare alleato materiale e permessi di produzione per l’estero: comparvero così, fra i modellini, le prime jeep.
Nel boom economico dei decenni successivi i sogni degli adulti si traducono in giocattoli per i più piccoli: la macchina e gli elettrodomestici per la casa. La fiducia nel progresso tecnologico trova riscontro nella realizzazione dei robot e, dalla fine degli anni Sessanta, la conquista della luna ispira i fabbricanti di giocattoli con missili e navicelle spaziali.
Si diffondono le Barbie, ancora oggi molto amate: non una bambola-bambina per una futura mamma, ma una nuova immagine di donna adulta e sicura di sé, che si muove in un ambiente ricco e festoso, perfetto modello per la nuova società dei consumi. I film lanciano i nuovi beniamini dei bambini, mentre, negli anni Settanta, l’attenzione per l’ecologia e l’ambiente fanno riscoprire i giocattoli di legno, così come vengono richiesti oggi, in alternativa ai giochi elettronici.
Che cosa sceglieranno di esporre, in futuro, i musei del giocattolo per rappresentare il nostro tempo?
L’offerta di giochi per bambini è talmente ampia - soprattutto in questo periodo natalizio - che ci si può chiedere se esistano ancora dei filoni principali così evidenti come nel passato. E come faranno i musei del giocattolo a presentare i video giochi? La semplice esposizione della custodia non può rendere la vastità della scelta e la diversità dei contenuti. Forse i musei si dovranno organizzare con spazi interattivi. O forse dovranno essere i musei virtuali a esporre i giochi virtuali.

Elena Franchi

è storica dell’arte, giornalista e membro di commissioni dell’International Council of Museums (ICOM).
Candidata nel 2009 all’Emmy Award, sezione “Research”, per il documentario americano “The Rape of Europa” (2006), ha recentemente partecipato al progetto europeo “Transfer of Cultural Objects in the Alpe Adria Region in the 20th Century”.
Fra le sue pubblicazioni: “I viaggi dell’Assunta. La protezione del patrimonio artistico veneziano durante i conflitti mondiali”, Pisa, 2010; “Arte in assetto di guerra. Protezione e distruzione del patrimonio artistico a Pisa durante la Seconda guerra mondiale”, Pisa, 2006.
Ambiti di ricerca principali: protezione del patrimonio culturale nei conflitti (dalle guerre mondiali alle aree di crisi contemporanee); tutela e educazione al patrimonio; storia della divulgazione e della didattica della storia dell’arte; musei della scuola.

 
Segui La Ricerca
ultimi tweet

Logo Loescher