In questo periodo, è facile sentire più forte il senso della lontananza e della solitudine. Niente abbracci, niente incontri familiari o con gli amici, distanza di sicurezza se si deve uscire. Molte persone sono sole in casa e hanno la possibilità di parlare con qualcuno, senza il filtro di uno schermo, soltanto quando vanno a fare la spesa. Anche loro, però, possono passare del tempo giocando. Chiediamo consiglio, ancora una volta, ad Andrea Angiolino.

  • xSolitario della Miki. Illustrazione di Silvia Vignale

D: Molte persone sono sole in casa in questo periodo. Qualcuno magari ha un mazzo di carte e potrebbe scoprire nuovi giochi da fare. Tu cosa consiglieresti?

R: Ottima idea, i solitari di carte! Sono un’infinità, anche se normalmente una persona non ne conosce più di tre o quattro. Ma vennero di gran moda già alla fine del Settecento, Napoleone Bonaparte ne è stato uno dei primi grandi appassionati e ci si è consolato anche in esilio. Da allora ne sono stati inventati tanti, ce n’è per tutti i gusti. E c’è anche chi li usa per interrogare il futuro, con una forma di ironica superstizione: si fa una domanda su ciò che deve accadere e se il solitario riesce la risposta è affermativa, se fallisce è negativa. Quando stava scrivendo Guerra e Pace, Tolstoj pare che a volte decidesse in questo modo quale piega far prendere alla trama.

Se ne possono fare di semplicissimi, ma comunque rilassanti e curiosi. Ad esempio il solitario dell’ergastolano: occorre prendere un mazzo di 40 carte e metterle in fila a faccia in su, una accanto all’altra, aggiungendo ogni nuova carta pescata dal mazzo a destra delle altre. Una carta si può spostare sopra quella immediatamente alla sua sinistra, oppure su quella tre posti più a sinistra, se è dello stesso seme o ha lo stesso valore. Se ci sono più possibilità di spostamento, il giocatore può scegliere liberamente. Se una carta ne ha sotto delle altre, le si sposta con essa. Il solitario riesce se il giocatore arriva ad avere tutto il mazzo di carte l’una sopra all’altra.

  • xSolitario della Miki.

Un solitario che mi è sempre piaciuto è il solitario della Miki. Si gioca con un mazzo da 40 o da 52 carte. Si mette sul tavolo una fila di 5 carte scoperte, poi sotto un’altra fila, sotto un’altra ancora e così via come nella foto. Quando due carte uguali si toccano per lato o per angolo, le si può eliminare e si fanno scorrere le altre verso sinistra, prendendo poi quelle della riga sotto e facendole salire sulla destra. Ad esempio, nella situazione illustrata dalla foto si possono eliminare le due regine nella terza e quarta fila; il 5, l’8 e il 9 della terza fila scorrono a sinistra di un posto, l’8 all’inizio della quarta fila sale alla loro destra, il 7 e il fante e l’asso scorrono a sinistra... E così via. Non è obbligatorio effettuare subito le eliminazioni: si possono intanto piazzare altre carte. Se ci sono più possibilità, come in figura (si potrebbero eliminare non solo le regine ma anche i 9 della seconda e della terza fila), occorre eseguire un’eliminazione per volta e far scorrere tutte le carte, prima di passare all’eliminazione successiva o di aggiungere altre carte. Il solitario è risolto se si riescono a eliminare tutte le carte.

Esistono varianti nonché molti solitari anche più ricchi e complessi: perfino per due giocatori, che li risolvono in gara tra loro. Ma per quelli rimandiamo agli appositi manuali.

L’unico problema è che i solitari sono ingombranti e richiedono un tavolo piuttosto ampio. Per questo esistono appositi mazzi di carte di formato ridotto, il cosiddetto “patience”: che è poi il nome inglese dei solitari. Ma con un po’ di pazienza ci si può ingegnare anche su un normale tavolo da pranzo. E ai bambini piace farli sul pavimento. E non dimentichiamoci che c’è un altro modo tradizionale per divertirsi da soli con uno o due mazzi anche vecchi e incompleti: costruire castelli di carte!

  • xCastello di carte. Illustrazione di Silvia Vignale

D: Qualche altro gioco che si può fare senza la presenza di altri giocatori?

R: Lewis Carroll, autore di libri per bambini ma anche di ponderosi trattati di logica e matematica firmati con il suo vero nome di Charles Lutwidge Dodgson, proponeva ad esempio i doppietti. Scegliete due parole di 5 lettere, ad esempio GATTO e PESCE. Non devono avere lettere uguali allo stesso posto. Occorre trovare una serie di parole, la più corta possibile, che porti dall’una all’altra cambiando ogni volta una sola lettera. Ad esempio, da GATTO con 4 passaggi intermedi si può andare a gEtto, Petto, peSto, pestE, PESCE. Non è l’unica soluzione possibile, ce ne sono altre: le più pregiate sono le più corte. Secondo me è più divertente se le due parole di partenza hanno un’attinenza: quando proponevo il gioco su varie riviste chiedevo per esempio di andare da CANNE a PESCA (io ci sono riuscito in 4 passaggi intermedi), da ALICI a ORATA (ce l’ho fatta in 5), da FOLLE a GESTO (5), da LATTE a PANNA (4), da FIRMA a CALCE (6)... Si può anche fare una gara con gli amici a chi, date due parole, riesce a collegarle con meno passaggi.

Cosa che vale anche per un altro gioco, Sei gradi di separazione, molto adatto ai cinefili. Occorre scegliere due attori o attrici, meglio se distanti fra loro nel tempo o geograficamente: ad esempio, Marylin Monroe a Maria Grazia Cucinotta. Lo scopo è trovare una catena di film in cui il primo dei due abbia collaborato con un altro attore, poi quest’altro con un altro ancora e così via sino ad arrivare al secondo degli attori proposti. Occorre farlo in meno di 6 passaggi, e anche qui meno sono e meglio è. Ad esempio da Marylin Monroe si può arrivare a Maria Grazia Cucinotta in cinque passaggi: dalla Monroe a Jack Lemmon con A qualcuno piace caldo (USA 1959), da Lemmon a Walther Matthau con La strana coppia (USA 1958), da Matthau a Roberto Benigni con Il piccolo diavolo (Italia 1988), da Benigni a Massimo Troisi con Non ci resta che piangere (Italia 1984), da Troisi alla Cucinotta con Il postino (Italia/Francia 1994). A volte i risultati possono essere sorprendenti. Quanti passaggi pensi che occorrano per andare da Charlie Chaplin ad Alvaro Vitali? Io ci sono riuscito in tre: da Chaplin a Buster Keaton con Luci della città (USA 1952), da Keaton a Ciccio Ingrassia con Due marines e un generale (Italia 1965), da Ingrassia a Vitali con Amarcord (Italia/Francia 1973).
Chi non ama il cinema potrebbe passare da un calciatore all’altro in base alle squadre dove hanno giocato assieme, o scovare altri argomenti ancora.

D: Per i più allenati puoi consigliare qualche piattaforma di giochi da tavolo da fare online?

R: La più quotata fra gli appassionati è Board Game Arena, gratuita, ma con una versione “premium” a pagamento: dispone di una vasta gamma di titoli, famosi e meno, che si possono giocare in tempo reale o a turni, in differita. Del tutto a pagamento è invece Tabletopia, che permette anche di creare i propri giochi. Per chi ama i giochi di simulazione c’è poi Vassal, del tutto gratuita e basata sul volontariato degli appassionati che hanno predisposto centinaia di wargame da giocare in diretta e in differita. Molti altri siti propongono poi vari giochi da tavolo solo nella modalità a turni, mandando le proprie mosse come si faceva un tempo nelle partite per posta e aspettando poi i risultati.
In realtà, io queste piattaforme non le frequento. Va precisato, in effetti, che molti giochi si possono fare a distanza anche senza alcuna piattaforma. Io gioco per telefono o su qualche videochat. Tanto anni fa gestivo un bollettino di giochi postali tramite il quale decine di giocatori partecipavano a partite di Diplomacy e di vari giochi di simulazione; oggi è tutto ancora più facile. Per secoli, ad esempio, si è giocato a scacchi e ad altro per posta: basta dire o scrivere all’avversario la propria mossa, poi ciascuno aggiorna la propria scacchiera. Oggi si può fare per mail o anche in diretta, in video. Anche i dadi si lanciano davanti alla videocamera, oppure con apposite app da mostrare in videochat all’avversario. Certo, con i giochi che prevedono carte o tessere la cosa si fa più complicata... Ma con un pizzico di inventiva, non è poi un gran problema avere il gioco sul tavolo e gli altri giocatori al di là dei loro computer o telefoni. In attesa di poterci rivedere presto allo stesso tavolo!

Infine, c’è anche la possibilità di giocare in solitario. Qualche titolo lo prevede già fra le proprie opzioni, per altri supplisce la laboriosità degli appassionati che inventano sistemi per sostituire l’avversario con tabelle e dadi che ne decidono le mosse, o addirittura con un’app. Ne sono stati realizzati ad esempio per i miei Wings of Glory e Battlestar Galactica: Starship Battles. Perché la voglia di giocare è tanta e resiste a ogni isolamento forzato. 


Per approfondire:

Andrea Angiolino, Carte in tavola!, (2004) Trieste, Editoriale Scienza, 2011.

Andrea Angiolino e Beniamino Sidoti, Dizionario dei giochi. Da tavolo, di movimento, di carte, di parole, di ruolo, popolari, fanciulleschi, intelligenti, idioti e altri ancora, più qualche giocattolo, Bologna, Zanichelli, 2010.

Elena Franchi

è storica dell’arte, giornalista e membro di commissioni dell’International Council of Museums (ICOM).
Candidata nel 2009 all’Emmy Award, sezione “Research”, per il documentario americano “The Rape of Europa” (2006), ha recentemente partecipato al progetto europeo “Transfer of Cultural Objects in the Alpe Adria Region in the 20th Century”.
Fra le sue pubblicazioni: “I viaggi dell’Assunta. La protezione del patrimonio artistico veneziano durante i conflitti mondiali”, Pisa, 2010; “Arte in assetto di guerra. Protezione e distruzione del patrimonio artistico a Pisa durante la Seconda guerra mondiale”, Pisa, 2006.
Ambiti di ricerca principali: protezione del patrimonio culturale nei conflitti (dalle guerre mondiali alle aree di crisi contemporanee); tutela e educazione al patrimonio; storia della divulgazione e della didattica della storia dell’arte; musei della scuola.

 
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