È uscito il nuovo numero de «La ricerca», che vuole dare conto del dibattito sul fascismo di ieri e di oggi, tra attualità, storia e letteratura e, ovviamente, scuola: a cento anni dai Fasci di combattimento, ma anche dalla nascita di Primo Levi. L'editoriale del numero.

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La riunione di redazione in cui si è deciso l’argomento di questo numero della Ricerca è stata una delle più vivaci degli ultimi anni. Il tema l’ho proposto io, sotto l’impulso di un’emozione inquietante e prepotente. Avevo in mente qualcosa di forte, che richiamasse il dibattito politico, ideologico, letterario del momento: l’Italia era sull’orlo di una nuova dittatura fascista? Le istituzioni democratiche stavano per essere travolte come negli anni Venti del secolo scorso? La nostra Costituzione repubblicana avrebbe retto all’urto? E la Scuola? Come si sarebbe dovuta (o potuta, o voluta) contrapporre a una tale degenerazione politica e civile?
Alcuni, pur circoscritti, fatti di cronaca sembravano avallare la più nefasta delle previsioni: docenti sospesi per omesso controllo “politico” sui loro allievi; giornalisti zittiti, insultati, minacciati; editori orgogliosamente fascisti esclusi da saloni problematicamente democratici; manifestanti picchiati; striscioni rimossi; naufraghi abbandonati…
Su tutto aleggiava la cappa di un cattivismo nazionale, pago della licenza orgiastica di poter finalmente esibire la propria oscena nudità.
Su un altro livello, più elevato ed educato, a tratti anche un po’ rarefatto, dibattevano le élite del pensiero: storici, saggisti (vivi e defunti), narratori, giornalisti, si interrogavano sul fenomeno, per indagarlo, svelarlo, smentirlo.
Non serve che io ripercorra puntualmente le posizioni in campo: Christian Raimo lo fa già benissimo. Basti qui ricordare sinteticamente gli estremi della discussione: al classico redivivo, che aveva affrontato da un punto di vista “filosofico” il fascismo come categoria permanente dello spirito umano (e italico in special modo), si contrapponevano altre letture e altre angolazioni: quella storica, che negava la similarità di eventi non assimilabili e avvertiva sulla pericolosità dell’etichettamento di comodo; quella antropologica, che riconosceva nei comportamenti la matrice identitaria del fenomeno (in soldoni: “sei fascista se ti comporti da fascista”); quella narrativa, che ricostruiva con dovizia e perizia (pur con qualche sbavatura storica, a detta degli esperti) un clima, una mentalità, una psicologia che sembravano riecheggiare paurosamente clima, mentalità e psicologia dei nostri vicini di casa, e di ombrellone; quella giornalistica, che celebrava il secolo passato da piazza San Sepolcro, cercando le somiglianze e le differenze che testimoniassero che il tempo non era scorso invano.
Perfino le scritte sui muri vicino a casa mia erano tornate quelle di un tempo…
Ora, in redazione non siamo poi tanti: alle riunioni in cui si propongono i temi da affrontare solitamente ci ritroviamo in sei, sette persone. Solitamente troviamo quasi immediatamente un accordo soddisfacente su ogni argomento e sul modo di affrontarlo.
Non su questo. All’interno di una cornice formalmente beneducata, si è riprodotto nel mio ufficio il variegato schieramento di opinioni, con quel tanto di accensione di toni, sguardi impazienti e infastidita indagine prossemica che ha ammorbato, su ben altra scala, l’intero dibattito nazionale.
Una bella riunione, insomma, accesa, interessante, combattuta. Proficua.
Personalmente ne sono uscito con le idee più chiare e almeno tre convinzioni più salde.
La prima: tutto l’antifascismo di cui abbiamo bisogno è scritto, nero su bianco, nella nostra Carta costituzionale.
La seconda: nessuna involuzione di tipo antidemocratico e autoritario è possibile se i giovani vengono educati ai valori di dignità, eguaglianza, giustizia, libertà che sostanziano quel testo fondamentale.
L’ultima: nessun regime illiberale avrà mai presa in un Paese in cui esista una scuola libera e orgogliosamente democratica.
Buona lettura.


L'indice del numero:

Saperi

Insegnare democrazia. Odiare solo gli indifferenti
di Corrado Bologna

Buco nero di Auschwitz
di Cristina Nesi

Raccontare il fascismo
di Christian Raimo

La torta di Hitler o della banalizzazione del male
di Vanessa Roghi

Galassia nera
di Giovanni Baldini

Quando c’era Lui, gli antichi Romani erano… fascisti!
di Mauro Reali

 

Dossier

L’Olocausto: una bussola dei diritti umani
di Francesca Nicola

I problemi psicologici nel trattare l’Olocausto
di Michal Bilewicz, Marta Witkowska, Marta Beneda, Silvana Stubig, Roland Imhoff

L’educazione agli olocausti nei libri di testo
di Peter Carrier, Eckhardt Fuchs, Torben Messinger

Luoghi della memoria e diritti umani
dell'European Union Agency for Fundamental Rights

 

Scuola

Il dialogo necessario
di Daniele Aristarco

L’insegnamento della Shoah: le trappole delle buone intenzioni
di Laura Fontana

Antifascismo: che cosa resta da fare alla scuola
di Monica Celi e Marco Giarratana

Seminare la molteplicità
di Daniele Dell’Agnola

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Sandro Invidia

Direttore editoriale Loescher.
 
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