Stasera alle 21.15 su Sky Atlantic va in onda “Marghe e Giulia, crescere in diretta”, un documentario su due YouTuber seguitissime di 9 e 12 anni. Chi sono, cosa fanno? Soprattutto: di cosa stiamo parlando? Gli autori sono Francesca Sironi e Alberto Gottardo: gli abbiamo fatto qualche domanda sulle motivazioni che li hanno spinti a seguire il caso delle due bambine campane e a studiare il fenomeno: le loro risposte sono seguite da una riflessione sul fenomeno, dalla sinossi del documentario e dai crediti.

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D: Qual è stata la molla che vi ha spinto a interessarvi al fenomeno in generale e a Marghe e Giulia in particolare? Vi siete imbattuti in un loro video? Le avete scelte dopo esservi informati, dopo le prime ricerche?

R: Il documentario in qualche modo nasce da un caso, e da un'assenza.
Ci stavamo confrontando su come YouTube e gli altri social network siano ormai la fonte principale, quando non unica, di intrattenimento, informazione e espressione per milioni di ragazzi; vedevamo crescere la presenza, sia da protagonisti che da spettatori, dei bambini. Eppure era praticamente impossibile trovare documentari, osservazioni approfondite e indipendenti, su questo tema.
Stavamo iniziando così a entrare nei flussi di queste piattaforme, per capire che visione avremmo potuto portare, quando una domenica pomeriggio, durante uno di quei lunghi pranzi della domenica, Alberto ha notato il video che sua nipote stava guardando sul cellulare. Era un video di Marghe e Giulia.
Le abbiamo conosciute così, da un telefonino, per caso, vedendole come le vedono oggi altre 300mila coetanee. Abbiamo deciso di andarle a incontrare: siamo stati dalla famiglia un venerdì di maggio, parlando per tutto il pomeriggio con Marghe, Giulia, Luigi e Maria (i genitori). Serviva tempo, sentivamo, per provare a capire cosa significhi essere su YouTube da famiglia, da bambini.
Abbiamo deciso così di andarli a trovare per diversi mesi, senza interferire, «mettendoci in un angolo», come hanno detto poi le sorelle una volta, osservando la loro quotidianità, il loro rapporto fra casa e YouTube. Loro hanno accolto quest'avventura. Accettare l'ingresso di uno sguardo esterno nella propria vita non è facile; è un'apertura di cui saremo sempre grati. 
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D: Come si sono svolte le riprese? È stato facile seguirle?
R: Abbiamo iniziato le riprese alla fine del 2017 e siamo andati avanti per un anno. Trascorrevamo con loro diversi giorni al mese: andavamo a prendere le bambine a scuola con Maria, stavamo a casa durante il pomeriggio, la sera; più di una volta abbiamo fatto la strada con Luigi dal suo ufficio a casa; nei weekend li seguivamo nelle loro attività. Per noi era importante restare insieme dentro e fuori dall'impegno dedicato a YouTube e agli altri social network.
Le telecamere hanno sempre un impatto sulla realtà; nel nostro caso, vista anche l'abitudine delle due sorelle ai video, era importante che la nostra presenza restasse quanto più discreta e silenziosa possibile; quieta. Filmavano per alcune ore, poi passavamo il resto del tempo con la famiglia, parlando a lungo degli argomenti più vari, ma specialmente delle loro sensazioni su quello che fanno. 
D: Che rapporto si è instaurato con loro e con la famiglia?
R: Ci sono incontri che possono diventare mondi. Per noi questo incontro lo è stato. 
D: Vi siete fatti un'idea sul fenomeno, e avete insegnamenti o suggerimenti per insegnanti o genitori?
R: Il documentario resta dentro la storia di Marghe, Giulia, e della famiglia. Sono loro i protagonisti, il centro, di un racconto che pensiamo possa trasmettere sentimenti e riflessioni ampie. Nel corso di questi mesi ovviamente siamo andati avanti a studiare, comunque, a seguire anche i molti altri canali di bambini che sono stati aperti, a leggere. Abbiamo provato a tracciare una piccola sintesi di questi spunti in un documento che siamo felici di condividere con La Ricerca. Resta per noi come un canovaccio di cornice, un insieme di primi elementi utili alla lettura generale del fenomeno. Fuori dalla storia singola e per noi così universale delle sorelle.

Un’intera generazione sta crescendo online. Milioni di ragazzi si divertono e si informano su YouTube, su Twitch, su Instagram, comunicano con gli amici via WhatsApp. Le nuove star sono i personaggi che nascono e diventano famosi sugli schermi dei loro telefonini. SocialBlade indicizza 28,1 milioni di “creatori”, influencer di successo o aspiranti tali. Al mondo in 80mila hanno più di 100mila iscritti su YouTube.
Il primo video di sempre pubblicato su YouTube è del 24 aprile del 2005. Uno dei fondatori della piattaforma parla da uno Zoo di San Diego per 19 secondi. Ogni minuto, oggi, vengono caricate 400 ore di video. Le star di questo mondo – che si intreccia costantemente con gli altri social network, da Instagram a Twitch, per chi usa i videogiochi, a Facebook, a Musical.ly/Tik Tok, un’app per giovanissimi – sono l’avanguardia del nuovo mondo dello spettacolo, e al tempo stesso sono utenti alla pari dei loro coetanei. 
Per diventare una di queste nuove stelle «c’è un sacco di lavoro da fare», spiegava una portavoce di YouTube durante un incontro organizzato a Milano dalla società: «Non è solo aprire un canale, trovare il proprio registro per parlare col pubblico, avere qualcosa da dire; è saper usare lo strumento, essere efficaci. C’è tanta cura, con appuntamenti regolari, ogni settimana». «Si comincia, si cominciava dalla cameretta», e concludeva: «ma dopo la gente ti chiede di più e tu stesso sei portato a essere più diretto, più efficace, a produrre video più raffinati, con le parole giuste, che servono per farti vedere. C’è tanta improvvisazione ma anche tanta professionalità».
Pubblico e star, in rete, sono sempre più piccoli: a dicembre del 2018 la lista di «Forbes» sulle personalità del web più pagate al mondo ha messo al primo posto, per YouTube, “Ryan”, un bambino di sei anni che guadagna 22 milioni di dollari l’anno grazie ai pomeriggi trascorsi con la mamma a giocare davanti a una telecamera. Venti dei primi 100 canali più visti al mondo sono di giocattoli. Hanno miliardi di visualizzazioni al mese, tempi di permanenza medi molto lunghi. Anche in Italia sono sempre più numerosi i canali che hanno come protagonisti bambini e ragazzi che frequentano le elementari o le medie. 
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La figura dell’influencer digitale si è affermata come lavoro nell’immaginario collettivo e in quello dei più piccoli. Tanto che è oggi una delle professioni più ambite del futuro. Un importante studio pubblicato a gennaio del 2018 da una Ong inglese, in collaborazione con l’Ocse, basato su interviste a un campione di 13mila bambini dai 7 agli 11 anni, ha rilevato che i “social media” sono il quarto lavoro dei sogni per gli adulti di domani, dopo il calciatore, l’insegnante, il veterinario. Aspirano a diventare vlogger, a raccontare le proprie vite online. Anche l’Italia se ne è accorta: l’hub per l’innovazione di Fondazione Cariplo, la più importante fondazione d’origine bancaria del Paese, ha iniziato a organizzare dei campi estivi per bambini sulle competenze digitali, fra cui uno “YouTuber summer camp”.

Una recente ricerca dell’università di Offenburg, in Germania, ha stimato che il 96,5 per cento di quanti aspirano a diventare YouTuber non guadagna abbastanza dagli spot automatici per superare la soglia di povertà negli Stati Uniti. Di certo però marchi e imprese si stanno avvicinando sempre di più a queste figure, per rivolgersi a un pubblico che non trovano altrove. Molte compagnie di giocattoli e non solo infatti promuovono le loro attività attraverso i piccoli influencer.

Le piattaforme social sono oggi parte integrante della realtà delle nuove generazioni. Per milioni di bambini gli influencer digitali della loro età (o di poco più grandi) sono una costante familiare, una presenza che intrattiene, diverte, trasmette fiducia. Milioni di genitori condividono immagini dei loro figli sui social network: a prescindere dal grado di popolarità o dal bacino a cui comunicano, quelle foto sono online. I ragazzi trascorrono buona parte del loro tempo in rete.
Certo, le domande sollevate dalla presenza dei bambini sul web sono molte. Non solo per quanto riguarda la tutela della privacy dei minori.
Come hanno analizzato Amanda Hess e Shane O’Neill sul «New York Times» c’è il rischio, ad esempio, che i bambini non imparino a percepire la differenza fra vita e performance, performando un’enorme quantità di lavoro emotivo prima ancora di sapere cosa siano le emozioni. O quali parole usare per raccontarle, come notava «The Verge» in un articolo su Ryan, il baby-YouTuber di maggior successo al mondo. L’articolo si chiudeva però con una domanda che ben evidenzia la duplicità che questi strumenti rappresentano: «Se poteste assicurare il futuro economico di vostro figlio semplicemente lasciandolo giocare di fronte a una telecamera, non lo fareste?».
Un altro fronte è quello dei commenti, delle reazioni immediate e non sempre benevole delle comunità virtuali. Non solo alcune presenze (gli “hater”) possono attaccare e insultare, a prescindere dell’età del soggetto contro cui si muovono, ma rischiano anche di orientare il comportamento delle persone. Incentivandole al bene o al male per aumentare le visualizzazioni, visto che «l’unica moneta di Internet è l’attenzione», come notava «The Atlantic» in un articolo su un influencer adolescente che si è trovato travolto dalla propria popolarità.
Come per tutte le forme di fama, infine, anche l’affermazione online comporta la difficile gestione delle proiezioni sul proprio futuro, tanto più durante la crescita – «vuoi il successo, e non ti basta riuscire una volta, devi riuscire mille volte», scriveva Goffredo Fofi a proposito di Buster Keaton. Oggi a questa pressione si aggiunge l’esposizione da una cornice non ritualizzabile, ovvero dall’interno della propria stanza, in una dimensione vicina e personale.
Le relazioni che si creano fra le celebrità web e le loro community sono oggetto di moltissimi studi. A differenza infatti di quanto accade con i media di massa come la televisione, dove la comunicazione resta confinata all’uno-molti, sui social network seguaci e star condividono lo stesso spazio: un feed dentro cui gli iscritti possono chiedere, commentare e ricevere reazioni dalle personalità che adorano. Possono chiedere, far sentire la loro voce, esercitare una pressione diretta. I processi di identificazione diventano molto più intensi: i legami vengono percepiti nella prossimità, diventando relazioni d’amicizia, quasi, con sentimenti di appartenenza e familiarità incomparabilmente maggiori rispetto alle distanze che incorniciavano i “vip” del passato.

Sinossi

Marghe e Giulia, crescere in diretta è un documentario su due sorelle di 9 e 12 anni e la loro famiglia. Come “Marghe e Giulia Kawaii” le due bambine sono seguite online da 300mila persone. I loro video, pubblicati principalmente su YouTube, sono stati visti milioni di volte. Il documentario racconta la vita quotidiana delle due sorelle e dei loro genitori alle prese con questo nuovo modello di successo, nel quale realtà privata e riconoscimento pubblico, ricordi e contenuti condivisi in rete si sovrappongono continuamente.

Luigi, Maria, Margherita e Giulia abitano a Giugliano, in provincia di Napoli. Nei loro video – girati quasi sempre dal padre – aprono giocattoli, organizzano sfide, inventano scherzi. A questi contributi aggiungono live e vlog dove si raccontano in diretta. In poco più di due anni hanno caricato oltre 700 contenuti, risposto a migliaia e migliaia di messaggi. Quando camminano per strada vengono spesso riconosciute dalle loro coetanee, fermate per un abbraccio, una foto. Durante le dirette, bambine da tutta Italia le chiamano per salutarle. Da dicembre 2017, per un anno, siamo andati a trovare la famiglia ogni mese.

Nota di regia

Raccontare Marghe e Giulia significava per noi chiederci cosa vuol dire essere bambine dentro la potenza e i limiti dei social network visti e vissuti dal lato dei protagonisti, diventare grandi proiettando i propri successi e fallimenti nelle reazioni immediate dell’online. Se YouTube e le altre piattaforme hanno infatti sconvolto le abitudini di consumo, intrattenimento e informazione di milioni di persone, a casa di Marghe e Giulia questa realtà entra in camera, assume la dimensione concreta della presenza domestica. Il documentario è cresciuto così nella quotidianità della famiglia, nella sua nuova normalità, dentro e fuori l’impegno con cui insieme seguono la loro presenza virtuale.

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Autori

Alberto Gottardo, 1983, nato a Venezia. Studia fotografia alla City University di New York e al master in Fotografia della CFP Bauer di Milano. Nel 2015 fonda Somewhere studio, un laboratorio di produzioni grafiche e video. Cura reportage su temi sociali e videoclip per la scena musicale indipendente. Nel 2018 il suo video per “Blatte” viene selezionato al festival Cortinametraggio.

Francesca Sironi, 1987, Milano, giornalista. Lavora dal 2012 al settimanale L’Espresso, per il quale ha firmato decine di servizi di copertina. Specializzata in giornalismo d’inchiesta e in reportage su temi sociali. Nel 2014 vince con Fabrizio Gatti il premio Arrigo Benedetti come “Giornalista dell’anno”. Nel 2017 collabora con un consorzio investigativo europeo per un’inchiesta sulla Turchia.

Marghe e Giulia, crescere in diretta è il primo documentario di lungometraggio di Alberto Gottardo e Francesca Sironi. Arrivando dalla fotografia (Alberto) e dal giornalismo (Francesca), insieme hanno realizzato nel 2016 Follow the Paintings, un documentario d’inchiesta sul mercato dell’arte. Selezionato come progetto al Dig Awards del 2015, è stato prodotto da Sky Italia e mandato in onda su Sky Tg24, Sky Arte e Sky Atlantic, ricevendo un’ampia copertura stampa.

Emiliano Battista ha firmato il montaggio di numerosi documentari premiati nei maggiori festival del mondo. Dalla sua estesa filmografia si possono citare Unrest, (Special Jury Prize, Documentary editing, Sundance 2017); 3 ½ Minutes, Ten Bullets (Special Jury Prize, Sundance 2015); How is your Fish Today? (Sundance 2007). Ha inoltre curato installazioni multi-screen per artisti come Mark Boulos.

Jacopo Incani, in arte Iosonouncane, è uno dei musicisti più stimati della sua generazione. Nel 2010 pubblica La macarena su Roma con l’etichetta indipendente Trovarobato. Cinque anni dopo esce il suo secondo album, DIE, che riceve da subito un enorme riscontro di critica e di pubblico. Fra 2017 e 2018 porta in tour uno spettacolo con Paolo Angeli. Prima del contributo portato a Marghe e Giulia, crescere in diretta ha composto la colonna sonora originale di Follow the paintings.


Crediti

Regia: Alberto Gottardo e Francesca Sironi
Montaggio: Emiliano Battista
Musica originale: IOSONOUNCANE
Collaboratore al montaggio: Fabrizio Paterniti Martello
Montaggio del suono: Alessandro Bonfanti e Alessandro Fusaroli
Fonico presa diretta: Valerio Tedone e Nicola Gualandris
Fonico mixage: Boris Riccardo D’Agostino
Mdp esterne: Marco Davolio e Simone Birolini
Prodotto da: Alberto Gottardo e Francesca Sironi
Produzione esecutiva: Somewhere Studio
in collaborazione con: Sky
Paese: Italia
Durata: 64’

Produzione 

Il progetto è nato dai due autori ed è stato realizzato con il supporto di Somewhere studio, una giovane casa di produzione indipendente di Milano, e la collaborazione di Sky Atlantic per l’Italia.

 
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