Molte parole, forse troppe, dalla sera dello scorso 15 aprile hanno commentato l’incendio della cattedrale parigina di Notre-Dame: ma ciò non è strano, poiché essa – come tutti sappiamo – è ben più di un luogo di culto.

Maximilien Luce, "Notre-Dame de Paris", 1900

Infatti questa chiesa è anche una sorta di “logo” della città, al pari della Tour Eiffel, e soprattutto l’oggetto privilegiato di numerose manifestazioni artistiche, dal romanzo di Victor Hugo, ai quadri degli Impressionisti (dove talora appare “di scorcio”) e dei post-Impressionisti, alle canzoni di Edith Piaf, fino alle più moderne versioni pop delle vicende in essa ambientate, quelle dei cartoni animati della Disney o dell’opera musicale di Riccardo Cocciante. Il crollo della guglia maggiore, pertanto, non è stato solo la lesione di un monumento, ma il danneggiamento di una scenografia, l’oscuramento di una pellicola, lo sfregio a una tela o il solco a un vinile. 

La nostra tristezza riguarda così la Parigi ferita nella sua identità, nella sua spiritualità; ma riguarda anche la sorte di Quasimodo ed Esmeralda, che temiamo debbano cercare un nuovo palcoscenico dove rappresentare se stessi e da dove commuovere – come fanno da quasi due secoli – lettori e spettatori.
Non penso però che questi personaggi dovranno lasciare Notre-Dame, le cui forme gotiche resteranno invece ben impresse nella nostra memoria proprio grazie all’arte e alla letteratura; se infatti queste sono state capaci di dare vita e forme a luoghi o edifici che non esistevano, come l’Isola dei Feaci, il castello di Atlante o il giardino di Armida, sapranno svolgere ancora una volta un ruolo di “supplenza” nei confronti della realtà, e consegnare alla nostra vista un’immagine ancora integra della cattedrale in ricostruzione.
Non stupisce, allora, che proprio il romanzo di Victor Hugo Notre-Dame de Paris sia schizzato, in Francia, in cima alle vendite librarie, proprio come era successo con Festa mobile di Ernest Hemingway dopo la strage del Bataclan: i libri non evitano le brutture della storia, ma servono probabilmente a renderle più sopportabili.

Certamente il campanaro deforme e la giovane zingara – la sera del 15 aprile – si saranno fermati un attimo davanti al fuoco, come le marionette di cui parla Anselmo Paleari nel Fu Mattia Pascal, che si arrestano a guardare lo strappo nel cielo di carta. E ancora una volta avranno realizzato che questi uomini in carne ed ossa – che pure li hanno inventati – sono davvero deboli, per non essere riusciti fermare le fiamme che hanno danneggiato la “loro” cattedrale, costruita otto secoli prima…
Poi, però, come per miracolo avranno ripreso a parlare, ridere, piangere, cantare e fors’anche danzare tra i mostri un po’ affumicati di capitelli e contrafforti. E noi con loro, grazie al cielo, in attesa di potere valicare di nuovo con il corpo quel portone dal quale – con la fantasia – non siamo mai usciti.

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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