Quando controlliamo i libri di testo, prima di dare il “visto si stampi”, da un po’ di tempo esaminiamo attentamente i contenuti anche alla lente deformante delle polemiche politiche in corso. È una cosa che ci ripugna fare, e che tuttavia pratichiamo per evitare di mettere in difficoltà gli insegnanti che scelgono i nostri corsi.
Con scarso esito.
Quasi mai riusciamo, infatti, a intercettare le potenzialità esplosive dei nostri contenuti, per la semplice ragione che tali non sono, almeno non fino a quando il politico di turno non decide di scalare il potere a suon di pregiudizi.
Sembra incredibile, ma trova sempre qualcuno disposto a dargli credito.
Come nel caso del genitore che si è lamentato della presenza, in un nostro testo di geografia, di quello che bolla come uno “spot” a favore dello Ius soli.
Ancora più incredibile, sembra ci sia almeno un giornalista disposto a dar credito alla tesi.

Il testo in questione è un libro di geografia per la scuola media (Brandi, Corradi, Morazzoni, Zoom. Geografia da vicino) edito da noi nel 2015, nel quale si riporta – in forma di approfondimento – l’opinione degli autori in merito all’immigrazione (anche clandestina). È la stessa opinione sostenuta qualche giorno fa dal presidente dell’Inps Tito Boeri, indubitabile a voler valutare attentamente i numeri della nostra economia, ma aperta alle continue contestazioni di chi nella presenza straniera vede solo l’origine dei nostri problemi.

A noi la pagina è sembrata equilibrata e onesta, riportando correttamente le evidenze e i timori, per cui non ci è sembrata “attaccabile” sotto il profilo politico. E non lo è, in effetti, come dimostra la sua longevità: si tratta infatti di una scheda che proviene dalla precedente edizione del testo e che è passata indenne al vaglio di migliaia di studenti, insegnanti e genitori che l’hanno letta, studiata, commentata, criticata forse…

Certo, negli ultimi mesi qualcosa è cambiato nel clima politico, a seguito della polemica sulla proposta di legge sullo Ius soli. Al punto che oggi qualcuno si dice preoccupato dell’indottrinamento che staremmo tentando ai danni dei nostri studenti, ancora privi di senso critico. E lo fa a partire dall’analisi di questa frase, che pur riporta testualmente: “La convivenza, però, tra italiani e stranieri non è sempre facile e non sempre la legge italiana favorisce l’integrazione. Ad esempio, i figli di stranieri nati in Italia continuano a non aver diritto alla cittadinanza italiana, anche se vivono nel nostro Paese da sempre”.

Cosa c’è di falso, sbagliato, pretestuoso in questa frase? È vero o no che oggi migliaia di persone che vivono, parlano, studiano, giocano con noi e con i nostri figli non hanno diritto a dirsi legalmente italiani? 
Quale forma di indottrinamento staremmo propinando ai nostri studenti, dicendo la verità?

A meno che l’unica verità accettabile, per il nostro detrattore, non sia quella del politico di cui sopra, che associa il tema della cittadinanza dei giovani nati, cresciuti ed educati in Italia a quello dell’emergenza causata dall’immigrazione clandestina, con le sue ricadute sulla sicurezza pubblica. Si tratta di temi non assimilabili, come sa chiunque sia in grado non solo di leggere ma anche di interpretare ciò che legge senza pregiudizi ideologici. Non distinguere tra i due fenomeni significa automaticamente qualificarsi in un modo che lasciamo ad altri valutare. 
A noi, il dovere di tentare di essere onesti, sinceri, equilibrati impedisce le facili scorciatoie concesse ad altri.

E poi, non vogliamo mica candidarci alle prossime elezioni!

Sandro Invidia

Direttore editoriale Loescher.
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