Parlare di famiglia a bambini e ragazzi 
significa raccontare la società 
contemporanea con le sue 
molteplici forme di unione. 
Il Teatro dell’Argine lo fa, 
con coraggio, da più di vent’anni.

Un momento dello spettacolo "X e Y: un universo di famiglie"

Fin dagli esordi, nel maggio del 1994, il progetto del TdA è al tempo stesso artistico, culturale e sociale. Nel 1998, la Compagnia del Teatro dell’Argine vince il bando di concorso per l’assegnazione dell’ITC Teatro di San Lazzaro di Savena alle porte di Bologna. L’ottenimento di una sede stabile dà finalmente alla Compagnia la possibilità di realizzare un vecchio sogno: creare una sorta di “casa del teatro”. Sempre dal 1994, la Compagnia Teatro dell’Argine inizia a lavorare con bambine e bambini, ragazzi e ragazze, realizzando progetti per le scuole o fuori dalle scuole che abbiano come centro di riflessione le dinamiche interpersonali tra i giovani, in rapporto al disagio generazionale, al dialogo interculturale, all’inclusione sociale.
Si possono ricordare alcuni tra i progetti per bambini e bambine realizzati in questi ultimi anni. Ad esempio, uno tra tanti: CuraUgualeFamiglia. Un progetto per la scuola, la famiglia, il territorio. L’idea nasce dalla volontà di portare sempre più a conoscenza dei bambini e delle bambine, nonché delle famiglie stesse, la società contemporanea con le sue molteplici forme di unione.
Parlare di famiglia oggi significa porre particolare attenzione ai cambiamenti delle situazioni socio-economiche con cui la società, il diritto e la chiesa sono chiamate a fare i conti.Parlare di famiglia oggi significa porre particolare attenzione ai cambiamenti delle situazioni socio-economiche con cui la società, il diritto e la chiesa sono chiamate a fare i conti. La fisionomia della famiglia è cambiata, arricchendosi di nuovi modelli di legami: coppie di fatto, situazioni monogenitoriali, matrimoni civili, famiglie ricostruite, famiglie adottive, affidatarie e famiglie composte da genitori con orientamenti omosessuali: le famiglie arcobaleno o omogenitoriali.
Ma cosa occorre per definire un’unione… famiglia? È necessario un vincolo giuridico affinché un legame possa essere definito tale? Quale tipologia di famiglia può essere definita “normale”?
È sulla base di questi quesiti che è nato CuraUgualeFamiglia. Un progetto per la scuola, la famiglia, il territorio, con la partecipazione del dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Bologna.
Il progetto è stato pensato come proposta da vivere all’interno della scuola in quanto spazio in cui bambine, bambini, ragazzi e ragazze, oltre ad essere istruiti, sono orientati alle relazioni, allo scambio, allo stare bene insieme, in un clima di convivenza civile e rispettoso delle altrui differenze.

Gli obiettivi del progetto
Gli obiettivi del progetto sono orientati a promuovere il riconoscimento e la legittimazione dei nuovi modelli di famiglia, a promuovere l’integrazione scolastica dei minori favorendo l’accoglienza di ogni diversità, e a favorire il riconoscimento del diritto alla famiglia in qualunque sua espressione.
L’iniziativa, gratuita, è stata rivolta ad alunni/e, famiglie e insegnanti delle scuole primarie di Bologna e Provincia, articolata in due diverse azioni che combinano tra loro:
1. Uno spettacolo sul Teatrobus dal titolo X e Y: un universo di famiglie, il cui testo, scritto in collaborazione con una sociologa della famiglia e supervisionato da una psicologa dell’età evolutiva, narra di due piccoli cromosomi, X e Y che, prima di compiere l’importante passo della nascita, desiderano sbirciare nel loro futuro.
Uno spettacolo che parla ai bambini di un tema caro quale la famiglia, ma non di una sola tipologia di famiglia bensì di tante famiglie: affidatarie, adottive, miste, allargate, arcobaleno. Un testo cheracconta della famiglia intesa come un insieme di persone che si occupano di te e che ti accompagnano verso la conoscenza delle emozioni e del mondo che ti circonda.
Ma cosa occorre per definire un’unione… famiglia? È necessario un vincolo giuridico affinché un legame possa essere definito tale? Quale tipologia di famiglia può essere definita “normale”?Lo spettacolo è stato realizzato e presentato non in un teatro tradizionale, bensì sul Teatrobus, il teatro viaggiante del Teatro dell’Argine: un vecchio autobus trasformato in un vero teatro su ruote, attrezzato con scenografie, luci e audio professionali, per ovviare così alle difficoltà, sempre maggiori da parte delle scuole, di portare gli alunni a teatro.
2. Incontri tra genitori ed esperti: una serie di incontri di confronto tra genitori, genitrici, professionisti/e, esperti/e nel campo dell’infanzia (psicologi, sociologi della famiglia, insegnanti) per condividere testimonianze di esperienze vissute in famiglia, per riflettere sui bisogni dei minori che crescono, per entrare in contatto con una pluralità di modelli familiari, per costruire e condividere insieme l’intervento educativo.

Le finalità del progetto
Condividere con i bambini, le bambine e gli adulti di riferimento l’assunto di base secondo il quale in ogni tipo di famiglia ci sono delle capacità fondamentali che possono far crescere un bambino e una bambina, sino a farli diventare giovani adulti consapevoli e sereni, come la capacità di amare, di accoglierli, di ascoltarli, di creare dialoghi costruttivi.

Opposizioni e accoglienza 
del progetto
In un primo momento le scuole hanno accolto il progetto con grande entusiasmo, nessuna difficoltà a programmare le date e le repliche di spettacolo.
Dopo circa un mese, molte delle scuole che avevano inizialmente aderito hanno improvvisamente annullato le prenotazioni. Le motivazioni sono state le più svariate, dalla presunta difficoltà a reperire lo spazio in cui parcheggiare il mezzo del Teatrobus, alla necessità di mostrare ai genitori lo spettacolo proposto.
La richiesta di poter vedere lo spettacolo è stata subito accolta da parte del Teatro dell’Argine, che ha immaginato alcune repliche straordinarie per i genitori. Tuttavia, con grande sorpresa da parte di tutti, l’affluenza è stata minima: solo una decina di genitori in una prima replica e una trentina in una seconda.
In ogni tipo di famiglia ci sono delle capacità fondamentali che possono far crescere un bambino e una bambina, sino a farli diventare giovani adulti consapevoli e sereni, come la capacità di amare, di accoglierli, di ascoltarli, di creare dialoghi costruttivi.I genitori presenti sono stati in gran parte entusiasti dello spettacolo e dell’intero progetto, avallando nelle scuole il suo prosieguo: il percorso è ripartito, e sono iniziate le repliche nelle prime scuole.
I bambini hanno risposto con grande interesse e, in classe, hanno iniziato a lavorare e ad analizzare lo spettacolo, quasi fossero dei critici teatrali. Non solo le tematiche trattate, ma anche la capacità degli attori di far provare emozioni, la scelta delle musiche, lo spazio scenico, sono stati elementi di studio e di attenta osservazione da parte dei bambini e delle bambine delle ultime classi delle scuole primarie.
A distanza di un paio di settimane dall’avvio del percorso, a Bologna, in una delle scuole in cui i bambini avevano visto lo spettacolo è stato programmato il primo degli incontri con gli esperti/e.
L’atmosfera è parsa sin da subito particolarmente ostile, e dopo una breve presentazione della compagnia, delle esperte e del progetto, si è data la parola ai genitori con l’intento di parlare di esperienze vissute in famiglia, dei bisogni dei minori e così via.
Tra le tante tipologie di famiglia raccontate nello spettacolo, è stata la famiglia arcobaleno a suscitare più perplessità: molti genitori erano refrattari a considerarla come “vera” famiglia.
Una delle critiche subito emerse è stata quella di non essere stati chiaramente messi al corrente delle tematiche dello spettacolo e di averlo appreso, solo in seguito, dai bambini. Una seconda questione riguardava la libertà di scelta da parte della famiglia se far partecipare, o meno, il proprio figlio al progetto. A questo punto, in sede dell’incontro, sono venute fuori le seguenti domande da parte di chi aveva visto lo spettacolo: perché così poche presenze alle repliche straordinarie richieste dai genitori stessi? Come mai tra tutte le famiglie che la narrazione esplora durante lo spettacolo, ci si interroga esclusivamente sulle famiglie arcobaleno?
Un papà, a cui altre persone si sono accodate, ha subito risposto che la sua assenza era giustificata da un personale disinteresse nei confronti di tematiche assai discutibili e dal fatto che gli orientamenti sessuali non sono oggetto d’esame in ambiente scolastico. A nulla è servito l’intervento delle esperte e dei genitori che avevano visto lo spettacolo, i quali sottolineavano come non si parlasse affatto di orientamenti sessuali ma più semplicemente di famiglia, in tutte le sue forme, e di come fosse messo in evidenza il termine famiglia in quanto sinonimo di accoglienza, affetto, protezione, cura e soprattutto nido in cui creare un contesto sereno, stabile e sicuro.
Il dibattito a scuola, nel giro di pochi giorni, si è trasformato in dibattito mediatico sui giornali cittadini! A seguito del polverone creato dagli articoli, alcune scuole che avevano aderito al progetto, ma non avevano ancora né visto lo spettacolo, né usufruito degli incontri con gli/le esperti/e, ci hanno chiesto se era possibile eliminare la parte in cui si parlava di famiglie arcobaleno, in modo da non incorrere in possibili opposizioni.
Questa richiesta non è stata accolta, e molte delle scuole hanno continuato ugualmente il progetto. Solo una minima parte si è ritirata.
Nonostante le difficoltà incontrate lungo la strada, tutto è bene quel che finisce bene.
Il progetto ha chiuso con oltre 100 repliche da ottobre a maggio e 10 giornate di incontri con gli/le esperti/e. Inoltre, molti dei genitori e docenti delle scuole che hanno portato a termine il percorso ci hanno telefonato o scritto ringraziandoci e raccontando alcuni simpatici aneddoti.
Pochi esempi: un bambino di 8 anni, figlio di genitori separati, dopo la visione dello spettacolo ha riferito alla maestra: “Ora ho capito che i miei genitori mi vogliono bene lo stesso… solo in un modo diverso da prima!”. Una bambina di 6 anni, figlia adottiva, all’uscita da scuola dopo la spettacolo, abbracciando la mamma e saltellando ha esclamato: “Tu sei la mia mamma canguro e hai una tasca accogliente tutta per me… ti voglio un mondo di bene!”.
La mamma non ha ben compreso cosa intendesse la piccola (forse neanche chi legge), ma si è sciolta in lacrime comunque…

Vittoria de Carlo

Comincia a occuparsi di teatro a partire dal 1987. A maggio 1994 fonda, insieme a un nutrito gruppo di artisti di teatro, la Compagnia del Teatro dell'Argine. A partire dal 1998 gestisce, insieme all’intera compagnia, l’ITC Teatro di San Lazzaro, una sala da 220 posti alle porte di Bologna. Attualmente cura la direzione artistica del settore Teatro Ragazzi del Teatro dell'Argine.
 

 
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