Il medico di Napoleone aveva due case sul naviglio Martesana, una a Gorla, l'altra a Concesa.
Ce le racconta Italo Mazza.
Lui è il milanese Pietro Moscati (1739-1824), il celebre chirurgo dal curriculum sfolgorante, lo scienziato, l’accademico, il cattedratico, l’astronomo, più volte insignito di cariche pubbliche da Napoleone Bonaparte, che lo nomina conte e gli affida la sua salute e quella di madama Giuseppina. A tale notorietà, indagata dalla critica moderna in tutte le sfaccettature dell’uomo e del professionista, è possibile aggiungere qualche notizia sulla vita privata, precisamente dove l’archiatra dell’imperatore era solito villeggiare quando l’aristocrazia meneghina imponeva, oltre al palco alla Scala, la villa sui navigli. Pietro Moscati sceglie il Martesana, acquistando una casa civile a Gorla, e una casa da nobile a Concesa, dove il canale si origina dalle acque del fiume Adda.

Risale al febbraio del 1799 l’acquisto dell’ex roccaforte del borgo di Concesa, rivelandosi un ottimo affare, sia perché l’immobile esce da un groviglio di ipoteche che ne abbassano il prezzo, sia perché la vendita a corpo comprende un ricco corredo di boschi e terreni per complessive pertiche 271 e tavole 12. In quel periodo la casa è caratterizzata da una torre centrale che ne ricorda ancora la funzione di avamposto difensivo, successivamente assorbita dal maestoso impianto ottocentesco voluto dal nobile Paolo Bassi, vagheggiante un progetto fiorentino dell’Ammannati. Oggi la villa è sede del Parco Adda Nord; con l’imponente bow-window neogotico continua a dominare dall’alto della rupe l’incile del Martesana e un tratto dell’Adda tra i più suggestivi di Lombardia (cfr.: I. Mazza, La casa sulla ripa di Concesa, dai Pozzi da Perego ai Bassi di Milano, Trezzo sull’Adda, 2007).

Del dicembre 1819 è l’acquisto dei beni a Gorla, decisamente inferiore come entità, trattandosi di pertiche 47 e tavole 16, tra casa, giardino, rustici e terreni. Il mappale relativo all’immobile è diviso in tre subalterni, il medico ne acquista la porzione prospiciente il naviglio, probabilmente la stessa che ci arriva superstite da una complessa vicenda di trasformazioni urbanistiche attivate nel 1825 dalla costruzione di viale Monza, teso a collegare Milano a Villa Reale. Lo spettacolare cannocchiale prospettico puntato sull’edificio del Piermarini provoca altresì inevitabili sacrifici alle proprietà che attraversa, compresa la nostra. In località “cantun frecc” quel che rimane oggi è un solido edificio a pianta quadrata con brani in mattoni a vista, testimonianza di un quartiere che per l’eleganza delle sue costruzioni veniva chiamato la “piccola Parigi”.

Nel testamento redatto nel febbraio del 1820 Pietro Moscati, ormai ottantenne, decide di lasciare i beni di Concesa e di Gorla al nipote Carlo, non prima di garantirsi un vitalizio annuo, ma soprattutto di continuare ad avere il diritto dell’uso delle due case di campagna e dei rispettivi giardini. L’impegno avrà breve durata: il medico muore nel 1824 e l’alienazione dei beni comincia nello stesso anno.

La ricerca d’archivio – ancora in atto riguardo ai successivi passaggi di proprietà della casa di Gorla – potrebbe rivelare interessanti informazioni sull’intera partita catastale, sugli edifici ormai scomparsi, sui nobili proprietari intestati. In questa parte di naviglio si alternarono infatti grandi casate, come quella degli Annoni, nella persona del conte Alessandro, che ospitò l’amico Moscati fino alla fine dei suoi giorni nel noto palazzo di Porta Romana, gioiello barocco del Richini.

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