L’azione di sistema piemontese sulla certificazione delle competenze 
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per studenti di 15 anni, non ci si può limitare a “traslare” dei voti sulle conoscenze
in competenze, ma bisogna invece pervenire a una certificazione che si fondi su
“rubriche osservative” del comportamento degli studenti e su prove finalizzate a
inferire il possesso o meno di una competenza.
Tali esempi di prove non erano del tutto sconosciuti al sistema scolastico ita-
liano, dal momento che, specie negli Istituti professionali, l’esame di qualifica
della classe terza è sempre stato un buon esempio di verifica delle competenze
acquisite. Con il riordino del secondo ciclo promosso dal ministro Gelmini si è
tuttavia reso necessario estendere questa prassi a tutte le discipline al termine del
primo biennio della secondaria di II grado.
Obiettivi del progetto
L’obiettivo di fondo dell’azione di sistema è stato quello di incentivare le sin-
gole istituzioni scolastiche (o in forma associata) a costruire delle prove di ve-
rifica delle competenze da utilizzare, unitamente all’osservazione dei processi
di apprendimento, per la certificazione da rilasciare al termine dell’obbligo di
istruzione.
La scelta di un segmento “terminale”, anziché di un percorso strutturato, è
nata da una serie di considerazioni:
• il fatto che in Piemonte fossero già state condotte diverse attività formative
dagli Ambiti Territoriali (ex-usp) e da scuole “polo” sulla didattica delle com-
petenze, anche molto eterogenee tra loro: valeva dunque la pena investire su
questo
humus
di docenti già parzialmente formati e sollecitarli a portare a
compimento e condividere con i loro colleghi percorsi formativi cominciati
negli anni precedenti;
• le competenze dell’Ufficio III – che non si occupa
in primis
di formazione
ma di informazione e diffusione di buone pratiche legate agli Ordinamenti
e alla Riforma – richiedevano di tener conto del fatto che la prassi certifica-
toria al termine dell’obbligo di istruzione – pur essendo un obbligo di legge
– stenta ad affermarsi secondo corrette modalità (troppo spesso si assiste
alla “traduzione/traslazione” dei voti in competenze, senza che sia stata mai
effettuata una programmazione per competenze e tantomeno predisposte
prove di accertamento);
• l’esigenza, manifestata da diverse istituzioni scolastiche, di impegnare, dopo
un biennio di riflessioni teoriche, i docenti in una ricerca-azione che por-
tasse anche dei benefici all’istituzione scolastica.
Di qui l’idea di un seminario di una giornata, coordinato dai Dirigenti tec-
nici Silvana Mosca e Alfonso Lupo, con interventi di relatori di livello nazionale
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