Una volta – eravamo durante le vacanze di Natale del 2010 – venne a Grosseto Remo Remotti. Per me era l’attore che impersonava magistralmente Freud in Sogni d’oro di Nanni Moretti. Non conoscevo ancora la sua opera poetica, il suo straordinario talento di performer.

Da "Strangers in Paradise" © Federico Borselli

Mi diedero il compito di presentare il suo libro Con Remotti alla ricerca di Dio, e io mi preparai, feci i compiti, come mia abitudine, e poi parlai di questo autore libertario e freak che sfacciatamente andava in giro a raccomandare peace & love e a raccontare il suo personale ed eclettico percorso di ricerca spirituale: una sorta di vagabondaggio da una religione all’altra, attraversando esoterismo e astrologia con una disinvoltura assolutamente incompatibile con la mia educazione tecnico-scientifica.
Alla fine della serata non la smetteva più di manifestare la sua perplessità di fronte al mio scetticismo, e mi ripeteva, in romanesco, “a Simo’, ma nun poi esse così ateo!”.
A Simo’, ma nun poi esse così ateo!
– mi apostrofò Remo Remotti.
C’era anche il Bonelli – come lo chiamiamo noi in città – silente ed evidentemente ammirato, soprattutto dalla straordinaria recitazione della poesia sulla guerra dei vecchi che Remoti volle concederci prima di congedarci.
Qualche anno dopo, quando Filippo Gatti organizzò uno spettacolo chiamato Fardelli d’Italia insieme a Andrea Rivera e Bobo Rondelli, invitò il Bonelli a scrivere e a leggere delle sue poesie. E lui scrisse e lesse questa poesia che segue, intitolata Grosseto addio, sottotitolo: alla maniera di (omaggio a) Remo(tti).

Me ne andavo da Grosseto, la Grosseto siccitosa e umida allo stesso tempo
Me ne andavo da Grosseto, la Grosseto sonnacchiosa
La Grosseto città fantasma nell’afa da spaghetti western
La Grosseto deserta, la Grosseto nell’ampollina di vetro che la giri e manco viene giù la neve
La Grosseto di cinquanta anni di governo “comunista” e poi dieci di “Anatrone” e poi di nuovo… comunque sessant’anni di governo dei massoni
Me ne andavo dalla Grosseto delle corone di alloro alla statua di Ettore Socci, me ne andavo da Canapone
Dalla Maremma redenta, resuscitata dalla piaga dalla malaria, dalla palude, dall’Alberese e dai veneti dell’Alberese
La Grosseto dove non si riesce a fare un cazzo, la Grosseto della burocrazia asburgica
Me ne andavo da Grosseto, la Grosseto vilipesa dalle guide turistiche inglesi
La Grosseto: “però d’estate…”, “Ma vuoi mettere la qualità della vita…”, “E che meraviglia la Maremma…”
Me ne andavo da Grosseto “Ma che è provincia di Roma?”, “provincia di Saturnia?”
Da Grosseto che lavoro è costruire case, Grosseto che si allarga come una metastasi
Me ne andavo da: “La nostra è una cultura contadina…”, “La nostra è la cultura del carbonaio, del cavallo, della caccia al cinghiale…”
Me ne andavo dai cinghiali e dai cavalli
Dagli scontri frontali coi cavalli, coi cinghiali, dalle richieste di rimborso
Da quelli che girano coi fuoristrada come nel Far West, come in Texas, e qualche volta fuori strada ci vanno davvero
Me ne andavo dai pomeriggi assolati, affollati di badanti russe, bielorusse, ucraine, uzbeke
Me ne andavo dalla Maremma ennesimo lander
Dai tedeschi con le birkenstock e i calzettoni, che ti insultano se passi davanti mentre fotografano il duomo
Me ne andavo dagli smile disegnati sui muri, dai murales sui treni, alla stazione
Dalle scritte: “sabato trippa”, “giovedì gnocchi”, “l’autocombustione umana è un rischio reale”, “anarcociclismo”, “Mazzini infame”, “libera nos ab hoc iubileaum”, “con la bonza nella mutanda fai flick flack e che si espanda”, “+ ganja – rondò”, “mi butto sull’arte perché non trombo mai”, “tutti a Latina”, “pulotti merde”, “Siena merda”
Me ne andavo (ça va sans dire) dalla Kansas City bianciardiana
Me ne andavo dalla Maremma, dall’Atene della Maremma
Me ne andavo dall’Asor Rosa e da tutti quanti gli intellettuali palindromi
Dal loro mito del “buon selvaggio”
Dai cineforum, me ne andavo, dai cineclub, dalle commedie all’italiana
Da “che c’è stasera?”, “che si fa stasera?” “c’è una festa”
Me ne andavo dalle feste, dalle feste a tema piene di “fiche ghiacce”
Me ne andavo dalle fiche ghiacce, dalle pizze fredde
Dalle feste col dj “says nothing to me about my life”
Dall’aperitivo delle sette, “andiamo a fa’ un aperitivo”
Dalla gente vestita come le copertine di Vogue
Dalla Grosseto militare, dall’aeroporto militare, dalle benedizioni ai militari
Dalla Grosseto americana, coi pubs, il McDonald, il gioco del baseball
Dalla Grosseto grassa, meschina, bottegaia
Me ne andavo da “Carducci shopping”
Me ne andavo dalla città seconda in Italia pe’ droga
Via dalla Maremma assassina di David Lazzaretti
Dalla Maremma storica dantesca della Pia
Via dalla Maremma ladra, dalla Maremma vigliacca, dalla Maremma troia, dalla Maremma assonante
Me ne andavo a Firenze, a Bologna, a Roma, a Genova, ’na volta persino a Lecce.

Luca Bonelli (1963), poeta e perfomer, ha pubblicato finora un solo libro, F.A.O. (foramusementonly) ma chi lo conosce e frequenta può ascoltarlo leggere (tuonare!) le tante altre sue poesie dal vivo, o può sbirciare dal suo quaderno, nel quale da alcuni decenni annota la sola veridica storia della nostra città che valga la pena di leggere.
Cosa dire di questa poesia? Che nasce da una poesia beat di Remotti (Mamma Roma Addio!), certo. E che mette alla berlina, nello spazio di pochi versi, tutti i luoghi comuni e gli stereotipi della e sulla nostra città, senza nessuna pietà e, tuttavia, senza cinismo. Con amore, semmai. Un amore che credo valga la pena ricambiare.

Simone Giusti

Allievo di Domenico De Robertis, è docente e consulente di politiche dell’istruzione, della formazione e dell’orientamento. Ha iniziato a occuparsi di insegnamento nel doposcuola del quartiere “Le vele” di Lecce nel 1995. Cofondatore della rivista «Per leggere», dal 2010 è presidente dell'associazione L'Altra Città di Grosseto.
Tra le sue pubblicazioni più recenti: “Cambio verso” (Effequ, 2016), “Didattica della letteratura 2.0” (Carocci, 2015), “Per una didattica della letteratura” (Pensa, 2014), “Vado a vivere in campagna” (Effequ, 2013), “Leggenda e altri discorsi” (Mobydick, 2012), “Insegnare con la letteratura” (Zanichelli, 2011).
Per Loescher condirige (insieme a Natascia Tonelli) la collana scientifica QdR / Didattica e letteratura. Ha curato il Quaderno della Ricerca #5, “Imparare dalla lettura”, ha pubblicato “Tradurre le opere, leggere le traduzioni (QdR #8) e, insieme a Francesca Latini, il QdR #6 “Per leggere i classici del Novecento”.
Su Twitter è @sigiusti.
http://www.simonegiusti.eu/

 
Segui La Ricerca
ultimi tweet

Logo Loescher