Quando 
la notte è a svanire 
poco prima di primavera 
e di rado 
qualcuno passa  
 
Su Parigi s'addensa 
un oscuro colore 
di pianto 
 
In un canto 
di ponte 
contemplo 
l'illimitato silenzio 
di una ragazza 
tenue 
 
Le nostre 
malattie 
si fondono 
 
E come portati via 
si rimane. 

Locvizza il 28 settembre 1916

Henri Cartier-Bresson, Le Pont Neuf, data sconosciuta

Nel 1916 Giuseppe Ungaretti se ne stava in una polverosa trincea del fronte carsico: lì aveva scoperto l’orrore della guerra, di sicuro assai meno “bella” di quanto il suo entusiasmo giovanile gli avesse fatto credere, complice un certo diffuso bellicismo. Dedicò allora una poesia, Nostalgia, a una ragazza giovane e malinconica (una ragazza tenue), conosciuta a Parigi, che egli aveva amato al pari dell’amico Apollinaire. Si chiamava Marthe Roux, e il suo nostalgico ricordo è anche quello dell’altrettanto amata città francese e del suo fiume, quella Senna nella quale Ungaretti ebbe a dire mi sono rimescolato / e mi sono conosciuto (I fiumi).

Era, quella, la Parigi dell’amico e “rivale” in amore Apollinaire, di Picasso, di Braque, di De Chirico, di Modigliani e dei Futuristi che vi bazzicavano spesso: era la capitale della modernità e della cultura. Il 13 novembre 2015 la nostra trincea – assai più tecnologica e meno polverosa – è stata rappresentata dalle televisioni, dai pc, dagli smartphone, che ci hanno mostrato in diretta quanto stesse accadendo a Parigi. È da questa vulnerabile trincea, infatti, che abbiamo visto quando su Parigi / s’addensa / un oscuro colore / di pianto; un pianto di morte certamente diverso da quello “esistenziale” evocato dalla poesia di Ungaretti.

Anch’io – come mezzo mondo – ho assistito impietrito a quell’orrore; e, dopo lo spavento e il dolore delle prime ore, sono stato colto da una nostalgia che ricorda un po’ quella del poeta. Una nostalgia per il senso di libertà che la ville lumière da sempre ha ispirato a tutti quelli che l’hanno abitata, visitata o soltanto immaginata; ma, soprattutto, per le tante ragazze tenui di ieri e di oggi, malinconiche o allegre, che ascoltano musica o chiacchierano sedute al tavolino di un caffè. Fra di loro ci sono anche Lola, Marie, Djamila, Elodie, Fanny, Valeria… e molte altre, che in quei caffè non torneranno più. E allora la nostalgia è divenuta pietà, ed è inutile aggiungere altro: infatti come portati via / si rimane.

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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