A cinquant'anni dalla morte di Herman Hesse, e a novanta dalla prima pubblicazione della sua opera più celebre, Siddharta, Adelphi pubblica una nuova edizione del "poema indiano". Riportiamo un estratto del bell'articolo di Antonio Gnoli uscito su La Repubblica del 2 settembre.

hesseSono trascorsi novant'anni dalla pubblicazione di Siddhartha. Il piccolo romanzo — che Hermann Hesse iniziò a scrivere nell’inverno del 1919 — nasceva anche come reazione alla guerra e alle sue devastazioni. Da tempo nella sua mente si era affacciata l’idea che l’Europa fosse una civiltà al tramonto. Qualche anno prima lo scrittore aveva compiuto un viaggio in India che ebbe il sapore dell’iniziazione e dell’allontanamento dall’Europa: «Io la fuggivo e quasi la odiavo, l’Europa, con il suo gusto pacchiano, con il suo frastuono da fiera di paese, con la sua inquietudine senza respiro, con la sua rozza e stolida smania di godere», scrisse in un saggio che ora vede la luce — insieme a una piccola raccolta di lettere, a brani di diario e ad altri contributi — in appendice a una nuova edizione di in uscita il 5 settembre da Adelphi (nella bella traduzione di Massimo Mila).

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