Un viaggio tra le cosiddette Piccole Cicladi: Koufonissi (e Keros), Schinoussa, Iraklia e Donoussa.

  • xNaxos e le Piccole Cicladi

Naxos, isola della quale già ho scritto su queste colonne, è a mio avviso la più “cicladica” delle Isole Cicladi (la cui capitale amministrativa è comunque Syros), in virtù della centralità della sua posizione rispetto alle isole “sorelle”. Meno spettacolare di Santorini, meno chic di Mykonos, forse in qualche momento dell’anno – al pari della vicina Paros – un po’ troppo affollata (per effetto di un turismo pop, fatto per lo più di nordici e di famiglie greche), Naxos rappresenta comunque la quintessenza della Grecia che amo: sole, vento, mare bello, reperti archeologici suggestivi, buoni ristoranti a due passi dal mare.

Le Piccole Cicladi

Insomma, da Naxos passo quasi tutti gli anni, anche perché a propria volta è punto di partenza privilegiato per raggiungere le cosiddette “Piccole Cicladi”, e cioè Koufonissi (in realtà costituita da Pano Koufonissi e Ano Koufonissi), Schinoussa, Iraklia, Donoussa, collegate tra loro (e con Naxos e Amorgos) soprattutto dalla mitica Skopellitis Express, una piccola nave sconsigliata nei giorni di meltémi a chi soffre di mal di mare…

  • xLa mitica Skopellitis Express

Ero stato alcune volte a Koufonissi, anche (e soprattutto) prima che diventasse la più glamour del piccolo arcipelago, stregato dal mare maldiviano (e non è un’iperbole), come pure nella più selvaggia – e da me amatissima – Donoussa, isola popolata soprattutto da turisti giovani, gatti locali e capre belanti. Anche l’aspra e ventosa Schinoussa era stata meta delle mie vacanze, pur se una volta sola; era dunque Iraklia che mi mancava, nonostante avessi più volte attraccato al suo porto affacciato sul mare turchese! Quest’anno, ho pertanto deciso di rimediare a questa mancanza, associando a un soggiorno a Donoussa (“usato sicuro”…) un po’ di giorni proprio a Iraklia.

Keros, Dhaskaliò, Koufonissi e la Civiltà Cicladica

  • xKeros vista da Koufonissi

Ma non intendo scrivere di vacanze o spiagge, bensì – almeno un po’ – di storia antica e archeologia, anche se è bene anticipare che quel che resta della vita e della creatività dei loro antichi abitanti non è molto; eppure, poiché parteciparono della cosiddetta “Civiltà Cicladica” (che fiorì nell’Egeo tra il 3200 e il 2000 a.C., tra suggestioni anatoliche, influssi greco-continentali e forti contaminazioni minoiche), merita una certa considerazione: mi riferisco soprattutto a quanto ci hanno detto gli scavi realizzati nell’isola disabitata di Keros (a sud-est di Ano Koufonissi) e nel vicino isolotto di Dhaskaliò, un tempo collegati da una lingua di terra.
A Keros sono state infatti trovate, già parecchio tempo fa, le celeberrime statuette cicladiche dell’arpista e del flautista, ora al Museo Archeologico Nazionale di Atene; e, oltre a queste, numerosi altri idoli in marmo per lo più frantumati, forse per motivi rituali, molti dei quali sono al Museo di Arte Cicladica di Atene (sul quale scriverò a breve) o nella piccola ma preziosa Collezione Archeologica di Koufonissi: ciò ha fatto pensare alla presenza sull’isolotto di un santuario di una certa importanza, purtroppo oggetto negli anni di ripetute forme di saccheggio archeologico.

  • xArpista e Flautista da Keros, Atene Museo Archeologico Nazionale
  • xCollezione archeologica di Koufonissi, Idoli cicladici da Keros

Più recenti invece gli scavi nella minuscola Dhaskaliò, dalla forma singolarmente piramidale, dove una campagna di scavo organizzata dall’Università di Cambridge, dalla Scuola Britannica di Archeologia di Atene e dalla Soprintendenza alle Antichità delle Cicladi, ha messo in luce un impianto urbano antichissimo e molto particolare (vi è un ampio utilizzo del pregiato marmo di Naxos), forse cronologicamente anteriore a quelli dei centri minoici di Creta, poiché ebbe il suo periodo di massimo sviluppo intorno al 2600-2500 a.C.
I risultati degli ultimi scavi, conclusi da poco, sono documentati quest’estate da una piccola mostra nella sede della Collezione Archeologica di Koufonissi: sì, ho sfidato – a bordo della Skopellitis – il vento teso di fine luglio (ma per fortuna il 27 luglio non troppo forte…) spingendomi in giornata da Donoussa a Koufonissi per potere documentare meglio queste scoperte a beneficio dei lettori de «La ricerca».

  • xL'isolotto di Dhaskaliò
  • xArcheologi a Dhaskaliò

Keros, dunque, si dovette configurare come una sorta di centro di irradiazione della civiltà cicladica, che investì tutte le “Piccole Cicladi” (e non solo), poiché reperti di quell’epoca che alludono alla cultura materiale di Keros sono stati trovati anche a Schinoussa, Iraklia e Donoussa, come pure a Naxos, Ios, Amorgos.
E, d’altro canto, a Keros e Dhaskaliò ci sono reperti ceramici di provenienze anche lontane, a far pensare alla loro centralità anche dal punto di vista commerciale: ceramiche, tra l’altro, con alcuni graffiti che qualcuno ha visto come anticipatori delle scritture cretesi Lineare A e B, con un’ipotesi suggestiva ma forse troppo avventurosa.
Per quanto concerne Iraklia e Donoussa, però, essendoci stato da poco, vorrei fare qualche ulteriore aggiunta.

  • xSede della Collezione archeologica di Koufonissi
  • xCollezione archeologica di Koufonissi, giornale di scavo della recente missione a Dhaskaliò
  • xCollezione archeologica di Koufonissi, foto del prof. Colin Refrew, archeologo di Cambridge
  • xCollezione archeologica di Koufonissi, ceramica trovata a Dhaskaliò
  • xResti archeologici a Koufonissi

Le enigmatiche spirali di Iraklia

Iraklia, infatti, conserva un piccolo segreto, e cioè alcune incisioni a spirale sulla roccia che vengono datate alla prima Età del Bronzo, agli inizi del III millennio a.C. Le interpretazioni date a queste manifestazioni artistico-rituali sono assai diverse, e vanno dall’idea che le spéires (così in greco) segnalino qualcosa (strade, cimiteri, fonti d’acqua…) a quella di una loro più generica funzione benaugurante o apotropaica; tra l’altro, a noi moderni, la difficile decifrabilità e l’ambigua finalità sembrano il destino comune di molte incisioni rupestri, diffuse un po’ ovunque anche nel Nord Italia e soprattutto in Valcamonica.

  • xUna delle spirali di Iraklia
  • xAltre spirali di Iraklia

Certamente la spirale ha avuto – nella storia – valenze plurime, identificandosi ad esempio con la forza del sole e/o della luna (nei graffiti camuni è simbolo solare), con l’energia vitale contrapposta alla morte, ed evolvendosi anche nella più complessa simbologia del meandro e del labirinto. Insomma: da buon classicista, non sono un grande esperto di queste epoche protostoriche, ma la suggestione di una qualche affinità con spirali e labirinti cretesi non mi pare del tutto peregrina, alla luce anche di manifestazioni di pittura vascolare minoica (ma anche in esempi della vicina Dhaskaliò) e della struttura spiraliforme dell’iscrizione sul cosiddetto “Disco di Festo”, che qualche studioso ha accostato proprio ai graffiti iraklioti. Oltre questo, ovviamente, non posso né voglio andare.

  • xIl Kastro di Iraklia

Più leggibili, pur se gravemente danneggiati e inglobati in un castello veneziano, i resti del Kastro, una fortezza di età ellenistico-romana che incombono sulla bella spiaggia di Livadi, a propria volta eretta su strutture templari (forse dedicate a Zeus e alla Dea Fortuna) di epoca più antica.

  • xDonoussa, verso Vathi Limenari

Donoussa tra mito e documentazione archeologica

Da ultimo, ecco Donoussa, che il mito vuole essere il luogo dove Dioniso portò Arianna dopo che Teseo l’aveva abbandonata a Naxos: ma per queste vicende è d’obbligo leggere il bel libro Arcipelago, di Giorgio Ieranò, che ho recensito lo scorso anno. L’isola è menzionata anche nell’Eneide virgiliana (3, 126), e in età romana fu luogo di confino, come si addice alla sua remota ubicazione, tanto gradita anche ai pirati medievali che qui si riparavano con i loro lauti bottini. Poche, ma importanti, le tracce archeologiche del suo passato: si tratta dei resti di un insediamento di età geometrica (900 a.C.) – proprio l’epoca nella quale finisce il cosiddetto “Medioevo ellenico” – sulle ripide pendici della baia di Vathi Limenari.
Resti modesti, che ho visionato solo dall’alto a causa dell’asperità del sito, ma che ci aiutano a completare un ciclo, e documentare l’abitazione di queste isole – senza soluzione di continuità – dall’Età del Bronzo in poi, attraverso la “Civiltà Cicladica”, le influenze minoico-micenee, lo sviluppo di storia e cultura greca (arcaica, classica, ellenistica) e la successiva dominazione romana.

  • xLa Chiesa della Santa Croce a Donoussa

Storie di religiosità isolana

Poi è solo cristianesimo, e – ovviamente – ortodossia. Come si può allora immaginare anche le nostre “Piccole (grandi) Cicladi” pullulano di bianchissime chiesette, spesso legate a vicende di icone più o meno miracolose: impossibile qui parlare di tutto ciò.

Solo un paio di esempi. Uno di Donoussa, la cui chiesa della Santa Croce è stata ricostruita nel 1902 – tramite una colletta – in seguito al ritrovamento ad Amorgos di una venerabile icona che si credeva perduta durante una tempesta che aveva distrutto la chiesa precedente. L’altro di Iraklia, dove il 28 di agosto, anniversario della morte di San Giovanni Battista, tutta la popolazione dell’isola va ad ascoltare la messa in una grotta ubicata a sud, con tanto di stallatiti e stalagmiti, che al santo è dedicata (chissà se davvero, come qualcuno sostiene, la cavità si estende sotto il mare fino ad Ios?).
Ma ad agosto, in realtà (e soprattutto intorno al 15) molte di queste chiesette si animano, e diventano luoghi di genuina pratica di religiosità popolare; questo perché i pochi isolani rimasti, sopravvissuti alla crisi delle cave, delle miniere e delle attività pastorali di questi piccoli paradisi marini, non vogliono perdere le loro tradizioni; vogliono restare se stessi, pur coinvolgendo (con il pudore che meritano tali situazioni) anche quegli stranieri che, con discrezione, vogliano parteciparvi.

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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