C’è un luogo, ad Atene, dove il fragore delle interminabili comitive di turisti di ogni età e provenienza lascia il posto a una pace e a un silenzio rotti solo dal rumore del vento o – durante la stagione calda – delle cicale. Questo luogo è il cosiddetto Ceramico, una vasta area archeologica non lontana dalla zona dell’agorà e del tempio di Efesto; un’area che è davvero riduttivo, come talora si fa, chiamare semplicemente “cimitero”.

  • xL'area del Ceramico e la Chiesa di Aghia Triada
  • xPianta dell'area archeologica

Una necropoli nel quartiere dei vasai 

Non che il cimitero non ci sia, anzi. Infatti vi sono qui tracce antichissime di sepolture, risalenti addirittura al IX secolo a.C., come pure ritrovamenti di importanti monumenti funerari, a testimonianza del fatto che questa zona, appena fuori dall’antico confine urbano, era diventata in età classica la necropoli delle figure socialmente più illustri della polis, ma anche la sede del riposo eterno di chi moriva in difesa della patria. Proprio qui, tra l’altro, Pericle tenne nel 430 a.C. il suo famoso epitaffio (tramandato da Tucidide) in onore dei caduti nel primo anno della Guerra del Peloponneso, sepolti al Ceramico con ogni onore a cura dello Stato.

  • xStele lungo la via delle tombe
  • xAltre stele lungo la via delle tombe

E sono davvero magnifiche, talora commoventi, le stele trovate qui e oggi esposte sia nel piccolo – ma moderno e luminoso – Museo del Ceramico, sia nel grandioso Museo Archeologico Nazionale: in loco sono però rimaste le loro copie, ad accentuare la suggestione della camminata del visitatore lungo la cosiddetta “via delle tombe”. E chi si scorda più della dolce ancella che offre alla defunta Hegeso una scatoletta con i gioielli, o della nonna Ampharete col suo caro nipotino, o del cavaliere Dexileos, col suo destriero rampante? La storia ateniese, ricordiamocelo, è fatta anche (o soprattutto?) da loro, e non soltanto da Solone, Pisistrato, Clistene o Pericle!

  • xLa stele di Ampharete
  • xLa stele di Hegeso
  • xIl vaso del Dipylon

Ma, ripeto, il Ceramico era (ed è) molto altro, perché – come denuncia il suo nome – questo cimitero sorgeva all’interno dell’antico quartiere dei vasai, che ci ha offerto testimonianze straordinarie, come la grande anfora funeraria geometrica detta “del Dipylon” (VIII sec. a.C.), uno dei primi e maggiori documenti di un’arte finalmente uscita dall’involuzione della fase post-micenea del cosiddetto Medioevo ellenico.

Le mura e le porte della città

Lavoro per i ceramisti, dunque, e pace per i defunti: cose che ben si addicono a una zona estranea alla prassi della politica e all’esercizio del potere, che avveniva invece all’interno delle mura della città. Ma di queste mura – fatte costruire nel V secolo a.C. da Temistocle, l’eroico generale che sconfisse i Persiani a Salamina nel 480 a.C. – restano qui alcune porzioni che suscitano grande impressione per la loro imponenza; e proprio dall’area del Ceramico si entrava e usciva nel/dal cuore di Atene attraverso due porte urbane, e cioè quella del Dipylon (cioè la “doppia porta”) e la cosiddetta “Porta sacra”, poste lungo due strade di eccezionale importanza. La prima, infatti, portava chi usciva dalla polis verso l’Accademia di Platone; l’altra collegava Atene con Eleusi, sede dei più famosi e segreti culti misterici del mondo greco. Tra queste due strade scorreva il fiume Eridano, oggi pressoché asciutto, in un’atmosfera resa piacevole dall’abbondante presenza di ulivi e cipressi, che fortunatamente ancora resistono, così come le tartarughe, che qui sembrano trovarsi benissimo…

  • xResti delle mura urbane
  • xResti del Dipylon
  • xLa strada verso l'Accademia platonica
  • xUna tartaruga

Dunque la morte, l’artigianato, la ricerca filosofica costituivano una sorta di “corollario” alla vita urbana, un suo naturale e indispensabile complemento. A fungere da trait d’union tra dentro e fuori, quel diffuso senso del sacro che dovette sempre pervadere la vita dell’uomo antico; se da un lato da qui si andava “verso l’esterno”, in direzione dei culti eleusini dedicati a Demetra e Kore, intimi e privati, dall’altro, appena entro le mura, sorgeva il Pompéion, cioè l’edificio a tre navate dal quale si muovevano le grandi processioni panatenaiche in onore della dea Atena, simbolo aperto e politico della città: proprio quelle che Fidia ha immortalato nel fregio del Partenone, dove il corteo terminava il suo corso.

Un incontro virtuale con Platone

Insomma: se è vero che mi sarebbe piaciuto partecipare a una riunione dell’ecclesía o della boulé, oppure assistere a una seduta del tribunale dell’areopago, per vedere “dall’interno” le dinamiche della politica ateniese e delle sue code giudiziarie, nondimeno avrei gradito trascorrere una giornata al Ceramico. Avrei di certo comprato qualche vaso (e chi potrebbe resistere al fascino dei vasi attici?), mi sarei soffermato pensoso davanti a qualche sepolcro, e avrei assistito all’andirivieni di gente che entrava e usciva dalla città. Forse avrei incontrato Platone, in cammino verso l’Accademia, e gli avrei chiesto del magistero di Socrate (che in questo quartiere, giovanissimo, conversò con Parmenide e Zenone a casa di un tal Pitodoro, come lo stesso Platone ricorda nel Protagora), dei suoi viaggi in Sicilia, della fondazione della sua Scuola. E poi avremmo parlato, magari, anche dell’anima e della repubblica dei filosofi… Ovviamente si tratta di un sogno a occhi aperti; eppure è un sogno legittimato dalla magia di questo luogo, molto apprezzato anche dagli studenti che ho da poco accompagnato a visitarlo durante un viaggio di istruzione.

  • xLa 3B Liceo Classico del Liceo Banfi di Vimercate

Atene, infatti, è ben di più delle meraviglie della sua acropoli e dei suoi maggiori musei; è una sorta di “sacrario” di memorie storiche, archeologiche e antropologiche che non può che incantare chi la visita, perché – come Marguerite Yourcenar fa dire al suo Adriano (filelleno quant’altri mai) – è davvero una città “nuova ogni mattina”. E se qualcuno (in molti lo dicono) dell’Atene di oggi non apprezza traffico, smog, rumori molesti, sporcizia nelle strade, sappia che il Ceramico è l’oasi dove ripararsi da tutto ciò, prima di rituffarsi nel vicino quartiere del Thission per sostare in uno dei suoi numerosi ristoranti e gustare un souvlaki accompagnato da un bicchiere di retsina. Si tratta di una “processione” un po’ più laica e godereccia di quella delle Panatenee cui abbiamo accennato, ma sono sicuro che gli Ateniesi d’antan – che sapevano apprezzare tutti i piaceri della vita, in primis quelli del simposio – l’avrebbero approvata.

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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