I Musei archeologici di Arles e Nîmes

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La colorata città provenzale di Arles, che tutti oggi associamo alle vicissitudini di Van Gogh, era per i Romani Arelate, colonia fondata nel 46 a.C. da veterani di Cesare su un precedente insediamento celto-ligure, e poi costantemente accresciuta in dimensione e importanza; tant’è che – in epoca tardo-antica – Arles fu occasionale residenza imperiale, e addirittura sede di un concilio ecumenico (314 d.C.). Certamente la sua straordinaria posizione, nei pressi della foce del Rodano ma anche sulla strada tra Italia e Spagna, fu una delle cause di tale longeva prosperità.
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L’arena di Arles.

Poco lontano (oggi una trentina di kilometri d’autostrada) sorge Nîmes, che da centro celtico di spicco (capitale della tribù dei Volci Arecomici), divenne colonia in età augustea col nome di Augusta Nemausus, popolata (anche) da veterani dell’imperatore: lo dimostra tra l’altro l’emissione locale di monete che raffigurano sul verso un coccodrillo con la palma (ancora oggi simbolo della città) a celebrare la vittoria di Ottaviano ad Azio (31 a.C.) e la sottomissione dell’Egitto. Nemausus condivise poi con la vicina Arelate un destino di rilevanza politica, sociale, economica di non poco conto, arrivando a essere uno dei maggiori centri della Gallia Narbonensis. 

Il passato romano di Arles (patrimonio mondiale Unesco) e di Nîmes non è però solo memoria: è pietra viva, visibile, come dimostrano le monumentali arene presenti in entrambe le città, ma anche la deliziosa Maison Carrée di Nîmes (uno dei templi romani meglio conservati al mondo, dedicato al culto imperiale) o le poderose Terme di Costantino di Arles. Cito solo qualche esempio, ma potrei andare avanti a lungo. 

Questi monumenti non sono comunque tali da potere essere trattati così, in fretta e furia: dunque ci tornerò, in un altro momento. Questo mio articolo vuole incentrarsi invece solo sui due moderni musei archeologici delle due città, prendendo spunto dalla recentissima inaugurazione (lo scorso 2 giugno) di quello di Nîmes, che mi sono precipitato a visitare a fine agosto. 

Arles: un museo blu in riva al Rodano

  • xLa facciata del Museo di Arles antica
  • xLe lion de l’Arcoule, Arles
  • xRitratto di Giulio Cesare, Museo di Arles
  • xL’autore con l’imperatore Adriano, Arles
  • xChiatta romana, Museo di Arles
  • xLo scudo di Arles
  • xLa galleria dei sarcofaghi, Museo di Arles
  • xMosaico col ratto di Europa, Museo di Arles
  • xTesta colossale di Augusto, Arles

Cominciamo allora da Arles, che un suo Musée Départemental de Arles antique ce l’ha già dal 1995: si tratta di un luminoso edificio – progettato da Henri Ciriani – in calcestruzzo ricoperto di vetro blu (da qui il soprannome di “museo blu”), ubicato sulle rive del Rodano, nei pressi dell’area dell’antico circo. La storia della città – detta anche (al pari di Nîmes…) “Roma nelle Gallie” – vi è documentata attraverso reperti di grande importanza, a principiare dal celebre leone in pietra d’epoca pre-romana (III-II sec. a.C.) detto lion de l’Arcoule, divenuto uno dei simboli di Arles. Spiccano poi alcuni ritratti (di Cesare, Augusto, Tiberio, Adriano…), superbi mosaici, e una collezione invidiabile di sarcofagi decorati, molti dei quali d’epoca cristiana, provenienti tra l’altro dalla celebre necropoli degli Alyscamps. Notevole anche la sezione relativa alla ricca attività portuale di Arelate, che comprende una chiatta di età romana in eccellente stato di conservazione. Infine non mancano le mie amate epigrafi, tra le quali una di importanza storica fondamentale. Si tratta del cosiddetto “scudo di Arles”, uno scudo di marmo iscritto (del diametro di cm. 110) trovato in loco, una delle tante copie dello scudo d’oro posto nella Curia Iulia di Roma, cui Augusto allude nel capitolo 34 delle sue Res Gestae e che gli venne donato con finalità onorifiche nel 27 a. C. dal senato e dal popolo. Eccone il testo (AE 1952, 165 = AE 1994, 227):

Senatus / populusque Romanus / imp(eratori) Caesari / Divi f(ilio) / Augusto / co(n)s(uli) VIII dedit clupeum / virtutis, clementiae, / iustitiae, pietatis erga / deos patriamque. 

Il senato e il popolo Romano all’imperatore Cesare Augusto, figlio di un dio, console per l’ottava volta, donò uno scudo (testimone) della virtù, della clemenza, della giustizia, della devozione verso gli dei e la patria. (trad. A. Sartori)

Ultime due note, una positiva e una negativa. La prima riguarda la fitta serie di iniziative culturali che il museo organizza, fungendo da presidio culturale di prim’ordine nel territorio ove è ubicato. Domenica 26 agosto, data della mia ultima visita, era ad esempio possibile per i bambini travestirsi da soldati (romani o gallici, per par condicio) e provare – nel giardino del museo – l’ebbrezza di vivere per qualche ora in un accampamento militare ricostruito.

La seconda, invece, è un po’ meno lusinghiera e la propongo in forma di domanda. Perché un museo così bello ha un bookshop tanto modesto, senza alcuna guida al museo stesso (cosa imperdonabile), ed è privo di caffetteria, eccezion fatta per un distributore automatico di acqua e caffè?

Nîmes: un edificio morbido e cangiante di fronte all’arena

  • xL’Arena di Nimes vista dal Museo
  • xMuseo di Nîmes, particolare della facciata
  • xLa Maison Carré, Nîmes
  • xMoneta augustea con il coccodrillo, coniata a Nemausus
  • xStatua di Nettuno, Museo di Nîmes
  • xSezione epigrafica, Museo di Nîmes
  • xFregio a girali di acanto, Museo di Nîmes

Dovendo ora parlare di Nîmes, non si può certo dire che il nuovo Musée de la Romanité sia un edificio che passa inosservato… Infatti lo studio architettonico di Elizabeth de Portzamparc lo ha voluto “in dialogo” con la vicina arena, poiché la struttura in cemento, tiranti d’ acciaio, grandi tessere di vetro (circa 7000), conferisce alla costruzione un che di morbido e cangiante, evocando le pieghe della toga romana. Numerosi i reperti in mostra, così come le dotazioni multimediali che li accompagnano e li esplicano (molti gli esempi di “realtà aumentata”), raccontandoci la lunga storia di Nemausus, ma anche facendoci vivere da vicino le dinamiche sociali, religiose, funerarie dell’epoca romana: ho ancora in mente la gioia di una bambina che – riflettendosi in uno specchio – si vedeva agghindata (non so con quale diavoleria tecnologica…) da matrona romana! 

Stupendi i mosaici esposti (tra tutti quello con l’uccisione di Penteo per mano della madre Agave), come pure la ricostruzione virtuale degli affreschi della domus Villa Roma, per tacere di statue marmoree (notevole una del dio Nettuno) e di centinaia di iscrizioni latine, illuminate in modo pressoché perfetto. Belli il giardino, prospiciente all’area dell’antico santuario della fontana, e il panorama urbano dal tetto: davvero, il tutto vale il viaggio. 

Qui ci sono inoltre una caffetteria e un ristorante stellato, ma una pecca la troviamo nel bookshop, anche in questo caso non all’altezza e privo di una guida alla visita: speriamo che ciò sia dovuto alla recente apertura e che si possa presto rimediare. L’impressione è infatti che alcuni dettagli, così come l’utilizzo di alcuni spazi, siano ancora oggetto di lavori in corso.

Ultima nota. Per l’apertura è stata organizzata una bellissima mostra, aperta fino alla fine di settembre, dal titolo Gladiators – heroes of the colosseum, curata da Rossella Rea, direttrice del Colosseo. Sapete cosa ci ho trovato? Una piacevole sorpresa, e cioè la stele milanese del gladiatore Urbico (CIL V, 5933 = EDR124255, S. Zoia), del quale ho scritto poco tempo fa in un mio articolo su queste colonne e che ho già visto decine di volte a Milano, e altrettante citata nei miei studi. Mi è parso un bel segno, e un’ulteriore forma di continuità di quel globalismo “buono” che ha caratterizzato l’impero romano: un gladiatore fiorentino attivo a Milano – dove si conserva la sua lapide – è esposto in mostra tra gli eroici gladiatori di Capua, Pompei e Roma, quasi che si stessero rinnovando i ludi gladiatori d’antan; e ciò avviene in terra di Gallia, dove oggi Urbico è giustamente ammirato (e forse compianto, come auspicava la moglie, che invitava i suoi fan a coltivarne la memoria) da visitatori di tutto il mondo.

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Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

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