L’avvicinamento dei ragazzi alla “vera” archeologia per merito di un’innovativa convenzione tra Enti diversi.

Vimercate: un vicus romano?
Vimercate è un grosso centro a nord-est di Milano, attualmente compreso nella provincia di Monza e Brianza. Il Vimercatese, anche grazie alla presenza di aziende multinazionali leader nel settore della tecnologia e dell’innovazione (ad es. Alcatel e Cysco System), ha vissuto in un recente passato una significativa prosperità economica, che la crisi ha però parzialmente minato. Ma se parliamo della prosperità di questo territorio, non vi è dubbio che una certa sua floridezza sia attestata dall’archeologia e dall’epigrafia anche in tempi lontani, e cioè in età celtica e – soprattutto – in quella romana, durante la quale si ipotizza nei pressi del fiume Molgora l’esistenza di una comunità organizzata (un vicus?) piuttosto consistente: di ciò fanno fede importanti oggetti di natura storico-archeologica conservati nel recente e ottimamente allestito MUST, il locale Museo del Territorio. 

La necropoli di Piazza Marconi
Alcuni di questi reperti provengono dall’area dell’attuale piazza Marconi, localizzata già negli anni Trenta e poi oggetto di scavi più rigorosi nel periodo tra il 1999 e il 2000, quando venne realizzata la nuova stazione degli autobus. Si tratta per lo più di manufatti ceramici o vitrei appartenenti a corredi funerari, dato che gli archeologi hanno messo in luce qui diverse tombe, databili tra il I e il IV sec. d.C. e attestanti sia la prassi dell’incinerazione sia quella dell’inumazione: tra tutti spicca il corredo (parte del quale è ora al MUST) della tomba di una donna, Atilia, il cui nome è graffito su una coppetta in ceramica. Ma si tratta anche di scorie di lavorazione del metallo, poiché è certa nella zona adiacente alla necropoli anche la presenza di un’officina specializzata nella lavorazione dei metalli di significativa importanza: forse anche i vimercatesi di allora eccellevano nella tecnologia!

Una convenzione tra Enti diversi…
Diverse casse di materiale trovato in quegli anni, però, non erano state ancora né lavate né adeguatamente siglate in vista di un loro accurato studio e di una loro pubblicazione scientifica: esse giacevano pro tempore – sotto la vigile tutela della Soprintendenza Archeologica – presso il Museo “Verri” di Biassono. Ma una preziosa forma di collaborazione tra diversi Enti ha ora consentito un primo passo verso la loro edizione, e il merito di questa iniziativa si deve a Furio Sacchi (docente di Archeologia presso la Facoltà di Lettere dell’Università Cattolica di Milano) e a Grazia Facchinetti (funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologica della Lombardia), che hanno cercato (e trovato!) la collaborazione di giovani ed entusiasti “aspiranti archeologi” del Liceo Scientifico e Classico “Antonio Banfi” di Vimercate. Si è pertanto stipulata una convenzione tra il Liceo “Banfi”, nella persona del Dirigente Scolastico Giancarlo Sala, l’Università Cattolica, la Soprintendenza e anche il Comune di Vimercate: infatti il MUST, sede dei lavori di lavaggio e siglatura dei materiali, è un Museo comunale diretto da Angelo Marchesi, che ha reso la più confortevole possibile la nostra presenza in sede. 

  • xL'inizio dei lavori
  • xIl lavaggio dei cocci
  • xAncora il lavaggio dei cocci
  • xL'accurata pulitura dei cocci
  • xIl puzzle dei coccetti
  • xLa siglatura dei pezzi
  • xUna sala del MUST

e i liceali del “Banfi” diventano “archeologi”
Dico “nostra” perché chi scrive è stato, per il Liceo “Banfi”, il referente didattico dell’iniziativa, coadiuvato da alcuni colleghi che hanno condiviso sia l’attività di formazione (presso l’Università Cattolica e la Soprintendenza) sia l’emozionante pulitura e siglatura dei reperti, avvenuta a partire dal 21 settembre 2015 e durata un’intera settimana. E voglio ricordarli, in questa sede: sono i professori Margherita Frigerio (indefessa e scrupolosa pulitrice di cocci!), Arianna Lucchini, Ileana Romano e la tirocinante Elisabetta Sala del Liceo “Banfi”, che insieme a me, gli stessi Furio Sacchi e Grazia Facchinetti già menzionati, Francesca Bonzano sempre dell’Università Cattolica, Paola Striuli e Massimo Pesenti del MUST, nonché la bravissima Chiara Calò, stagista e studentessa universitaria di Beni Culturali alla “Statale”, hanno vigilato sul lavoro dei ragazzi. Un lavoro che ha avuto pure la costante supervisione del Preside del “Banfi”, il quale ha fatto spesso visita ai giovani archeologi, che – come anticipavo – sono stati i veri protagonisti di questa esperienza: parliamo di 18 studenti in tutto, appartenenti alle classi Seconda A e Terza A Liceo Classico, Terza B Liceo Classico e Quarta D Liceo Scientifico, selezionati dai docenti della scuola in base alle motivazioni manifestate e al profitto scolastico.  

Il bilancio didattico di un ambizioso progetto
Come sempre, alla fine di un progetto lavorativo, se ne tirano le somme; ciò anche se in realtà tutti noi che l’abbiamo voluto ci siamo detti che di vera “fine” non si tratta, bensì dell’inizio un fruttuoso cammino di collaborazione che avrà di sicuro altre tappe. Collaborazione che forse potrebbe fungere da modello virtuoso per altre realtà geografiche, poiché le scuole – e soprattutto i Licei Classici – hanno bisogno di aprirsi al territorio, liberando la pubblica opinione dall’idea (sbagliata, peraltro) che in esse si pratichi uno studio troppo libresco; ma così contribuendo anche al presidio e alla tutela del nostro patrimonio culturale. Non amo troppo il “didattichese” ma credo proprio che parole d’ordine come “saper fare”, “competenze”, e addirittura “alternanza scuola-lavoro”, non siano estranee a questa esperienza; non è però su tali questioni che voglio insistere in questa sede. Mi preme invece ricordare come, in tanti anni di scuola, poche cose mi abbiano toccato nel profondo quanto la felicità di un gruppo di mie alunne che, pezzo dopo pezzo, hanno ricomposto larga parte di un olpe in ceramica: penso che – qualunque mestiere faranno in futuro – non dimenticheranno mai la risoluzione di quel complicatissimo e suggestivo puzzle. E se non è problem solving questo, cosa lo è? Dunque, a parer mio, è andato tutto benissimo; e lo dico interpretando anche il pensiero di Preside e colleghi.  

Le voci di Università, Soprintendenza, Museo
Non voglio però sembrare troppo partigiano e “autoreferenziale”, e ho voluto pertanto chiudere questo articolo chiedendo un parere anche ai co-promotori del progetto, facendo a tutti la stessa domanda: “Che giudizio date di questa esperienza?”. 

Così rispondono Furio Sacchi e Francesca Bonzano, presso la cui Università i reperti lavati e siglati saranno studiati: 

A seguito di una lezione su Vimercate romana presso il Liceo “Banfi”, avvenuta su invito di Mauro Reali, ha preso corpo l’idea di coinvolgere gli studenti in un progetto di studio sulla necropoli di piazza Marconi, già avviato dall’Università Cattolica in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia e con il MUST. Abbiamo così pensato di chiedere l’aiuto dei ragazzi per lavare e siglare i numerosi frammenti ceramici rinvenuti, tappa imprescindibile per avviare l’attività scientifica. Gli studenti, che hanno aderito con grande entusiasmo, hanno così mosso i primi passi nel mondo dell’archeologia e hanno appreso come un lavoro che può sembrare monotono e ripetitivo richiede in realtà una grande attenzione e una costante riflessione, allo stesso modo di una traduzione. Anche per noi è andato tutto benissimo e ci auguriamo che l’esperienza si possa ripetere. Nel frattempo confidiamo che quanto i ragazzi studiano sui libri sia diventato più vicino e concreto. 

Ed ecco il parere di Grazia Facchinetti, dalla quale dipende la tutela giuridica dei “cocci” della necropoli di Piazza Marconi:  

Credo che l’attività proposta agli studenti del Liceo “Banfi”, che si inserisce nel solco di precedenti esperienze attuate dalla Soprintendenza Archeologia della Lombardia in collaborazione con le scuole lombarde, possa essere considerata un buon esempio di avvicinamento dei giovani al nostro patrimonio culturale. L’occasione di toccare con mano i reperti, e non certo reperti clamorosi ma umili – benché preziosi storicamente – cocci, penso sia importante per trasmettere la passione per tutte le testimonianze del passato e possa aiutare a comprendere che nessun reperto, per quanto modesto possa sembrare, è privo di interesse. Inoltre, la possibilità di divenire protagonisti di un passaggio fra il rinvenimento e la valorizzazione dei manufatti antichi spero possa rendere gli studenti più consapevoli e orgogliosi del patrimonio archeologico del loro territorio nonché più attenti alla sua conservazione. 

Queste sono invece le riflessioni di Angelo Marchesi, impeccabile “padrone di casa” del MUST vimercatese:  

Il documento che contiene Missione-Valori-Visione del MUST recita: “Il museo rappresenta un luogo destinato al confronto e al dialogo tra cittadino e territorio, tra culture passate e presenti; un luogo accogliente, ispiratore e innovativo destinato a tutti i visitatori; un luogo in cui apprendere con facilità e divertimento”. Il campo di lavoro archeologico con gli studenti del Liceo “Banfi” ha reso concrete e reali queste parole, e ha unito in un progetto la ricerca, la conservazione e la didattica del patrimonio culturale locale. Vedere le ragazze e i ragazzi del “Banfi” impegnati nel ruolo di archeologi con passione ed entusiasmo ci ha mostrato come sia possibile elaborare proposte di alto valore culturale capaci di coinvolgere l'utenza più giovane, talvolta difficile da coinvolgere, e come possano essere realizzati ulteriori progetti con gli istituti scolastici secondari del territorio. 

Non poteva mancare, da ultimo, l’elenco completo dei nomi dei giovani archeologi: Leonardo Carminati (4DLS), Federico Caldart, Rebecca Monti, Alessandra Nava, Cecilia Sala, Costanza Sala, Sabrina Spada (2ALC), Greta Bacci (3ALC), Alessia Colombo, Elia Crippa, Selma Dahbi, Laura Ferrario, Diana Fonzo, Giorgia Nassi, Elisabetta Portinari, Giordana Riccio, Luisa Rossi, Chiara Zappia (3BLC). Insieme a loro hanno lavorato Lucrezia Maretto (3BLC) e Francesco Gori (5DLS) per fotografie e filmati.

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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