Due valenti grecisti e docenti universitari, e cioè Giorgio Ieranò (Università di Trento) e Giuseppe Zanetto (Università di Milano) hanno scritto di recente due libri sugli eroi omerici: si tratta di volumi di taglio divulgativo, eppure scientificamente impeccabili, a dimostrazione del fatto che i veri studiosi si riconoscono anche quando – come nel caso di Zanetto – si rivolgono a un target di giovanissimi lettori.

Propongo una riflessione congiunta su queste novità librarie, a dimostrazione di come l’epica omerica in ogni tempo (anche nel nostro) abbia stimolato e stimoli la fantasia di tutti; sia quella di chi l’ha studiata e vuole ancora “scriverci sopra”, sia quella di chi – alla ricerca di emozione e commozione – vuole leggerla e rileggerla, magari per trovarci qualcosa che in precedenza gli era sfuggito.

I guerrieri di Troia: con Omero e oltre Omero
La bellissima Elena, dalla quale scaturì la Guerra di Troia, fu una donna leggera, adultera e colpevole delle sciagure di due popoli, oppure fu solo l’innocente oggetto della lite tra due uomini bellicosi, e cioè Menelao e Paride? Difficile rispondere già per gli antichi a questa domanda, giacché non mancarono i sostenitori sia dell’una sia dell’altra ipotesi, in base al “taglio” con il quale venivano raccontate le vicende troiane. Sì, perché le gesta degli eroi omerici andarono ben aldilà dell’Iliade e dell’Odissea (e dell’Eneide virgiliana) e il mondo greco-romano rese questi personaggi protagonisti di altre importanti opere letterarie (in primis tragiche o epiche), come anche di manifestazioni più o meno tarde di cultura mitografica: tra queste ultime, ad esempio, quella di Quinto Smirneo, o quelle attribuite a Darete Frigio e Ditti Cretese (presunti protagonisti-cronisti della Guerra di Troia), che nel Medio Evo ebbero grande fortuna.

Giorgio Ieranò, nel suo ultimo e bellissimo libro Gli eroi della Guerra di Troia. Elena, Ulisse, Achille e gli altri (Sonzogno, Venezia 2015), non rinuncia certo a partire da Omero nel delineare il contesto della guerra e i profili di vincitori e vinti della saga troiana. Il suo piacevole piglio narrativo non è mai disgiunto, infatti, da un impeccabile rigore filologico, come pure dal riferimento a puntuali notazioni storico-archeologiche: belle davvero, a questo proposito, le pagine del Prologo intitolato È mai avvenuta la Guerra di Troia?, oppure quelle sulla presunta tomba di Agamennone trovata a Micene da Heinrich Schliemann.

Eppure non rinuncia nemmeno ad arricchire l’identikit degli eroi omerici con notizie (e talora anche un po’ di gossip) provenienti dalle fonti più varie, tra le quali sono spesso menzionati anche quei testi cosiddetti “minori” di cui già si è detto. Scopriamo dunque che Achille, il quale uccise durante la Guerra di Troia ben settantadue nemici, era (ovviamente) anche un playboy, tanto da sedurre la figlia di Priamo Polissena. Oppure che suo figlio Pirro-Neottolemo sarebbe stato il capostipite di una stirpe giunta fino a Pirro, re dell’Epiro, nemico giurato di Roma repubblicana. E che dire delle numerose varianti (oltre a quella dantesca) relative alla morte di Ulisse? Ieranò ce le racconta, così come ci rende edotti del rumor in base al quale Telemaco, il figlio dell’eroe “dal multiforme ingegno”, avrebbe sposato la principessa Nausicaa che aveva accolto il padre nella terra dei Feaci. Il risultato – come si può immaginare – è di grande vivacità e di sicuro interesse, sia per i lettori colti sia per giovani (e meno giovani) alla scoperta del mito attraverso questo libro, che è tra l’altro adattissimo agli studenti liceali.

Altra cosa che mi è particolarmente piaciuta è la costante presenza di riferimenti alla ripresa degli eroi classici nella cultura di epoca successiva e anche contemporanea (da Dante, a Foscolo, a Quasimodo, a Savinio, a Freud ecc.), così come mi sono assai piaciuti i puntuali rimandi alla “filmografia omerica”. Tra questi ultimi mi ha quasi commosso il ricordo dell’Odissea televisiva di Franco Rossi, del 1968, che anch’io – allora bambino (come Ieranò) – guardavo con passione, trepidando per le sorti di Ulisse chiuso nell’antro del Ciclope.

  • ieraniI volumi di Ieranò e Zanetto
  •  Accecamento di Polifemo (gruppo statuario trovato a Sperlonga)Accecamento di Polifemo (gruppo statuario trovato a Sperlonga)
  • Achille e Aiace (pittura vascolare)Achille e Aiace (pittura vascolare)
  • “JacquesJacques Luis David, Paride ed Elena
  • “BustoBusto di Omero
  • “LaLa cosiddetta “Maschera di Agamennone”
  • “TombeTombe reali di Micene
  • “BekimBekim Fehmiu, Ulisse televisivo (1968)

Le vicende di Ulisse narrate ai più piccoli
A proposito di bambini e a proposito di Ulisse… Quanto avrei dato, allora, per poter leggere un libro come quello che è appena uscito a firma di Giuseppe Zanetto, e cioè L’Odissea di Omero (Feltrinelli Kids, Milano 2015)! Sì, ecco un altro noto studioso che non rinuncia alla divulgazione del più avventuroso dei libri che l’antichità ci abbia lasciato. Lo fa raccontando le vicende odissaiche dal punto di vista dei suoi protagonisti, e cioè, oltre a quello dello stesso Ulisse, del figlio Telemaco, della regina dei Feaci Arete, della moglie Penelope, del fedele porcaro Eumeo, e anche – dulcis in fundo – dell’aedo Femio. E lo fa in modo semplice, ma nel contempo coinvolgente, come si addice a chi cerca di catturare l’attenzione di ragazzini che non hanno ancora l’età per frequentare il Liceo; attenzione catturata senza dubbio anche dai sobri, eleganti e suggestivi disegni di Camilla Pintonato, che ricordano un po’ le pitture vascolari di età classica.


Di Ulisse tutti sappiamo tutto già tutto, eppure è difficile non emozionarsi ancora davanti al suo incredibile racconto di viaggio fatto alla reggia dei Feaci… Ma è a Femio, il cantore di Itaca, che vorrei tornare un attimo, poiché nel libro di Zanetto costui è presentato a colloquio con il suo giovane allievo Alessandro. E quando quest’ultimo lo invita a cantare la vendetta di Ulisse contro i Proci, alla quale egli stesso ha assistito, Femio risponde così: Un cantore non deve raccontare i fatti a cui ha assistito di persona: se no sarebbe un cronista, non un poeta. No, noi dobbiamo cantare altre storie, quelle che circolano sulla bocca e sul cuore della gente.


La frase, in apparenza semplice, quasi scontata, invita però i più giovani lettori a chiedersi – a prescindere dall’epica antica – il senso della creazione poetica, e a cogliere la profonda differenza tra questa e la realtà; insomma, li invita a pensare come la poesia non sia mai mera mimési della storia, e ancor meno della cronaca. E se da queste ultime la poesia può (talora deve) prendere spunto, è solo il genio creativo dell’artista (sia esso Omero, Dante o Foscolo…) a farle superare il quotidiano e collocarla in quella dimensione universale ed eterna alla quale Ulisse e i suoi – di diritto – appartengono ormai da secoli. Dimensione universale ed eterna che anche piccole gocce nel mare magnum delle letture omeriche, come sono i libri di Ieranò e Zanetto, contribuiscono senza dubbio a consolidare, forse anche più dei pur indispensabili saggi “per addetti ai lavori” che studiosi di ogni parte del mondo continuano a riservare ad Agamennone, Achille, Ettore e soci.

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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