Quarto appuntamento della rubrica a cura di Simonetta Damele: proposte di lettura con schede di libri selezionati per lettori di diverse età.È una storia davvero magica e affascinante quella di Amarella, la protagonista del romanzo-fiaba del poeta Giuseppe Conte che mai si era cimentato in questo genere riservato a bambini e ragazzi. 

Il racconto, che s’inserisce nella tradizione delle grandi fiabe italiane, avvince per la trama continuamente animata da colpi di scena; per la presenza di personaggi immaginari ma ben definiti; per il linguaggio fortemente espressivo e ricco di sfumature, come quel mare che così spesso il poeta ha raccontato (un lettore adulto coglierà nel romanzo le tracce della “liguritudine” del poeta).

La lettura del romanzo (160 pagine nell’edizione cartacea) risulta particolarmente adatta agli alunni di prima media che abbiano concluso un percorso di lettura e di analisi della fiaba: nel libro di Conte, infatti, sono accolti tutti gli elementi canonici del genere, composti con maestria. 

Anche il messaggio che si nasconde dietro l’allegoria è quanto mai attuale e significativo, e ce lo suggerisce l’autore stesso: «ho scritto “Amarella” per mostrare come la forza dell’innocenza e la magia infinita del linguaggio possono vincere la disumanizzazione e la sopraffazione, e tutto con un grande scoppiettante sorriso»(in effetti non mancano le trovate umoristiche che stemperano la tensione di certi passaggi).

La fiaba di Conte è dunque un racconto ricco di poesia sul potere straordinario della parola, strumento di libertà e verità, ma è anche una storia di amore e di ribellione: amore per gli altri, ribellione alla sopraffazione e a un destino che ci vorrebbe perdenti.

LA STORIA

Prima parte
Nel marchesato di Boscomare, una terra non troppo lontana e non troppo vicina alla nostra, vive felicemente una bambina di quattro anni, i cui genitori sono gli amati signori del territorio. Durante una gita in gozzo la famigliola viene sorpresa da una terribile tempesta e naufraga miseramente. La bambina, unica superstite, riesce con difficoltà a raggiungere la riva dove gli uomini e le donne del villaggio la soccorrono. La piccola è salva ma è diventata come una pietra o un pezzo di legno: quando cerca di dire qualche parola, dalla gola non le escono che suoni vaghi e terribili, ghhhhhhh ... vvvvvvv ... vraummmmmmmm ... come quelli del vento e delle onde.

A prendersi cura dell’orfana muta è l’arcigno zio, Leonardo Saverio Notti, che abita nel Castellaccio di Tiravento e che, come legittimo erede, diventa il nuovo Marchese del territorio.

La bimba, affidata a una governante, cresce trascurata e maltrattata da tutti. Si sente sola e disperata, vorrebbe chiedere aiuto ma non può parlare: tutto le rimane dentro, tutto premuto nella testa come acciughe salate in un vasetto. Non avrebbe mai potuto comunicare niente a nessuno, e sarebbe certamente impazzita, pensava. Unici suoi amici sono Cielo Nuvoloso, un cavallo bellissimo e bizzarro, e Agrifoglio, un ometto dalla faccia lunga, che parla in modo strano (è dislessico), un po’ curvo, con la pelle dai riflessi verdognoli e un ciuffo di capelli biondi che lo fanno assomigliare a una zucchina con il suo fiore. Agrifoglio, che vive coltivando il suo orto, insegna alla bimba a conoscere le piante e la chiama con il nome di un’erba selvatica ma curativa e aromatica: Amarella. Amarella raggiunge così gli undici anni: è ignorante, muta e infelice, ma sveglia, intelligente e curiosa. E nel Castellaccio gli enigmi non mancano, a cominciare dalla stanza in cui il misterioso Dottor Cut pratica esprimenti occulti. 

Amarella muore dalla voglia di scoprire che cosa c’è in quella stanza perché – come sottolinea l’autore – a 11 anni si è più sventati dei grandi, ma anche di gran lunga più coraggiosi: le bambine poi sono più avide di conoscenza rispetto ai maschi, e sanno prendere decisioni più immediate. Amarella, dunque, entra di nascosto nel locale e trova una terribile sorpresa. All’interno è allestito un inquietante laboratorio: conservati in vasi o chiusi in gabbie ci sono animali orribili “creati dal Dottor Cut per scienza e magia”. La creatura più abominevole è il Gattocorvo che ha il muso, gli occhi, le orecchie, la pelliccia di un gatto ma regge il suo corpo tondeggiante su due zampe di uccello, e sbatacchia le ali nere di un corvo.

Amarella, che osserva confusa e sconvolta, non si accorge di essere stata sorpresa dal Dottor Cut, in realtà lo zio, che immobilizza la bambina, la addormenta e opera su di lei la trasformazione più stupefacente. Quando Amarella si risveglia è diventata una bambina- cigno: il volto, il tronco, i capelli, i pensieri sono ancora i suoi, ma le braccia sono diventate due enormi ali e le gambe due zampe nere. Per sfuggire al suo persecutore, Amarella non può fare altro che spiegare le grandi ali e, con uno sforzo infinito, volare verso la finestra da dove si innalza verso il cielo.

Seconda parte 
Amarella ora deve affrontare la sua nuova vita e capire la sua nuova identità. È ancora una bambina? Forse è un mezzo cigno? O addirittura un mostro? Amarella sperimenta la condizione della diversità e conosce una solitudine ancora più grande, smisuratamente più grande di quella che l’accompagnava nella vita al Castellaccio.

Finalmente, però, le è chiara una cosa: c'è un unico modo per uscire da quella condizione di angoscia e cioè riacquistare l'uso del linguaggio per raccontare quello che ha subito, per dire le sue ragioni, per spiegarsi con coloro che incontra. Forse non ritornerà una bambina ma, se deve rimanere quel mostro che è diventata, almeno possa dire come è accaduto e denunciare chi ne è responsabile perché non tocchi a qualcun altro un simile destino.

L’aiuto magico che le si offre è quello di Vox Vocamen Magus, un vecchio mago molto distratto ma espertissimo di lingue, e di Bufo Rospino, il suo assistente. Le pozioni magiche di Vocamen insegnano ad Amarella a parlare prima la lingua degli animali (cinghiali, api e cigni) e infine quella degli umani. Niente più versi incomprensibili ma parole vere che comunicano idee e concetti! I poteri di Vocamen riescono a compiere anche la magia più grande: grazie a una pozione miracolosa Amarella torna una bambina. Il percorso di trasformazione-maturazione è compiuto.

Terza parte 
Rivestita e ben pettinata, Amarella torna una bambina undicenne, o forse ormai di anni ne aveva compiuto dodici, una ragazzina che si faceva guardare per l’azzurro chiaro dei suoi occhi, le poche splendenti lentiggini sulle guance, la figura longilinea che risaltava anche sotto la tunica riadattata alla meglio.

Amarella insieme a Rospino progetta di tornare al villaggio: ora ha il linguaggio, ora può difendersi, ora può fare valere le sue ragioni. Il cammino dalla casa di Vocamen al Castellaccio è molto lungo e difficoltoso, e i due non riuscirebbero nell’impresa se non incontrassero Cielo Nuvoloso, il pezzato prediletto da Amarella. In groppa al cavallo arrivano al villaggio dove trovano ospitalità presso Agrifoglio, felice di rivedere la vecchia amica: “Sono così costento di svederti, che gioia, che sbellezza, io credevo che eri smorta!”.

Ma il cattivo zio ha saputo che Amarella è ritornata e, accompagnato dai suoi sgherri, decide di cercarla proprio nella capanna di Agrifoglio. Amarella si nasconde dentro un sacco di cipolle mentre Agrifoglio viene brutalmente interrogato: “Vecchio, hai visto due ragazzi passare da qui?”. “No! No! No!” urlò piangendo Agrifoglio. E la cosa sarebbe certamente finita male se in soccorso di Amarella non fossero intervenuti gli animali con i quali, grazie alle pozioni magiche di Vocamen, la bambina aveva imparato a parlare e solidarizzare. Prima uno sciame infinito di api aggredisce gli assalitori, poi un branco di cinghiali li mette definitamente in fuga. 

Ora Amarella può raccontare a tutta la gente del villaggio quello che è realmente successo e rivelarsi come la figlia del buon Marchese Augusto, deceduto nel naufragio. Lei è la vera signora!

Tutti vengono a vedere Amarella e tutti la trovano bella e gentile, ma lei non si monta la testa e rimane affezionata ai suoi veri amici: Agrifoglio, Rospino e Vocamen.

Una pista di lettura per gli alunni

Come sempre, forniamo agli alunni una “pista” da seguire man mano che la lettura personale procede, in modo che essi colgano alcuni aspetti salienti, certe tecniche narrative e le tematiche sulle quali intendiamo discutere a lettura conclusa.

Scarica la scheda di lettura qui

Simonetta Damele

Coautrice Loescher di antologie di Italiano e di Epica per le medie e le superiori.
 
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