Ho sempre immaginato Kostas Charitos, il commissario ateniese della “Squadra Omicidi” protagonista dei romanzi di Petros Markaris, simile al Maigret in bianco e nero che vedevo interpretato in TV dal compianto Gino Cervi. Ho però recentemente scoperto che la TV greca lo ha reso da qualche anno protagonista di una serie dal titolo Amyna Zonis: dunque il commissario avrà per me, d’ora in poi, un nuovo volto, dai lineamenti meno bonari e un po’ più ruvidi.Un uomo non più giovane – Charitos ha infatti una figlia avvocato, Caterina, sposata con Fanis, medico ospedaliero – un po’ corpulento (anche a causa della cucina della moglie Adriana), dotato di un innato buon senso, ma anche di “schiena dritta” ed eccellente fiuto investigativo. Non certo un poliziotto supereroe, ma una persona semplice, perennemente intrappolata nel diabolico traffico di Atene, che spesso cerca – come facevano un tempo le persone semplici – spunto per le sue indagini dalle voci dall’amatissimo dizionario Dimitriakós.

Semplice, dicevo, ma non ingenuo… Infatti, dopo una serie di romanzi ambientati tra le pieghe della devastante crisi economica greca, in quest’ultimo libro (Il prezzo dei soldi, La nave di Teseo, Milano 2017) il commissario si trova a vivere un’apparente ripresa economica di Atene e della Grecia: nuovo governo, occupazione in crescita, ristoranti pieni e, soprattutto, armatori greci che riportano in patria le sedi delle loro società di navigazione. 

Charitos però, nonostante l’ottimismo di parenti e colleghi, sente da subito puzza di bruciato, anche perché si susseguono uno dopo l’altro tre delitti piuttosto strani: un funzionario dell’Ente del Turismo, un armatore, un giornalista vengono infatti uccisi con modalità simili. Il commissario diffida subito di alcuni improbabili rei confessi che sembrano essere stati addestrati per far archiviare in fretta le indagini e non turbare così la momentanea felicità dei greci; egli però, nonostante l’appoggio del suo eterno superiore Ghikas, viene ostacolato nelle ricerche dal nuovo Vicecomandante della Polizia, un burocrate che ci appare ottuso, forse corrotto, senz’altro succube del potere politico.
Non anticipo nulla sul finale (un po’ “telefonato…” ) di questo libro, ma è chiaro che la soluzione degli omicidi e la spiegazione del temporaneo benessere dei Greci è da ricercarsi inseguendo l’origine dei soldi che hanno ripreso a “girare”; soldi che – come possiamo immaginare – non sono proprio pulitissimi… 
Chi scrive – come già ha avuto modo di dire – ha letto tutti i libri di Markaris (con o senza Charitos); credo dunque di potere brevemente segnalare ciò che di quest’ultimo mi ha convinto di più, e cosa di meno. 

L'attore Minas Hatzisavvas nei panni del commissario Charitos in “Amyna zonis”

Comincerei dal secondo punto, cui già ho accennato, e cioè il finale un po’ troppo prevedibile. In realtà si capisce che è l’autore a volere questo, a instillare subito nel lettore i dubbi-certezze di Charitos su omicidi, soldi, ripresa economica; insomma, a farci capire che l’aspetto “giallo” del romanzo non è forse quello preponderante, e suggerirci così una chiave di lettura di più ampio respiro. Ho dunque quasi trasformato un potenziale punto di debolezza del libro in un pregio, e questo la dice lunga sulla mia passione per questo scrittore…

Passando ai pregi Il prezzo dei soldi, ne ha davvero parecchi, in primis quello di catapultare chi legge nei rumori, negli odori, nel traffico, e soprattutto nella mentalità ateniese. Splendide le prime pagine relative alla celebrazione dei riti pasquali; sempre suggestive le descrizioni dei ghemistà (pomodori ripieni) della signora Adriana; interessante l’indagine negli ambienti degli armatori, in un Paese dove il mare è (quasi) tutto e il Pireo una cassaforte di interessi senza fine; vigile l’attenzione su alcuni fenomeni sociali (la presenza di Alba Dorata, la difficile condizione degli extracomunitari ad Atene) cari da tempo alla penna di Markaris.
Ma è soprattutto la mentalità greca, come dicevo, a emergere in ogni frangente, e coinvolgerci in un’atmosfera che è difficile spiegare. È infatti vero – come dice Charitos – che in Grecia il successo di uno intristisce irrimediabilmente tutti gli altri, indizio della persistente vena malinconica di questo popolo; ma è altrettanto vero che i greci sanno essere euforici come nessun altro, e pertanto il notevole ottimismo che contagia (in questo libro) gli ateniesi dopo essere stati depressi dalla crisi, è realistica immagine di una certa impulsività tipicamente mediterranea nei cambiamenti d’umore. 

Di tutto ciò il nostro Charitos, da anni alle prese con stipendi da fame e criminalità in aumento, è protagonista e testimone nello stesso tempo. Uomo, prima ancora che commissario, ora emotivo ora razionale, sempre in bilico tra partecipazione piena a quanto gli capita intorno e un certo, necessario, ironico distacco.
Sì, proprio un uomo greco, ed è per questo che mi piacerebbe cenare una sera con lui e la sua pittoresca famiglia: ovviamente solo se la signora Adriana cucinerà i pomodori ripieni! [Quelli qui sotto, N.d.R.]

Un succulento esempio di ghemistà.



Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, autore di testi Loescher di Letteratura Latina. Collabora da anni alle attività di ricerca dell’Università degli Studi di Milano. È giornalista pubblicista.

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