Aprile 1975: Giorgio Caproni cura, alla radio, una rubrica intitolata “Il Girasole”, attraverso la quale presenta agli ascoltatori un florilegio della letteratura mondiale. Oggi un libro ci restituisce gli eclettici materiali di quell'esperienza.Il ruolo che la radio ha svolto, e continua a svolgere, nella diffusione e promozione della letteratura è stato e resta decisivo, anche grazie all'impegno e al lavoro di grandi nomi della cultura italiana, tra i quali nel secolo scorso poeti di primo piano come Carlo Betocchi e Giorgio Caproni.
Del secondo è ora possibile scoprire un lavoro poco noto, una rubrica radiofonica realizzata nei primi anni Settanta e andata in onda nell'aprile del 1975, dal'accattivante titolo “Il Girasole”. Grazie al lavoro estremamente accurato oltre che appassionato di una giovane studiosa, Giada Baragli, oggi un'ampia scelta di quei materiali torna alla luce, raccolta in un volume pubblicato dalle edizioni di Firenze University Press (Il Girasole. Una rubrica radiofonica).
Il tono della rubrica è divulgativo, ma di una divulgazione che all'epoca si sarebbe detta popolare, e che oggi semmai risulterebbe calibrata su un pubblico di cultura medio-alta, attento e motivato; il fine precipuo che la trasmissione si propone è quello di divertire, attraverso «il piacere ormai dimenticato di sentire la parola, restituita alla sua dignità, alla sua importanza, alle sue capacità evocative», come si legge in un articolo del tempo apparso su “Tv radiocorriere”.
Il tono della rubrica è divulgativo, ma di una divulgazione che all'epoca si sarebbe detta popolare, e che oggi semmai risulterebbe calibrata su un pubblico di cultura medio-alta, attento e motivato.Al poeta ligure-toscano è assegnato il compito non facile di selezionare i brani e di presentarli agli ascoltatori, sia pure attraverso brevi suggestioni e per rapide campiture, quasi mai fornendo giudizi critici ma piuttosto mirando a creare nell'uditorio un'atmosfera di attesa e curiosità, con una pointe morale discreta ma sempre presente.
Il format del programma, come si direbbe oggi, prevede per ogni puntata esempi tratti da alcuni generi codificati: epistolari d'amore, storie e avventure di viaggio, biografie, poesie, racconti, elzeviri e passi di romanzi famosi, favole e fiabe, dialoghi teatrali, con inserti musicali tra una lettura e l'altra. Pur dovendo accettare i limiti imposti da una struttura formale e mediale piuttosto rigida, Caproni riesce a muoversi con estrema agilità attraverso le epoche, i generi, gli spazi (non c'è solo Occidente, nel “Girasole”, né del resto c'è solo letteratura), così componendo un articolato diorama dove decisivo risulta l'effetto sorpresa derivante dalla scoperta di voci lontane, curiose, suggestive. 

Giada Baragli mette bene in luce, nella ricca e puntuale introduzione, quale stretto rapporto esista tra i passi selezionati e le inclinazioni letterarie di Caproni, soffermandosi sugli echi autobiografici di alcuni testi: in particolare il dolore per la perdita della giovanissima fidanzata Olga Franzoni, morta quasi quarant'anni prima, sembra tornare a riecheggiare nella scelta del celebre madrigale di Tasso Qual rugiada o qual pianto e in una struggente lettera di Novalis. La curatrice individua inoltre alcuni interessanti corrispondenze e consonanze tra certi testi accolti nella rubrica e l'opera poetica caproniana, con motivi e immagini che rimbalzano dalle pagine antologizzate ai versi d'autore. Il libro del resto si presta ad essere attraversato in molti modi, per esempio cercando di capire quale immagine del Novecento italiano ne esca.
Caproni riesce a muoversi con estrema agilità attraverso le epoche, i generi, gli spazi, così componendo un articolato diorama dove decisivo risulta l'effetto sorpresa derivante dalla scoperta di voci lontane, curiose, suggestive.Un'immagine molto personale, si potrebbe dire, e per certi versi vibrante: la presenza, nella prima puntata, di uno straziante brano tratto da 16 ottobre 1943 di Giacomo Debenedetti risulta particolarmente toccante. Al di là di alcune figure irrinunciabili come Pascoli (una lettera al veleno contro il critico Stiavelli), Gozzano, il precursore ligure Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, D'Annunzio – rappresentato dall'eloquenza estenuata e “paradisiaca” del componimento Le mani ma anche da una delicata novelletta abruzzese – appare interessante la selezione operata tra i narratori e poeti del Novecento maturo. 

Caproni, che pure non è mosso dall'intenzione di offrire una crestomazia delle migliori voci del Ventesimo secolo, compie scelte nient'affatto ovvie, facendo emergere in controluce un quadro del secolo ben più articolato di quello che le storie letterarie e le opzioni dell'editoria più in vista tendono oggi a suggerire. Tra i narratori accolti ne “Il girasole” figurano i nomi di Cassola e Malaparte (con una magistrale descrizione di Valparaíso, paragonata a un paesaggio ligure che odori di Venezia), il Pancrazi favolista e Bruno Barilli (un brano delizioso su usi e costumi dei Lapponi), Lisi e Dessì, Landolfi e Gadda (il piccolo capolavoro Il racconto del lupo mannaro per il primo; un ficcante e malizioso ritratto del cardinale Mazarin per il secondo), Anna Banti, Tomasi di Lampedusa, Quarantotti Gambini. Quanto ai versificatori troviamo le personalità di Saba (La capra), Cardarelli, De Pisis (il pittore ferrarese è definito da Caproni «poeta e scrittore geniale», anche se qui compare come prosatore), Montale, Luzi, Penna (rappresentato da uno dei frammenti “febbrili”), il Solmi leopardiano e francese di Momento, Betocchi con una celebre lirica dedicata allo stesso Caproni (Giorgio, quante croci sui monti, quante). A questo si aggiungano le notevoli aperture del poeta ligure-toscano nei confronti di forme di testualità non consuete e sovente considerate minori, come gli scritti comici di Ettore Petrolini e uno stralcio da uno spettacolo dove Totò interpreta Pinocchio.
Caproni compie scelte nient'affatto ovvie, facendo emergere in controluce un quadro del secolo ben più articolato di quello che le storie letterarie e le opzioni dell'editoria più in vista tendono oggi a suggerire.Risulta chiaro allora come il libro, pur essendo nato da una ricerca accademica, riesca a farsi apprezzare da un pubblico ben più ampio di quello composto dagli specialisti dell'opera di Caproni, o dai soli studiosi di letteratura. Come osserva la curatrice, il valore del Girasole caproniano risiede nel prospettarsi come un sistema antologico composito ed eterogeneo che si pone l'obiettivo di rispecchiare e restituire il dedalo della letteratura, in cui il poeta si aggira esplorandone i luoghi più frequentati come i recessi più polverosi, non tralasciando niente dello sconfinato panorama culturale, neanche le espressioni minori, o le più lontane nel tempo e nello spazio (p. 40).
È insomma soprattutto il piacere di lasciarsi condurre per mano dall'autorevole ma affabile voce-guida di Giorgio Caproni a rendere questa estrosa e non di rado sorprendente raccolta di frammenti una lettura di sicuro fascino.

Qui si può consultare l'indice della pubblicazione, e qui leggere l'introduzione.

Riccardo Donati

Docente e saggista, insegna all'Università di Salerno; tra i suoi lavori più recenti ricordiamo "I veleni delle coscienze. Letture novecentesche del secolo dei Lumi" (Bulzoni, 2010), "Le ragioni di un pessimista. Bernard Mandeville e la cultura dei Lumi" (ETS, 2011), "Nella palpebra interna. Percorsi novecenteschi tra poesia e arti della visione" (Le Lettere, 2014), "Critica della trasparenza. Letteratura e mito architettonico" (Rosenberg & Sellier, 2016), "La musica muta delle immagini. Sondaggi critici su poeti d'oggi e arti della visione" (Duetredue, 2017). Si occupa di letteratura europea tra Sette e Novecento e di poesia italiana contemporanea, con interventi in volume e in rivista; nel 2013 l'Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attributo il "Premio Giuseppe Borgia" per i suoi contributi sulla poesia.

 
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