Due nuovi ritratti di lettori dalla nostra rubrica di racconti.

Ragazza e ragazzo con i capelli rossi

Lui arriva davanti allo scaffale di musica con l’aria di chi non si aspettava di trovarlo. Lo inquadra, si avvicina, mette a fuoco i titoli. Poi si china e prende in mano un libro. Rimane accucciato – dalla posizione immagino che abbia scelto un saggio sul jazz – tenendo la giacca ben chiusa e il cappello di lana color caramelle-alla-mela-verde. Sfoglia il libro con gesti di chi è abituato alla carta, lo fa lentamente e intuisco nei movimenti dei suoi occhi che sta leggendo a spezzoni, una frase qui e una lì, come se sbocconcellasse.
E dopo poco arriva lei, con il suo cappotto di lana – una gradazione del verde del cappello di lui – gli occhiali da sole in testa, il passo titubante. Capelli lunghi, di rame, che s’intonano alla barba arancione dell’uomo. La ragazza si mette a guardare i libri in alto, quelli che insegnano a suonare la chitarra, e mentre cerca di prendere un titolo, ne fa cadere uno addosso a lui.
Per un momento l’uomo si ridesta, alza lo sguardo, la vede e sorride. Lei chiede scusa senza arrossire, poi prende il libro che lui le ha raccolto. I due tornano a fare quello che stavano facendo prima: sfogliare un libro sul jazz e cercare un canzoniere per chitarra. Ma ora nei loro gesti c’è una qualità diversa. È come se un confine fosse stato abbattuto, come se ora nel loro modo di muoversi ci fosse la consapevolezza dell’altro: spostamenti impercettibili colti appena con la coda dell’occhio; una distanza di sicurezza tra l’uno e l’altra che è un altro modo di dire “so che ci sei e non voglio invadere il tuo spazio”.
Lei ha mani pallide, unghie lucide e nere, un anello rotondo. Lui ha mani arrossate dal freddo, con le vene gonfie per il calore dell’ambiente chiuso. Lei fa scorrere le pagine molto velocemente, partendo dalla fine, mentre lui scruta le parole, tenendo le dita appoggiate alle labbra.
La ragazza rimette il libro sullo scaffale, ne prende un altro, mi guarda e chiede: “Questo lo pago giù alla cassa?”. Le dico di sì, così lei si volta e se ne va. Lui è sempre lì, accucciato, e stavolta legge un saggio di musica classica, o forse operistica. Dopo un po’ si alza, guarda ancora i titoli perché non è soddisfatto. Alla fine si volta, se ne va trascinando i piedi.

Giovedì 26 gennaio, ore 16.16

Maria e il suo papà

Maria è una bambina bionda, con i capelli lunghi fermati ai lati del viso da due forcine rosa.
Non mi parla, saluta solo perché il papà glielo chiede espressamente, si inchina con naturale grazia per guardare da vicino l’espositore dei libri con gli adesivi. Ne abbiamo molti, costano 7 euro e qualcosa, li teniamo vicini all’ingresso del reparto perché sono colorati e catturano l’attenzione. Maria prende quello che si intitola “Vesto le bamboline: damigelle d’onore”, mentre il papà – capelli ricci, occhiali importanti, cravatta gialla – mi chiede un consiglio. Mi dice che sta leggendo per la bimba storie di ragazzine avventurose, viaggiatrici. Hanno preso spunto dalle immagini del libro e hanno approfondito, sono andati a prendersi la carta geografica e hanno seguito gli itinerari di cui avevano letto. Gli do due libri, li prendono, si siedono fianco a fianco e si mettono a sfogliare, per scegliere. Commentano, soppesano, confrontano. Lui fa domande, mette la voce in modo da farla uscire morbida, accomodante, e la sua bambina vi si tuffa, parla, si esprime. Guardano i libri dall’inizio alla fine, ma questo non sembra precludere l’emozione della lettura che faranno una volta arrivati a casa. Me li immagino: lui che si pulisce le scarpe sul tappetino d’ingresso mentre Maria trotterella avanti, fino al divano, dove si siede con il giubbotto ancora addosso, e gli dice: “Papà, leggimi”. Lui sente qualcosa di bello succedergli dentro, e si avvicina, sedendosi sul divano proprio al suo fianco, così vicino da sentirne il tepore bambino. Poi le toglie la giacca, la mette da un lato, e solo dopo comincia a leggere. Facendo giochi con la voce, creando mondi con le parole.

Mercoledì 28 gennaio, ore 16.46

Chiara Pasin

Appassionata libraia, diplomata alla Scuola Narrazioni Arturo Bandini, laureata in Lettere moderne presso l’Università di Padova. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati in raccolte di autori esordienti. Legge, scrive, frequenta corsi di teatro e suona percussioni africane. Tutto con grande entusiasmo.

 
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