I fruitori di fiction sono maggiormente dotati di abilità empatiche rispetto a coloro che leggono preferibilmente non-fiction. Ci si potrebbe quindi porre il problema: prima l’uovo o la gallina?

"Readers", lettori: illustrazione del cartoonist Tom Gauld apparsa su una cover del Guardian

Ma sono gli stessi ricercatori a confermare che non sono le abilità precedenti a condizionare il tipo di lettura, bensì il tipo di lettura effettuate in modo prevalente a dotare i lettori di fiction di maggiori abilità sociali (Mar, Djikic, Oatley, 2008; Mar, Oatley, Peterson, 2009). Nei loro contributi successivi, in cui propongono anche analisi orizzontali dei propri esperimenti, sostengono che la prima funzione della letteratura, se letta da un punto di vista ancorato all’utilità, sia quella di offrire un modello del mondo sociale che viviamo semplificato e compresso.

L’utilità delle storie come training
In una loro interessante ricerca, Raymond A. Mar, Keith Oatley e colleghi (2008) hanno riscontrato come i fruitori di fiction siano maggiormente dotati di abilità empatiche rispetto a coloro che leggono preferibilmente non-fiction. Ci si potrebbe porre il problema del “prima l’uovo o la gallina”, ma sono gli stessi ricercatori a confermare che non sono le abilità precedenti a condizionare il tipo di lettura, ma il tipo di lettura effettuate in modo prevalente a dotare i lettori di fiction di maggiori abilità sociali (Mar, Djikic, Oatley, 2008; Mar, Oatley, Peterson, 2009). Nei loro contributi successivi, in cui propongono anche analisi orizzontali dei propri esperimenti, sostengono che la prima funzione della letteratura, se letta da un punto di vista ancorato all’utilità, sia quella di offrire un modello del mondo sociale che viviamo semplificato e compresso.

La sperimentazione di azioni, reazioni, relazioni, emozioni individuali e sociali sarebbe dunque possibile grazie al repertorio di significati, emozioni, istruzioni che le narrazioni ci offrono. Proprio come il foglietto d’istruzioni di un mobile appena acquistato ci “insegna” a montarlo, così il racconto di qualcosa ci consente una sperimentazione protetta del mondo della vita, di quando ci troveremo a vivere situazioni simili o situazioni nelle quali comportamenti ed emozioni simili ci riguarderanno direttamente. Una sorta di training, attraverso il quale prepararsi cognitivamente ed emotivamente ad affrontare le situazioni più svariate.

Più sono, allora, le narrazioni alle quali ho accesso, e più script di azione e reazione ho disponibili per le situazioni in cui mi troverò a vivere, rendendomi possibile la scelta e facendo di me un originale sceneggiatore delle mie situazioni quotidiane anziché un attore che interpreta, bene o male, un copione assegnato.

Smorti e il pensiero narrativo: comprendere e conoscere attraverso le storie
Partendo da questa considerazione, che tutti noi abbiamo sperimentato per le narrazioni in genere, possiamo iniziare un’esplorazione delle narrazioni non soltanto come repertori accessibili e disponibili di significati, bensì come vere e proprie “palestre delle competenze”, ovvero come “luoghi” nei quali si possono sviluppare determinate competenze (denominabili come “competenze narrative”) le quali, però, non si esauriscono all’interno della produzione, fruizione, ascolto delle storie, ma assumono senso nella nostra vita, nel mondo reale. Le narrazioni però sono anche veri e propri strumenti cognitivi. Un contributo fondamentale in tal senso è quello fornito dallo psicologo italiano Andrea Smorti, a partire dal suo importante volume Il pensiero narrativo (edito da Giunti nel 1994) che si giova dell'approfondimento del pensiero di Bruner e di altri, numerosi, stimoli:

Si può parlare di narrazione come di un modello o una metafora scientifica in base alla quale il rapporto conoscitivo con l’oggetto risulta più vicino ad una costruzione narrativa piuttosto che ad una descrizione obiettiva e sperimentalmente verificabile. Narrazioni sono pure quei prodotti culturali specificamente destinati a produrre storie (film, romanzi). Sono narrazioni anche quelle forme di racconto che fanno parte della quotidiana comunicazione (due amici si raccontano la loro storia, la madre racconta una favola al suo bambino). Narrazione è ancora un particolare modo di organizzare il pensiero diverso da quello conosciuto come logico-matematico. […]

Il principio d’indeterminazione di Heisenberg, la teoria della relatività e la stessa psicoanalisi hanno pesantemente indebolito la fiducia in una conoscenza “oggettiva”. […] L’osservatore... non può conoscere il mondo esterno, la “cosa in sé”, se non costruendo un oggetto che può essere analizzato solo a partire da un certo punto di vista; punto di vista che lo scienziato assume quando sceglie le sue teorie ed i suoi specifici metodi e che risulta carico di credenze personali e connotazioni ideologiche.[...]L’affinamento e la oggettivazione delle metodologie portano, è vero, ad una maggiore garanzia di intersoggettività, perché i ricercatori  devono convalidare consensualmente i propri strumenti, ma tutto questo sposta il problema dal versante della convalida oggettiva (ciò che io trovo corrisponde alla cosa esterna?) al versante della convalida intersoggettiva (ciò che trovo io lo trovi anche tu?) o, per meglio dire, alla persuadibilità sociale.

Il pensiero narrativo
Il pensiero narrativo è quel tipo di pensiero che si occupa del particolare, delle intenzioni e delle azioni dell’uomo, delle vicissitudini e dei risultati. Il suo intento è quello di situare l'esperienza nel tempo e nello spazio. Il pensiero logico scientifico, invece, è un sistema descrittivo e matematico che ricorre alla categorizzazione e alla concettualizzazione, ed è teso a trascendere il particolare, mira a conseguire un elevato grado di astrazione. Se, seduti a un ristorante, ci capita di ascoltare un brano di conversazione delle due persone sedute a lato del nostro tavolo, ci viene spontaneo girarci ed osservale per qualche attimo. In quel momento, senza che nemmeno se ne evidenzi il desiderio, costruiamo una storia, collochiamo cioè la frase ascoltata in mezzo ad un “prima” e a un “dopo, che ci consentono di fare ipotesi circa le intenzioni e le funzioni di ciò che viene detto, circa le relazioni intercorrenti tra quelle due persone etc...: stiamo utilizzando il pensiero narrativo (questo è solo uno degli innumerevoli casi e delle moltissime situazioni quotidiane in cui si attiva questa facoltà propria del pensiero umano).

Vi sono ormai sovrabbondanti dimostrazioni circa l'esistenza di una facoltà propria e assolutamente naturale del pensiero denominata pensiero narrativo non opposto al pensiero paradigmatico, ma in certi casi intersecato con esso (Smorti 1994; Smorti 1997; Smorti, 2007). Gli studi sull'inferenza dimostrano a tal proposito come esso sia usato anche in contesti nei quali sarebbe piuttosto richiesto l'utilizzo di un pensiero di tipo paradigmatico (Smorti, 1994) e approfondirne il funzionamento (non in senso specialistico, ma per arrivare a comprenderne i processi e utilizzarli consapevolmente) è estremamente utile in chiave identitaria.

Riferimenti bibliografici essenziali

Mar R., Djikic M., Oatley K. (2008), Effects of Reading on Knowledge, Social Abilities, and Selfhood, in: Zyngier S., Bortolussi M., Chesnokova A., Avracher J. (a cura di), Direction in Empirical Literary Studies, Benjamins, Amsterdam, 2008, pp. 127-138

Mar R., Oatley K. (2008), The Function of Fiction Is The Abstraction and Simulation of Social Experience, in “Perspectives on Psychological Science”, 3 (2008), pp.173-192

Mar R., Oatley K., Peterson J. (2009), Exploring the Link Between Reading Fiction and Empathy. Ruling Out Individual Differences and Examining Outcomes, in: “Communications. The European Journal of Communication” 34 (2009), pp.407428.

Smorti A. (1994), Il pensiero narrativo. Costruzione di storie e sviluppo della coscienza sociale, Giunti, Firenze.

Smorti A. (a cura di, 1997), Il sé come testo, Giunti, Firenze.

Smorti A. (2007), Narrazioni. Cultura, memorie, formazione del sé, Giunti, Firenze.

Federico Batini

Insegna Metodologia della ricerca educativa, dell’osservazione e della valutazione, Pedagogia sperimentale e Consulenza pedagogica all'Università degli Studi di Perugia. Ha fondato e dirige le associazioni Pratika e Nausika, da cui è data la LaAV. È autore Loescher. federicobatini.wordpress.com
 
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