Letteratura

Alla fine della prima guerra mondiale i soldati tornavano dal fronte ammutoliti, incapaci di raccontare ciò che avevano vissuto. La gente, ha scritto il filosofo tedesco Walter Benjamin, tornava “non più ricca, ma più povera di esperienza comunicabile”.

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Non sono cresciuto con un'idea alta o particolarmente prestigiosa della letteratura. Nella mia esperienza umana la letteratura, prima di diventare un 'mestiere' – un mestiere anomalo, s'intende, che deve sporcarsi molto prima di dare un reddito – è stata ed è una semplice esperienza sociale con la quale dover fare quotidianamente i conti.

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"Perché narrando il duol si disacerba: Virtù terapeutiche della letteratura" il contributo di Natascia Tonelli sul Quaderno "Imparare dalla lettura". Narrando il mal d'amore, traducendolo in parole, esso diventa meno aspro, meno spietato - e così leggendone: la seconda parte dell'intervento, "In soccorso e rifugio di quelle che amano", affinché siano "Artefici della propria guarigione e del proprio destino".

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"Perché narrando il duol si disacerba": Virtù terapeutiche della letteratura è il titolo del contributo di Natascia Tonelli sul Quaderno della Ricerca Imparare dalla lettura. Narrando il mal d'amore, traducendolo in parole, esso diventa meno aspro, meno spietato - e così leggendone: ecco il balsamo del racconto (poetico, letterario) a soccorrere noi lettori nelle nostre quotidiane afflizioni sentimentali. 

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Inauguriamo oggi la rubrica Convergenze: contaminazioni «fra la letteratura e le altre discipline (matematica, neuro-scienze, giurisprudenza, ecc.), viste non dal punto di vista della situazione universitaria e culturale in senso ampio, ma da quello concreto delle discipline insegnate a scuola». La firma è quella di Remo Ceserani, autore, insieme a Lidia De Federicis, di quello straordinario laboratorio per lo studio della letteratura italiana che è stato il Materiale e l'Immaginario.

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Misericordia e coscienza: note “letterarie” a margine alla lettera del Papa a Repubblica.

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Grosseto-Kansas City è una città moderna ed evoluta, “una città di sterrati, di spazi aperti, al vento e ai forestieri”, una città “tutta periferia” e, questo è l’importante, in grado di essere centrale proprio grazie alla sua perifericità: laddove periferia diventa sinonimo di esperimento e di progresso e dove il paesaggio diventa il correlativo oggettivo di una cultura, di una visione del mondo.

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Alle soglie del secondo girone del cerchio settimo, il pellegrino Dante è atteso da un’esperienza visiva inenarrabile: il bosco dei suicidi. Questo mondo delirante e cupo è introdotto da Dante con un paragone assai chiaro. Il poeta, che ha bisogno di far immaginare, di far vedere ai suoi contemporanei quella selva incredibile, sceglie di spiegarsi attraverso l’esempio di un’altra selva, stavolta concreta e presente allo sguardo o alla memoria degli uomini del Medioevo: la Maremma.

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Può capitare che l’energia vitale di un uomo, la sua profonda passione per la vita, mettano in ombra quelle virtù che rendono care le persone a quegli amici e sodali che meglio e più di altri hanno occasione di superare le apparenze.

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Terza storia: la ricerca dell’identità

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