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La ricerca /
N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
Saperi /
Sfidare i talebani per andare a scuola
di essere istruite da uomini, scoraggiandone così
la scolarizzazione secondaria.
Il secondo principio, l’accessibilità, stabilisce
che il sistema scolastico non sia discriminatorio e
che siano presemisure concrete affinché i soggetti
più emarginati non siano esclusi. Nella pratica
questo significa, per esempio, assicurarsi che nei
vari Paesi siano aboliti tutti i possibili ostacoli
giuridici e amministrativi,come la necessità di un
certificato di nascita per essere ammessi a scuola.
Unaltroparametrodamonitorare è che l’educazio-
ne sia economicamente alla portata di tutti, com-
presi i suoi costi indiretti, come le spese per i libri
di testo e le uniformi.O,ancora,che siano adottate
le leggi che vietano il lavoro minorile.
Un punto abbastanza spinoso riguarda l’impie-
go di “azioni affermative”, ovvero di leggi speciali
che attribuiscono un vantaggio ai soggetti con-
siderati più “deboli”, quali per esempio le donne.
Le polemiche che circondano tali provvedimenti
si concentrano spesso sulla difficoltà di stabilire
esattamente quale sia il punto critico in cui l’o-
biettivo dell’uguaglianza può
dirsi raggiunto. Basti pensare
ad alcune nazioni,in particolare
dei Caraibi,che dopo aver istitu-
itomisure speciali per le ragazze
inmateria di istruzione si trova-
no ora nella situazione opposta,
cioè con un sistema educativo
che sembra faticare a includere
i ragazzi. La Giamaica è un esempio calzante.
Per accettabilità si intende che il contenuto del-
la formazione, sia nel sistema educativo pubblico
che in quello privato, sia rilevante, non discrimi-
natorio,culturalmente appropriato e di qualità.Ma
anche che i curricula siano pluralisti e liberi da
indottrinamenti politici o religiosi. Riconoscendo
che il contenuto dell’insegnamento è un fattore
determinante per il suo ruolo come trasmettitore
di discriminazione o promotore dell’eliminazione
delle discriminazioni, molti Stati hanno avviato
un processo di revisione dei programmi di studio e
dei libri di testo,al fine di sradicare immagini ste-
reotipate,manifeste e implicite,dei ruoli di genere.
Infine, l’ultima delle “quattro A”, l’adattabilità,
si riferisce alla necessità che l’educazione debba
adattarsi alle esigenze degli individui (per esempio
i bambini condisabilità o appartenenti aminoran-
ze etniche e linguistiche) e delle società (rispettan-
do tutte le feste religiose e culturali riconosciute).
L’istruzione per tutti: un problema vero
L’istruzione funziona certamente come un molti-
plicatore che,se effettivamente garantito,enfatiz-
za il godimento di tutti i diritti individuali e della
libertà. Oltre ad essere la chiave per lo sviluppo
economico, aiuta le persone a sviluppare al mas-
simo il proprio potenziale e a emanciparsi dallo
stato di povertà e di emarginazione. Nonostante i
significativi progressi compiuti negli ultimi anni,
tuttavia, sono ancora 72 milioni (circa il 10% della
popolazione mondiale in età scolare primaria) i
bambini che non hanno accesso all’educazione di
base; il 70%di questi vive nell’Africa sub-sahariana
e nell’Asia meridionale e occidentale, cifra che in
realtà si presume sottostimata, non considerando
il numero di bambini che, nonostante risultino
iscritti, non frequentano la scuola. Basti pensare
che nei Paesi in guerra o in situazioni di post con-
flitto i dati non sono disponibili o affidabili.
Una dimostrazione del fatto che, in linea con
quanto ha sostenuto Tomasevski, il linguaggio
dei diritti umani, incluso quello all’istruzione,
necessita in una certa misura di essere sottratto al
diritto formale astratto ed essere calato all’interno
dei contesti concreti in cui è applicato. Questo si-
gnifica comprendere che,oltre che catalizzatore di
processi di emancipazione, il diritto all’istruzione
per tutti è strettamente dipendente da alcune
condizioni culturali e socio-economiche. E che
incidere su queste ultime può rivelarsi a volte più
efficace che imporre standard di scolarizzazione
rigidi e universali.
Sembra per esempio poco efficace spendersi in
campagne a favore della scolarizzazione femmini-
le se non si aumentano le opportunità lavorative
per le ragazze.Uno studiodi UNICEFha dimostrato
per esempio che in Egitto in almeno il 50 %dei casi
esaminati ladecisionedei genitori di nonmandare
le bambine a scuola è fortemente influenzata dalla
percezione che l’istruzione non garantisca una
futura occupazione. Una percezione, del resto, in
linea con quanto attestato da UNIFEM (Fondo di
sviluppo delle Nazioni Unite per le donne): i sa-
lari medi delle donne sono inferiori a quelli degli
uomini in tutti i Paesi in cui sono disponibili i
dati. Considerazioni di buon senso, ma tutt’altro
che scontate nel mondo del diritto e delle agenzie
internazionali,spesso caratterizzati da un eccesso
di formalismo.
Approfondire
J
• Y.Malala e L.Christina,
Io sono Malala
,
Garzanti,Milano,2013.
Francesca Nicola
è dottoranda in Antropologia all’Università Bicocca di
Milano.
Il linguaggio dei
diritti umani necessita
di essere calato
all’interno dei contesti
concreti in cui è
applicato.
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