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N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
Scuola /
Un Mammut a Scampia
Un Mammut
a Scampia
L’educazione alla legalità nell’esperienza del centro Mammut di
Scampia, che applica princìpi di psicologia e pedagogia attiva per
rispondere a una spiccata eterogeneità culturale, attuando modalità di
cooperazione nell’appropriarsi degli spazi pubblici: luoghi fisici come
occasioni di esercizio di cittadinanza.
di Giovanni Zoppoli
E
lvira è emozionata, a intermittenza mi lancia sguardi per chiedermi
quando tocca a lei, sguardi che si fanno sempre più insistenti. È il
7 settembre 2013, siamo al Museo Archeologico di Napoli, nella sala
conferenze che ospita la tavola rotonda “Scattiva, incontri conviviali
della scuola attiva”.Nella sala affollata ci sono molte delle maestre,dei
maestri e degli educatori che abbiamo incontrato in questi sette anni
di Mammut, quasi tutti napoletani ma anche qualcuno proveniente da Roma,Verona,
Pistoia e altre città italiane.
C’è anche il medico Gianni Grasso, che sta tentando di trasformare l’ex area NATO
piena di eternit di Bagnoli in spazio comunale destinato a educazione e ecologia.
Gianni è nato in quelle terre, residuo di campagna napoletana oggi presidiato da
pochi superstiti, tra cui suo zio ultraottantenne e ultralavoratore. È da qualche anno
che il medico/maestro coinvolge associazioni e scuole per strappare queste zone alla
speculazione edilizia, e ora che la NATO sta abbandonando i terreni confinanti cerca
di fare in modo che il Comune rilevi questa estesa area,trasformandola da fabbrica di
morte in scuola di vita e agricoltura.
Al Museo stamattina ci sono anche i Comboniani,che lavorano a Castelvolturno con i
migranti,tentando di trasformare la pedagogia della carità in scuola di qualità e proprio
dall’interno di un’opera missionaria.Antonio, Filippo, Fulvio e i loro compagni hanno
Scampia, Napoli,
foto di classe tra
i rifiuti. (Credit:
Ciro Fusco,
ANSA, Corbis).
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