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La ricerca /
N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
Dossier
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David: studente e guardiano di lama
me per fermarci. Ha un
poncho
dello stesso colore dei cespugli
bruciati dal sole e un secchiello
di plastica in mano. Fermiamo
la jeep per sentire cosa vuole:
chiede acqua da bere in perfetto
spagnolo. Gli porgo la mia bot-
tiglia di minerale ma la rifiuta.
«Non avete acqua semplice?». E
si scusa: «Non è per me, è per
Yasha, a lei non piace la mine-
rale con gas».
Non vedo nessuna bambina
nei dintorni ma gli do lo stesso
la tanica dell’acqua per il radia-
tore. Ne versa un poco nel suo
secchiello, poi lo porge a una la-
ma con dei ponpon rossoblu e
la fa bere. Yasha, che in
quechua
vuol dire “lenta, grassottella”,
beve con avidità,poi fa un rutti-
no educato, soddisfatto. Sembra
accennare un sorriso di ringra-
ziamento.
«E le altre?», chiedo.
«No, le altre non hanno sete».
«E tu come lo sai?».
«Perché me lo hanno detto».
«Lei te l’ha detto?».
«Mica solo lei parla. Tutte e
ventotto si fanno capire molto
bene.Quando vogliono, chiaro».
Qui la cosa si fa interessante.
Untestoperuvianodel XVI seco-
lo,
Dioses y hombres de Huarochiri,
una raccolta di antiche tradi-
zioni orali delle Ande, racconta
di una lama come questa diven-
tata celebre per aver avvisato il
suo padrone, prima con pianti
e lamenti, poi a parole, di un
imminente diluvio universale,
convincendolo a rifugiarsi in
una grotta sul picco di unamon-
tagna e a salvarsi così dalla fine
del mondo.Yasha e il suo piccolo
badante valgono ben una sosta,
non fosse altro per capire che
lingua parlano gli auchenidi.
La conversazione con David,
un bambino di dodici anni per-
fettamente bilingue (quechua e
spagnolo) che sembra più picco-
lo della sua età,si rivela in effetti
interessante.L’intero gregge ap-
partiene alla sua famiglia,a par-
te i due animali più piccoli, af-
fidati temporaneamente da un
vicino.È il minore di cinque figli
e trova naturale dover pascolare
i lama alternandosi con una so-
rella: fanno un giorno per uno.
Ritienenormale che sia così; ne-
gli anni precedenti se ne erano
occupati gli altri fratelli, adesso
tocca a loro.David va a scuola tre
volte a settimana.Impiega quasi
due ore a piedi per arrivarci,ma
non perde neanche una lezione;
gli piace moltissimo studiare,
specialmente storia e geografia.
Da grande vuole fare il capitano
di una nave, comandare un tra-
ghetto sul lagoTiticaca.«È il lago
navigabile più alto del mondo»,
mi informa con orgoglio. Quan-
do gli racconto che da noi per far
addormentare i bambini si dice
loro di contare le pecorelle, ride
divertito.
«Io queste le conto per rima-
nere sveglio»,mi spiega,«anzi le
chiamo per nome una ad una»,
si corregge.
«Ti ricordi i nomi di tutte e
ventotto?».
«Di certe conosco anche il so-
prannome».
«Te l’hanno detto loro?».
«No, loro no, le altre».
«Ah».
Ma una domanda mi preme
più di tutte. «Questo pascolare
le
llamitas
lo consideri più un
passatempo, un compito come
quelli della scuola, un lavoro o
come?».
Ci pensa su un poco, poi con
il suo spagnolo lento e preciso,
imparato sui banchi, dice così:
«Per me è come fosse un
recreo
,
la ricreazione che si fa a scuola.
A loro invece»,e indica il gregge,
«cercare i pochi germogli e un
po’ d’erba verde deve sembrare
più un lavoro, però piacevole».
Giovanni Proiettis
Una tradizione andina racconta di
una lama che avvisò il suo padrone,
prima con pianti e poi a parole, di
un imminente diluvio universale,
convincendolo a rifugiarsi in una
grotta sul picco di una montagna.
Puno, Perù: due
ragazzi in abito
tradizionale sul
sentiero del Raya
Pass, con i loro
lama. (Credit:
meunierd,
Shutterstock).
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