40
La ricerca /
N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
Ragazzi Amish
al lavoro nei
campi, USA,
2011. (Credit:
Wikimedia
Creative
Commons).
In condizioni ottimali, ovvero in
assenza di qualsivoglia forma di
sfruttamento, la partecipazione
dei bambini al comune lavoro
familiare può diventare un
importante valore formativo.
È il principio seguito dalla
comunità Amish negli Stati
Uniti, nota per preservare i
propri tradizionali costumi di
vita sino al punto di rifiutare
tutti i prodotti della modernità
industriale. Nelle scuole Amish il
calendario scolastico è scandito
in modo da permettere ai ragazzi
di partecipare alle attività
stagionali agricole, e dal 2004
un emendamento al Fair Labour
Standards Act, la legge che dal
1938 regola il mercato del lavoro
negli Stati Uniti, permette loro
di aiutare i genitori nelle attività
di falegnameria già a partire dai
14 anni.
Anche la direttiva europea
del 1996 (94/33/EC) contiene
qualche eccezione al lavoro
minorile, ammettendone la
pratica a qualunque età, purché
autorizzata dall’autorità e
relativa esclusivamente ai campi
della cultura, dell’arte, dello
sport e della pubblicità.
gioco infantile? E se fosse tutto
questo insieme? A qualcuno ver-
rebbe inmente di chiamarlo “la-
voro minorile non retribuito”?
Le principali istituzioni in-
ternazionali,a partire dall’UNI-
CEF e dalla OIL (Organizzazione
internazionale del lavoro), en-
trambe emanazioni dell’ONU,
molte ONG e la stessa Chiesa
cattolica sono allineate su un
criterio univoco e apodittico:
il lavoro infantile è nocivo allo
sviluppo dei minori e si deve
arrivare alla sua completa eli-
minazione.InAmerica Latina si
parla addirittura di
erradicación
,
un termine preso in prestito
dalla medicina e originaria-
mente riservato alle malattie.
Il parere del Manthoc
Ma il lavoro minorile è davvero
sempre e comunque una prati-
ca malsana? Contro questa pro-
spettiva maggioritaria,che ama
presentarsi come unica, si sono
alzate recentemente molte voci,
provenienti da diversi Paesi e
quasi sempre da organizzazioni
autonome di bambini e adole-
scenti. Una di queste voci, che
esprime efficacemente la posi-
zione contestataria, è quella del
Manthoc peruviano, ovvero il
Movimiento de adolescentes y niños
trabajadores hijos de obreros cri-
stianos
. Questa organizzazione
pionieristica, fondata nel 1976,
proprio nella ricorrenza del 12
giugno ha reso pubblico il suo
punto di vista: «Sebbene la Or-
ganizzazione internazionale del
lavoro e altri organismi interna-
zionali promuovano questa data
come giornata mondiale contro
il lavoro minorile,di fatto molte
loro iniziative si riducono a ren-
dere lavitapiùdifficileai ragazzi
che lavorano».
Il documento, redatto dagli
stessi bambini e adolescenti
che lavorano, sottolinea l’im-
portanza del contributo infan-
tile all’economia familiare in
zone povere e rurali, «malgrado
le statistiche ufficiali segnalino
che lapovertà si è ridottadel 5%».
Dopo aver contestato l’esisten-
za stessa di una giornata mon-
diale contro il lavoro minorile,
«perché attenta contro la nostra
dignità», i firmatari del docu-
mento richiedono piuttosto, da
parte dello Stato,«programmi di
attenzione e promozione dei di-
ritti e delle capacitàdi bambini e
adolescenti,insieme allo svilup-
po delle potenzialità lavorative».
Soprattutto, chiedono di essere
considerati soggetti di diritto ed
essere ascoltati per qualunque
decisione li riguardi. «Vogliamo
che chi fa le leggi tenga conto
delle nostre opinioni, necessità
e richieste».
Il documento conclude:
«Continueremo a lottare per il
riconoscimento e il rispetto del
diritto a lavorare. Diciamo sì al
lavoro degno e no alla sua eli-
minazione!». In breve, secondo
questa minoranza crescente, il
Dossier
/
Il lavoro infantile: problema o risorsa?
È l’atteggiamento paternalista
delle istituzioni internazionali a
essere rifiutato dalle associazioni
dei bambini lavoratori.
1...,30,31,32,33,34,35,36,37,38,39 41,42,43,44,45,46,47,48,49,50,...76