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La ricerca /
N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
La ricerca
Periodico quadrimestrale
Anno 2, Numero 5 Nuova Serie, Marzo 2014
autorizzazione n. 23 del Tribunale di Torino,
05/04/2012 - iscrizione al ROC n. 1480
Editore
Loescher Editore
Direttore responsabile
Martina Pasotti
Direttore editoriale
Ubaldo Nicola
Redazione
Laura Cavaleri, Elena de Leo,
Manuela Iannotta, Sandro Invidia,
Emanuela Mazzucchetti, Alessandra Nesti,
Francesca Nicola, Chiara Romerio
Grafica e impaginazione
Leftloft - Milano/New York
Pubblicità interna e di copertina
Visual Grafika - Torino
Stampa
Rotolito Lombarda
Via Sondrio, 3 - 20096 Seggiano di Pioltello (MI)
Distribuzione
Per informazioni scrivere a:
Autori di questo numero
Federico Batini, Eyal Ben-Ariv,
Enrico Cerasuolo, Francesco De Renzo,
Francesco Diana, Michele Gagliardo,
Esther Goh, Salvatore Inguì,
Cécile Kyenge, Stefano Milano,
Ilaria Moroni, Francesca Nicola,
Serenella Pesarin, Gilda Pescara,
Elena Piastra, Giovanni Proiettis,
Marco Ricucci, Team Spiders,
Gabriele Toccafondi, Cinzia Venturoli,
Giovanni Zoppoli.
© Loescher Editore
via Vittorio Amedeo II, 18 – 10121 Torino
ISSN: 2282-2836 (cartaceo)
ISSN: 2282-2852 (on-line)
Nel prossimo numero
Il CLIL
L’acronimo, tradotto, significa “apprendimento integrato di lingua e
contenuto” (
Content and Language Integrated Learning
). L’idea che sta alla
base di questa metodologia è quella dell’immersione linguistica: imparo
meglio una seconda lingua se la uso per apprendere e comunicare
contenuti reali, quali sono tra gli altri le discipline non linguistiche,
ovvero materie di studio come matematica e scienze, geografia, storia –
solo per fare qualche esempio.
La lingua,
ça va sans dire
, è soprattutto quella dell’impero: l’inglese
di Cambridge e di Oxford, di Boston e Palo Alto, ma anche di Tokyo
e Shangai, di Stoccolma e Seul. E il CLIL in questa lingua da un po’ di
tempo è un obbligo di legge per le scuole italiane. Compito dei dirigenti
scolastici assicurarne l’attuazione nell’ultimo anno dei licei e degli
istituti tecnici.
Ma abbiamo docenti abilitati a far questo? E corsi abilitanti? E scuole
attrezzate? E siamo tutti convinti che sia utile e necessario? In modo
particolare: che cosa dicono gli interessati (docenti di inglese e
disciplinaristi, studenti, genitori, dirigenti scolastici)?
Tenteremo di investigare al meglio tutti gli aspetti della questione,
pro e contro, vantaggi e svantaggi, spaziando dagli adempimenti
burocratico-amministrativi, ai programmi; dalla visione del mondo
sottesa alla metodologia CLIL, all’excursus panoramico internazionale,
fino alla ricerca di somiglianze e differenze nel ricorso all’utilizzo delle
lingue franche.
Le lingue franche
Da Babilonia, dove nessuno capiva la lingua degli altri, sino alla
Pentecoste, quando per carisma divino tutti comprendevano il
linguaggio degli apostoli, non si può dire che le Scritture non si siano
occupate dei problemi posti dal plurilinguismo. Come del resto il
pensiero filosofico, se solo si mettono in fila i tentativi ricorrenti
di andare oltre Babele costruendo una lingua perfetta a tutti
comprensibile. Sono speculazioni che iniziano nel Medioevo (la lingua
degli angeli) per giungere sino all’invito di Umberto Eco (
La ricerca
della lingua perfetta nella cultura europea
, Laterza, 1993), per il quale
oggi si potrebbe non solo costruire, come già innummerevoli volte nel
passato, una LIA (
International Auxiliar Language
), ma anche disseminarla
realmente a livello planetario, quando tutte le televisioni del mondo
trasmettessero nella stessa lingua.
Cercheremo di capire, in breve, perché quella delle lingue franche sia
una storia segnata da continui fallimenti, sia quando si è cercato di
calare dall’alto una lingua costruita (come nel caso dell’esperanto) sia
quando si è tentato di stabilizzare nel tempo e nello spazio una lingua
naturale, come nel caso del greco, del latino e forse oggi dell’inglese.
La redazione è lieta di ricevere le vostre proposte e suggerimenti.
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