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La ricerca /
N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
Dossier
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Ripensare i bambini come agenti attivi
zione Nazionale degli Assistenti
Sociali degli Stati Uniti ritiene
il mantenimento della giustizia
sociale il fondamento della pro-
fessione,e ladifesadei piùdeboli
lapietraangolare sucui poggia il
lavoro dei servizi sociali.
Nel quadrodi programmi tan-
to eticamente caratterizzati non
sorprende che tutti gli interven-
ti di assistenza sociale dell’in-
fanzia si basino su uno di questi
tre modelli: quello del “salva-
taggio” dei bambini, quello dei
servizi sociali o quello medico.
Si tratta di orientamenti che
danno formaa servizi importan-
ti e necessari per migliorare il
benessere dei bambini nella no-
stra società.Tuttavia,il modo in
cui gli utenti,cioè i bambini,so-
no concepiti in questi program-
mi deve essere ripensato. Ani-
mati dal desiderio di proteggerli
e sostenerli, gli assistenti socia-
li possono involontariamente
renderli vittime e destinatari
passivi di aiuto.È innegabile che
in alcune situazioni i bambini
soffrano per mano di adulti e a
causa di un ambiente ingiusto.
Logico quindi che necessitino
di protezione, ma il concetto di
“vittime indifese” riflette una
visione parziale e grossolana
della loro situazione.
I bambini come vittime
Imodelli dei programmi dei ser-
vizi sociali per l’infanzia sono
spesso stati criticati per l’inca-
pacità di riconoscere che i bam-
bini sono capaci di fornire un
prezioso contributo alla propria
protezione e alla società in ge-
nerale. In realtà, diversi esem-
pi antropologici suggeriscono
che la maggior parte dei piccoli
in tutto il mondo assume ruo-
li “da adulto” importanti per il
mantenimento della famiglia
e che l’adempimento di questi
compiti fornisce lorounsensodi
appartenenza, le competenze e
l’opportunità di partecipare alla
vita familiare e comunitaria.
Le più recenti ricerche socio-
logiche e antropologiche sullo
sviluppo infantile dimostrano
che i bambini sono molto più
capaci di quanto pensiamo. Il
lavoro minorile, ad esempio, sia
esso classificato o meno come
pericoloso, è malvisto dalle so-
cietà ricche, che lo considerano
dannoso per lo sviluppo infan-
tile. Ma alcuni studiosi sosten-
gono che l’enfasi sull’innocenza
perduta e sull’infanzia rubata
tendono a sentimentalizzare
la questione, riflettendo più i
valori personali dei ricercatori
adulti che l’esperienza dei bam-
bini.Non pochi di questi,infatti,
considerano il lavoro come un
veicolo per l’auto-realizzazione,
l’autonomia economica e la re-
sponsabilizzazione.
Jo Boyden e Deborha Levi-
son, due studiosi dei cosiddetti
Childhood Studies
,affermano che
Nato nel 1878 in una ricca fami-
glia di origine ebraica, Janusz
Korczak studiò medicina all’Uni-
versità di Varsavia, diventando
pediatra nel 1903. La sua voca-
zione, tuttavia, emerse durante
la guerra russo-giapponese del
1905-1906, nella quale fu impie-
gato come medico militare. Nel
1911 riuscì a far approvare il suo
progetto per una Casa degli Or-
fani nel ghetto di Varsavia, di cui
rimase direttore sino alla morte.
L’orfanotrofio era gestito dai
bambini stessi, che lo sostene-
vano finanziariamente tramite il
loro lavoro manuale e lo gover-
navano attraverso un Tribunale
gestito unicamente da loro,
riuscendo persino a stampare un
proprio giornale.
La mattina del 5 agosto 1942 tut-
ti i bambini ospiti dell’orfanotro-
fio ebraico furono deportati nel
campo di sterminio di Treblinka.
Sembra che, consapevoli del va-
lore della sua personalità, gli uf-
ficiali nazisti intendessero riser-
vargli un destino meno terribile,
ma egli rifiutò di abbandonare i
suoi ragazzi, morendo pochi mesi
dopo in una camera a gas.
Nel 1914 Korczak pubblicò la pri-
ma delle sue opere,
Come amare
il bambino
, cui seguì
Quando ridi-
venterò bambino
, nel 1924, pubbli-
cate in Italia dalla casa editrice
Luni di Milano.
Un’immagine
dal film del 1990
Dottor Korczak
diretto da
Andrzej Waida,
presentato fuori
concorso al
43º Festival di
Cannes.
Tutti gli interventi
di assistenza sociale
dell’infanzia si basano
su uno di questi tre
modelli: quello del
“salvataggio” dei
bambini, quello dei
servizi sociali o quello
medico.
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