30
La ricerca /
N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
Dossier
/
I diritti dei bambini presi sul serio
zioni, traendone conclusioni ed
eventualmente trovandovi ri-
medio,invece di venir semplice-
mente informato dall’educatore
su una serie di fatti.
Lo stesso principio educati-
vo animava sia il suo modo di
confrontarsi con i piccoli, im-
prontato a un dibattito aperto
e franco, sia le modalità orga-
nizzative delle istituzioni da lui
fondate. Fondò la prima rivista
al mondo redatta solo da bam-
bini e nell’orfanotrofio di cui era
direttore introdusse l’autoge-
stione, dando agli educandi il
diritto di deferire gli educatori
a un tribunale composto unica-
mente da ragazzi.
Il Padre della Convenzione
La Polonia può rivendicare un
altro eroe dei diritti dei bambi-
ni: il professor Adam Lopatka
(1928-2003), a volte indicato co-
me il “Padre della Convenzione”
essendo stato il presidente del
Gruppo di Lavoro della Conven-
zione ONU sui diritti dell’infan-
zia e dell’adolescenza. Riunitosi
ogni anno a Ginevra tra il 1979
e il 1988, il gruppo è stato l’ar-
tefice del faticoso processo di
trasformazione del documento
nella versione finale di 54 arti-
coli,adottatanel novembre 1989.
Il fatto che il processo di ela-
borazione sia durato quasi un
decennio è dovuto alle differen-
ze tra gli Stati nel modo di inten-
dere i bambini dal punto di vista
sociale, giuridico e culturale. Il
paragrafo sui bambini nati fuori
dal matrimonio, ad esempio, è
stato oggetto di grandi dibatti-
ti a causa della diversità fra le
leggi sul matrimonio presenti
nei vari Stati. Anche gli articoli
sull’adozione e sull’affido hanno
sollevato prospettive completa-
mente diverse su questi temi,in
particolare fra Paesi islamici e
cristiani. Alcuni diritti, del re-
sto, come la protezione contro
lo sfruttamento sessuale, non
avrebbero mai fatto parte della
Convenzione se il gruppo di la-
voro non avesse cercato costan-
temente una forma di intesa.
Nonostante i suoi limiti, la
Convenzione ha un carattere
fortemente innovativo. Specifi-
ca,adesempio,il dirittodei bam-
bini ad essere consultati quando
gli adulti prendono decisioni
che li riguardano (articolo 12),
il diritto di esprimere le proprie
opinioni (articolo 13) e di ade-
rire o formare associazioni per
rappresentare i propri interessi
(articolo 15).
Sembrerebbero buoni pro-
positi di difficile realizzazione.
Eppure la storia mostra che i
bambini hannospessovolutoaf-
fermare le loro opinioni Nel 1212
la crociata indetta dai bambini
mobilitò migliaia di ragazzini
dagli otto anni in su,partiti dal-
la Francia e dalla Germania per
riconquistare la Terra Santa in
nome del Cristianesimo. Non
erano guidati da adulti, ma da
ragazzi: dal francese Stefano di
Cloyes e dal tedesco Nicholas,
entrambi di 12 anni.
È però nelle scuole che si è
concentrata la maggior parte
delle azioni politiche dei bam-
bini, almeno in Europa. Nel
1669 un ragazzo probabilmente
vicino ai Levellers, un gruppo
politico favorevole alle idee di
uguaglianza sociale, presentò
al Parlamento inglese una pe-
tizione per migliorare la disci-
plina a scuola.
Non mancano nemmeno
esempi di organizzazioni infan-
tili al di fuori delle istituzioni.
Nel 1899 aNewYork i ragazzi che
vendevano i giornali organizza-
rono un sindacato per lottare
contro i tagli salariali imposti
dagli editori. E sempre negli
Stati Uniti, nel 1902, i bambini
scioperarono insieme agli adul-
ti per attirare l’attenzione sul
lavoro minorile nelle miniere.
Più recentemente, negli anni
Sessanta e Settanta, bambini e
ragazzi ghanesi hanno intrapre-
so azioni di lotta nei confronti
dei datori di lavoro agricoli.
La storia fatta dai ragazzi
Nonostante questi e tanti altri
episodi,l’affermazione indipen-
dente da parte dei bambini delle
loro opinioni e dei loro diritti
non è solo frequentemente ba-
nalizzata dagli adulti; a volte è
anche violentemente soppres-
sa. Gli esempi abbondano nei
Paesi del Sud del mondo, dove
la divisione tra adulto e bam-
bino è spesso più sfocata che
nel resto del pianeta. I ragazzi
erano in prima linea nella lotta
contro l’
apartheid
in Sud Africa e
nell’
intifada
in Palestina.Hanno
affrontato morte,ferite e prigio-
nia insieme agli adulti, spesso
dando inizio all’azione politica.
Eppure nei processi di pace che
hanno seguito queste battaglie
il loro contributo è stato quasi
sempre sottovalutato. Gli adulti
non considerano gli ex combat-
tenti bambini come eroi; pre-
feriscono patologizzarli come
vittime traumatizzate destinate
a contribuire in negativo alla
società che, invece, hanno con-
tribuito a realizzare.Autorizzati
a fare la storia, sono poi stati di
fatto esclusi dalla possibilità di
fare politica.
La storia dei diritti dei bam-
bini continua a essere quella
delle azioni degli adulti in loro
favore. E sarà così fino a quando
gli adulti riuscirannoaprendere
seriamente in considerazione
quanto stabilito dagli articoli
12, 13 e 15 della Convenzione sui
diritti dell’infanzia e dell’adole-
scenza, invitando i più piccoli
ai tavoli in cui vengono decise
e valutate le politiche mondiali,
infantili e non.
Nell’orfanotrofio fondato da
Janusz Korczak gli educandi avevano
il diritto di deferire gli educatori a
un tribunale composto unicamente
da ragazzi.
Francesca Nicola
è dottoranda in Antropologia
all’Università Bicocca di Milano.
1...,20,21,22,23,24,25,26,27,28,29 31,32,33,34,35,36,37,38,39,40,...76