28
La ricerca /
N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
Dossier
/
I diritti dei bambini presi sul serio
dossier
L
a Convenzione ONU
sui diritti dell’infan-
zia e dell’adolescenza
(
Convention on the Ri-
ghts of the Child
, spesso abbre-
viata in CRC) è un documento
molto importante. Lo è perché
riconosce, per la prima vol-
ta espressamente, che anche i
bambini, le bambine e gli ado-
lescenti sono titolari di diritti
civili, sociali, politici, culturali
ed economici. Entrata in vigore
il 20 settembre 1975, essa espri-
me un largo accordo sugli obbli-
ghi degli Stati e della comunità
internazionale nei confronti
dell’infanzia, codificando e svi-
luppando le norme internazio-
nali applicabili ai bambini. Dal
1989 a oggi tutti i Paesi del mon-
do, tranne Stati Uniti e Somalia,
si sono impegnati a rispettare e
a far rispettare sul proprio terri-
torio i princìpi generali e i diritti
fondamentali in essa contenuti.
L’Italia l’ha ratificata con la leg-
ge n. 176 del 27 maggio 1991.
Si tratta di un fatto storico
importante. I bambini, infat-
ti, non sono sempre stati og-
getto d’interesse specifico, e
la promozione dei loro diritti
è un fenomeno relativamen-
te recente. Questione neppure
contemplata, ad esempio, nella
Dichiarazione francese dei di-
ritti dell’uomo del 1789.
La ragione di questa invisi-
bilità è che i bambini sono stati
a lungo considerati come una
categoria residuale di persona,
privi di diritti umani completi:
una proprietà dei loro genitori,
neanche particolarmente pre-
ziosa.Basti pensare ai commen-
tari legali del 1758 di William
Blackstone, giurista e accade-
mico britannico, che non defi-
nivano la sottrazione di minori
un furto in senso giuridico: il
ladro era infatti condannabile,
nel caso il bambino fossevestito,
solo per il furto degli indumenti.
In ambito europeo, la prima
nozione di ciò che oggi chia-
miamo “diritti dei bambini” fu
discussa e promossa nel corso
del XIX secolo, ad esempio nel-
le riforme del lavoro minorile
adottate da molti Paesi, che per
diminuire l’analfabetismo dei
fanciulli lavoratori stabilivano
l’età lavorativa minima e il nu-
mero massimo di ore giornalie-
re vietando l’impiego di minori
in fabbriche pericolose.Bisogna
aspettare il XX secolo perché si
inizi a identificare i bambini co-
me soggetti di diritti, piuttosto
che oggetti di preoccupazione.
Questa innovazione è di so-
lito associata al lavoro dell’at-
tivista britannica Eglantyne
Jebb. Dopo gli studi a Oxford,
Jebb divenne dama della Croce
Rossa durante il primo conflit-
to mondiale rimanendo molto
colpita dalle sofferenze inflitte
dal conflitto ai bambini. Il 19
maggio 1919 fondò a Londra, in-
sieme alla sorella Dorothy, l’or-
ganizzazione Save the Children
per la difesa e la promozione dei
diritti dei bambini. È sua la Car-
ta dei Diritti del Bambino del
I diritti dei bambini
presi sul serio
Oggi le politiche di intervento in favore dell’infanzia sono
caratterizzate da una visione non sempre lineare. Da una parte
si segue la tradizione paternalista nel considerare il bambino come
un mero oggetto di assistenza, perché senza diritti e spesso oppresso
dagli adulti. Dall’altra, però, negli ultimi venti anni sono cresciute le
tendenze a legittimare i minori come soggetti attivi, titolari di diritti
e degni quindi di essere ascoltati.
di Francesca Nicola
Bisogna aspettare il ventesimo
secolo perché si inizi a identificare i
bambini come soggetti di diritti, non
oggetti di preoccupazione.
1...,18,19,20,21,22,23,24,25,26,27 29,30,31,32,33,34,35,36,37,38,...76