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La ricerca /
N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
Saperi /
Per una pedagogia dell’identità sessuale
Per una pedagogia
dell’identità sessuale
È
inuscitanelleprossime settimane
il Quaderno della Ricerca dedica-
to al tema dell’identità sessuale
all’interno della scuola,omeglio ai
problemi ingenerati dall’assenza
di una qualsivoglia attenzione a
questo tema. I dati di ricerca riportati nel quader-
no, relativi all’incidenza del bullismo omofobico
e al livello di preparazione e d’informazione di
studenti e insegnanti delle scuole secondarie (ma
anche in ambito universitario), lasciano purtrop-
po propendere per lo sconforto.Stereotipi e cattiva
informazione la fanno da padrone,e un confronto
con le scuole spagnole acuisce ulteriormente
la preoccupazione, quando non è causa di vero
allarme. Nel sistema d’istruzione italiano, come
si è detto spesso, il corpo è completamente can-
cellato: si va a scuola,insomma,
come se si fosse immateriali,
con gravi conseguenze sull’ap-
prendimento, sulla significati-
vità dell’esperienza scolastica,
sui livelli di frustrazione, sulle
capacità di gestione e controllo
della propria fisicità, sul rispet-
to di ogni tipo di differenza. Ignorare e imbava-
gliare il corpo produce riemersioni dello stesso
per vie sotterranee, ambigue, a volte violente, e
produce stereotipi, disaffezioni, opposizioni, di-
sagi di ogni tipo.
Proponiamo in questa sede un’estrema sintesi
di alcuni degli obiettivi che, nel quinto capitolo
del “Quaderno” citato, verranno individuati come
possibili direzioni per fondare una pedagogia
dell’identità sessuale.
In una società contemporanea evoluta la libertà
si può declinare,assumendo un’ottica pedagogica,
come l’opportunitàoffertaa ciascunodi perseguire
i propri obiettivi di sviluppo ed
empowerment
nel
rispetto degli altri. La traduzione di questa pos-
sibilità in opportunità reale passa attraverso la
dotazione strumentale e cognitiva alla quale ogni
sistema di istruzione dovrebbe provvedere.
L’insegnamento di Foucault
Come ha ampiamente dimostratoMichel Foucault,
i sistemi di controllo hanno trovato nel corpo e
nei comportamenti sessuali delle persone aree
sulle quali insistere con particolare pervicacia.
La regolazione attraverso le forme del controllo
medico, normativo, religioso (con i correlati dei
comportamenti considerati devianti tradotti in:
patologie, reati, peccati) ha interessato le società
occidentali sino ai giorni nostri. Il principio della
libertà di comportamento delle persone adulte,ove
questa libertànon intacchi inalcunmodo le libertà
altrui,ha trovato sostanza in poche realtà statuali,
che hanno così affermato la laicità dello Stato me-
desimo e la non pretesa di normare “eticamente”
i comportamenti adeguati e quelli non adeguati.
Educare alla diversità, forse, significa proprio
questo: insegnare la capacità di guardarsi negli
altri come in uno specchio complesso, per rico-
noscervi quanta sfumatura dell’altro/dell’altra ci
sia dentro di noi; riconoscere quanto di differente,
di fuori dalla norma, di non appartenente alla
maggioranza sia in ciascuno di noi. Educare alla
diversità significa ampliare il numero e il reper-
torio dei significati possibili, per poterli attribuire
personalmente alle esperienze che viviamo e alle
relazioni che intrecciamo, per non cadere nei
significati proposti da etichette mediatiche, buo-
ne per ogni contesto e per molte situazioni, ma
che non aggiungono vita all’esperienza. Educare
alla diversità significa lasciare cittadinanza alle
Educare alla diversità
significa insegnare la
capacità di guardarsi
negli altri come in uno
specchio complesso.
Riconoscimento, dialogo, accettazione dell’alterità e rifiuto dello stereotipo
sono alla base di una pedagogia che educhi al rispetto delle diversità di genere:
presentiamo il “Quaderno della Ricerca”
Identità sessuale: un’assenza ingiustificata
,
di prossima pubblicazione, inteso a fornire una dotazione strumentale
e cognitiva a chiunque si occupi di istruzione.
di Federico Batini
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