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Saperi /
Cittadinanza e Costituzione nella scuola italiana
privilegiato di cultura e formazione, si impegna a
promuovere la cultura della legalità valorizzando
la partecipazione consapevole dei ragazzi alla vita
della comunità scolastica.Solo in un ambiente in-
clusivo e partecipato è infatti possibile lo sviluppo
del senso critico e della capacità di riflessione, la
cooperazione sociale costruttiva, l’integrazione
e il senso di appartenenza ad una comunità. At-
tenzione però: il bagaglio culturale dei giovani è
frutto dell’interazione tra apprendimenti formali
e non formali, la cultura della cittadinanza e della
legalità è il risultato delle esperienze e delle cono-
scenze acquisite anche fuori della scuola. Il ruolo
della scuola, dunque, dovrà essere anche quello di
cooperare con tutti i soggetti formatori e con la
società civile: una scuola aperta al territorio e in
grado di coglierne specificità e necessità. Il magi-
strato antimafia Antonino Caponnetto, sosteneva
che «la mafia ha più paura della scuola che dei
giudici perché prospera sull’ignoranza».
D: Tra le sue deleghe, c’è anche l’istruzione
carceraria. A che punto siamo? Sono previste
innovazioni? Anche in un luogo del genere il
diritto all’istruzione deve vivere in qualche
modo…
R: L’istruzione carceraria è un aspetto molto im-
portante e delicato all’interno del mondo della
scuola. Per questo il MIUR e il Ministero della
Giustizia hanno stipulato un accordo per valoriz-
zare l’istruzione con l’obiettivo di favorire una vera
rieducazione, l’attivazione dei processi di rein-
serimento del condannato nella vita sociale ed il
recupero del rispetto dei valori fondamentali della
convivenza civile.Si vuole garantire a tutti,minori
e adulti, il diritto all’istruzione, alla formazione e
ai percorsi di apprendistato e di formazione per il
lavoro,con l’obiettivo di favorire e sostenere il suc-
cesso formativo di ciascuno e di contrastare ogni
forma di disagio e di discriminazione, in continu-
ità con gli interventi pregressi in materia.Si vuole
promuovere interventi di supportoallaconvivenza
civile e all’impegno giovanile al fine di favorire
la costruzione dell’identità personale e la consa-
pevolezza di essere titolari di diritti e di doveri in
una comunità sociale e civile in cui il valore della
solidarietà trova espressione anche nelle forme di
contribuzione partecipata e volontaria.
In questi mesi ho scelto di visitare alcune realtà
carcerarie: queste esperienze mi hanno convinto,
ancora di più, che chi vuole cambiare deve averne
la possibilità. Dobbiamo assicurare, dentro il car-
cere, la possibilità di attivare percorsi formativi e
lavorativi utili e concreti. Chi impara un mestiere
durante la detenzione, raramente torna a delin-
quere, una volta tornato libero. L’istruzione nei
penitenziari contribuisce ad abbattere la recidiva:
c’è tanto da fare in questo campo, e il MIUR è in
prima linea in questo percorso di riabilitazione
per i singoli ma che ha ricadute importanti per
l’intera società. Inoltre mi sono accorto di quanto
sia fondamentale incentivare rapporti e legami tra
le istituzioni carcerarie con il tessuto produttivo
del territorio, per offrire la possibilità ai detenuti
di imparare un mestiere sempre più richiesto, e
facilitare il loro reinserimento nella società.
D: Ha visto
Cesare deve morire
, il
docu-fiction
dei
fratelli Taviani?
R:
Cesare deve morire
mi ha emozionato per l’inten-
sità con cui i protagonisti esprimono i loro vissuti,
le emozioni, la loro umanità: attraverso il teatro
e la recitazione, appropriandosi pian piano del
personaggio e rivelando, attraverso di lui, molto
di se stessi.
I fratelli Taviani affrontano questo lavoro con la
consapevolezzadi chi sache il teatroèunostrumen-
to di rara efficacia per il reinserimento del detenuto,
perché costringe lapersona a fare i conti conse stes-
sa.[…] Ogni detenuto “sente” e dice le battute come
se sgorgassero dal suo intimo,così che ogni “attore”
è allo stesso tempo se stesso e il personaggio che
interpreta.Attraverso la recita essi rappresentano
anche lapropriavita,leproprie scelte,i propri errori.
Nel film il presente, fatto di celle, cancelli, porte
sbarrate, spioncini che fissano simmetricamente
altri muri,altre porte,altri cancelli,si intreccia con-
tinuamente con il passato che li ha condotti lì e con
un futuro che per qualcuno è tragicamente segnato
dallamancanzadi unadatadifinepena.«Daquando
ho conosciuto l’arte questa cella è diventata una
prigione» è una battuta del
docu-fiction
che esprime
la potenza dell’arte e sulla sua capacità di incidere
profondamente sulle persone, anche quelle cultu-
ralmente più deprivate.
Sonoparolecherimarrannopersempreimpresse
nella mia mente, sollecitandomi ad impegnarmi
con tutte le mie forze a far entrare più cultura tra
le sbarre. Un giorno, qualcuno che aveva vissuto
l’esperienza del carcere e si era preso il diploma in
condizione non certo agevole,mi ha detto una frase
del
Vangelo
di Giovanni: «Conoscerete la verità, e
la verità vi farà liberi». Confesso che rabbrividisco
quando ci ripenso.
Gabriele Toccafondi
è stato nominato sottosegretario di Stato del Ministero
dell’Istruzione,dell’Università e della Ricerca nel
governo Letta e riconfermato nel governo Renzi.
Marco Ricucci
è laureato in Lettere antiche presso l’Università di
Milano e dottorando in Didattica delle lingue classiche
presso l’Università di Udine.
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