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Saperi /
Cittadinanza e Costituzione nella scuola italiana
te nelle scuole italiane, per offrire ai giovani un
quadro di riferimento indispensabile a costruire
il loro futuro di cittadini consapevoli dei propri
diritti e doveri».
L’articolo 1 della legge 169/2008 ha sostitui-
to l’educazione civica con una nuova disciplina
denominata “Cittadinanza e Costituzione”. In
realtà, l’educazione civica aveva bisogno di uno
svecchiamento: il suo iter è stato lungo e piuttosto
tormentato.
Il primo passo per l’introduzione dell’educazio-
ne civica è stato, a dieci anni dal varo della Costi-
tuzione repubblicana, il DPR 13.6.1958, n. 585 per
la scuola secondaria di primo e secondo grado, dal
titolo «Programmi per l’insegnamento dell’edu-
cazione civica negli istituti e scuole di istruzione
secondaria e artistica».Èquesta ladicitura che avrà
maggiore successo nella scuola. Era prevista una
dotazionedi dueoremensilima senzavotoproprio.
I primi cambiamenti iniziano negli anni Set-
tanta,legati in particolare alla riforma della scuola
media (DM9.2.1979) edella scuolaelementare (DPR
12.2.1985, n. 104). Nel primo si legge, per la prima
volta,che l’educazione civica,«quale specifica ma-
teria d’insegnamento, esplicitamente prevista dal
piano di studi,ha come oggetto di apprendimento
le regole fondamentali della convivenza civile»
ed ha il suo nucleo fondamentale nel «testo della
Costituzione italiana, legge fondamentale dello
Stato e sintetica espressione della nostra civile
convivenza, che abbisogna di tutte le forze per
la sua completa attuazione». La gestione veniva
affidata al consiglio di classe che doveva anche
preoccuparsi della sua programmazione.
Nei programmi della scuola elementare del 1985
compariva l’“educazioneallaconvivenzademocra-
tica”, indicata come uno dei “princìpi e fini della
scuola primaria”.
Intanto però l’educazione civica soffriva, nelle
scuole, per la sua non chiara collocazione, anche
perché,attraverso circolari e decreti,ad essa erano
state demandate tutte le emergenze via via affio-
ranti: dal disagio giovanile alla droga, dall’alcoli-
smo al tabagismo e così via.
La legge 53/2003 ha segnato un altro passo im-
portante, perché ha posto, tra i fini delle scuole
di ogni ordine e grado, l’educazione ai princìpi
fondamentali della convivenza civile, articolata
in sei educazioni (cittadinanza, sicurezza strada-
le, ambiente, salute, alimentazione, affettività),
mettendo così ordine alla varia decretazione che
era intervenuta sulle singole tematiche. La “Con-
vivenza civile” doveva coinvolgere tutti i docenti
e tutte le discipline per una programmazione
interdisciplinare.
D: Poi il Ministro Gelmini ha introdotto “Cit-
tadinanza e Costituzione”, una versione ag-
giornata della vecchia educazione civica…
R: Il disegno di legge del 1.8.2008, approvato dal
Consiglio dei Ministri – e successivamente il de-
creto legge 1.9.2008 n. 137, convertito nella legge
30.10.2008,n.169e le successive indicazioni emerse
nel Documento d’indirizzo per la sperimentazione
dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzio-
ne” (4 marzo 2009) – hanno introdotto l’insegna-
mento di “Cittadinanza e Costituzione”, previsto
per ogni ordine e grado di scuola (dall’infanzia
alle superiori) collocandolo nell’ambito dell’area
storico-geografica della scuola primaria e della
scuola secondaria di primo grado; nell’ambito
delle aree storico-geografica e storico-sociale della
scuola secondaria di secondo grado,e del diritto ed
economia,laddove queste discipline sono previste.
D: Qual è il senso didattico di tale “materia” e
quali sono le applicazioni concrete in cui in-
fondere questo senso?
R: Dalla istituzione di questa “materia”– come la
chiama lei – sono state messe in campo dal MIUR
una serie di iniziative (corsi di aggiornamento,siti
web, bandi di concorso, valorizzazione delle espe-
rienze in atto) in modo da rendere più sistematico
questo insegnamento che, comunque, presenta
non poche difficoltà nell’essere proposto,per la sua
particolare natura.
La particolare difficoltà, cioè, è che non si può
semplicemente “insegnare” con le parole, ma
occorre soprattutto la testimonianza del docente,
per non cadere in un formalismo asettico e, an-
cor peggio, in un moralismo, tanto vuoto quanto
distruttivo per i ragazzi. La società ha bisogno di
giovani liberi, capaci di decidere e di assumersi le
proprie responsabilità. Non si tratta perciò di in-
trodurre temi particolari: anche
se credo molto importante,anzi
fondativo, lo studio della nostra
Costituzione, perché i ragazzi
devono avere la possibilità, al di
là dei tanti condizionamenti, di
fare i conti direttamente con i
princìpi che hanno incarnato
tutta la nostra ricca tradizione. Si tratta piuttosto
di uno sguardo diverso, una responsabilità – ap-
punto – di fronte alla realtà, atteggiamento che i
giovani imparano vedendo adulti impegnati in
modo altrettanto serio e responsabile.
Occorrono perciò dei maestri, che non signifi-
ca assolutamente persone “senza macchia”: ciò
che gli studenti chiedono agli adulti non è una
coerenza morale, ma una coerenza ideale. Non è
perché sbagliano che i ragazzi non riconoscono
come autorevoli – tanto più in questo ambito – i
loro educatori: tutti sbagliamo!
D: Ricordo anche, da ultimo, che nelle “Indi-
cazioni nazionali per il curricolo della scuola
La società ha bisogno
di giovani liberi,
capaci di decidere e di
assumersi le proprie
responsabilità.
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