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La ricerca /
N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
Saperi /
Educazione alla legalità. I minori del penale
individuazione di colpevoli, ora la famiglia, ora
la scuola, ora il Comune, ora la parrocchia. Serve
una diversa sussidiarietà orizzontale, oltre che
verticale,che realizzi una qualità della vita capace
di includere tutti nei propri processi di crescita e
di benessere. Da qui la
governance
dei processi di
cambiamento,la cooperazione tra servizi,la signi-
ficatività delle relazioni interpersonali, l’efficacia
della comunicazione sociale, il lavoro di squadra
nazionale e internazionale, la sussidiarietà e la
solidarietà praticate come stile di comportamento
individuale e collettivo.
D: In un’intervista Lei ha dichiarato che «la
pena deve sempre tendere alla rieducazione,
a dare opportunità di riflettere, per capire se
si vuole scommettere verso la cittadinanza
attiva, o ricadere nell’esclusione sociale, nel
silenzio e nella paura»: che cosa è la cittadi-
nanza attiva, come la si coltiva, come la si fa
scoprire?
R:Tutti i soggetti hannounaparte di responsabilità.
Il compimento di un reato è il fallimento del siste-
ma società ed è per questo che lo Stato si impegna
nella rieducazione come sancito
dall’art.27 della Costituzione: «le
pene hanno il compito di riedu-
care».Le istituzioni sono al servi-
zio del cittadino,ma il cittadino
deve acquisire questa consape-
volezza e imparare a usufruire
dei Servizi, delle consulenze, dell’assistenza che le
istituzioni offrono.Essereparte attivaper la crescita
della società è undiritto che contribuisce a rafforza-
re la nostra identità,che ci fa sentire inclusi.
Il sistema GiustiziaMinorile in Italia,nell’ottica di
tutela dei diritti soggettivi,dell’abbattimento delle
condotte recidive e dell’effettivo reinserimento del
minorenne autore di reato, esercita un’attenzione
crescente di contestualizzazione degli interventi
sul territorio di riferimento degli utenti, nel deli-
cato percorso di maturazione in cui gli stessi pos-
sono esperire una cittadinanza attiva e un’identità
socialmente responsabile.
D: Lei parla spesso di nuove povertà cultur-
ali e educative. In che cosa consistono, a che
cosa conducono?
Dadiversi anni,laGiustiziaminorile italianaopera
sul riconoscimento e la valorizzazione del capitale
umano dei giovani, la cui perdita o trascuratezza
incide sulla ricchezza di una nazione. Tante sono
le difficoltà di lavorare oggi col grande malessere
dell’anima e la fragilità emozionale degli universi
giovanili, spesso accompagnati da adulti non più
portatori di coerenti pratiche educative. Il model-
lo d’intervento della giustizia minorile italiana è
centrato non solo sulla responsabilità esclusiva
dell’individuo, ma anche sul contesto, sul mondo
adulto e sulla società tutta. Difficoltà e inquietu-
dine rappresentano le nuove povertà culturali e
educative dei nostri giovani: le politiche di ap-
proccio al fenomeno devono essere altre, rispetto
a quei casi che rappresentano il malessere, senza
ricorrere alle consuete etichette di prevenzione
primaria o a politiche centrate sulla cura e sulla
classificazione dei problemi. È molto facile essere
quelli “con le sbarre e con le mura”,perché è facile
rinchiudere i ragazzi, magari buttando anche la
chiave, pensando così di aver risolto il problema:
teniamo presente che se i ragazzi sono finiti lì den-
tro è perché qualcosa non ha funzionato prima. I
ragazzi nascondono linguaggi di decodificazione,
di ricerca disperata di ascolto e di vedersi ricono-
sciuti per quello che sono, e non per come gli altri
vorrebbero che tu fossero.
D: Il lavoro del vostro dipartimento vede
la sanzione come secondaria rispetto alla
costruzione di identità, e il carcere come as-
solutamente residuale. Quali progetti stanno
dando buoni risultati?
R: Contenimento e sviluppo sono le parole chiave
della
mission
istituzionale della Giustizia minorile.
Voglio dire che la sanzione è il primo gradino da
cui parte l’opera di ricostruzione di un giovane
deviante, altrimenti dovremmo parlare di giovani
disagiati e di competenze che esulano dalla Giusti-
zia minorile. I progetti cardine su cui si centrano
sempre più gli interventi riguardano l’istruzione
scolastica, la formazione professionale, il lavoro e
l’apprendistato, attraverso un raccordo sinergico
Alle nuove baby
gang appartengono i
figli delle cosiddette
famiglie “normali”.
Foto realizzate
per SelectBox/
Claudio Burgio,
Non esistono
ragazzi cattiv
i,
edizioni
Paoline. (Credit:
repubblica.it).
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