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Saperi /
Educazione alla legalità. I
minori del penale
Affermare che se un giovane sbaglia «non si può
buttare la chiave» fa riferimento innanzitutto alla
differenziazione totale degli interventi del sistema
italiano di Giustizia minorile da quella adulta:
la filosofia del legislatore fa sì che il ricorso all’i-
stituzione carceraria sia residuale, cioè l’ultimo
approdo, se tutti gli altri interventi posti in essere
falliscono o se i reati commessi sono di estrema
gravità. È il cosiddetto principio della minima
offensività, per scongiurare, altresì, il sovraffolla-
mento carcerario, al quale si affiancano una serie
dimisuree istituti giuridici previsti dalDPR448/88
quali le prescrizioni (art. 20), la permanenza in
casa (art. 21), il collocamento in comunità (art. 22),
l’irrilevanza del fatto (art. 27), la messa alla prova
(art.28),le sanzioni sostitutive alla detenzione (art.
30),le misure di sicurezza (art.36),gli interventi di
mediazione penale.
D: Chi sono i ragazzi minori del penale?
R: I ragazzi minori del penale sono oltre 20 000,
dato che non tiene conto di una devianza mino-
rile sommersa.A questo dato quantitativo occorre
affiancare il dato qualitativo dell’utenza penale
minorile, un crogiuolo che investe l’universalità
del disagio: tossicodipendenti, border-line dediti
al policonsumo di sostanze, manovalanza a uso
della criminalità organizzata, stranieri privi di
riferimenti familiari spesso non accompagnati,
soggetti con problematiche psicopatologiche che
richiedono interventi specialistici in stretta con-
nessione con la competenza clinica, minori abu-
santi, baby gang; ultradiciottenni la cui maggior
parte è costituita da soggetti in espiazione di pena
per reati commessi da minorenni.
Oggi abbiamo nuovi soggetti, nuovi attori: da
due anni a questa parte, il trend minorile in au-
mento è degli italiani che non appartengono a
famiglie disgregate e non degli stranieri.Le nuove
baby gang sono i figli delle cosiddette famiglie
“normali”. L’evento reato non è l’esercizio di un’a-
zione predatoria,ma nasconde l’esigenza di prota-
gonismo di giovani soli, non ascoltati da nessuno,
con un bisogno sfrenato di accompagnamento
sul piano educativo e affettivo, perché sul piano
cognitivo i ragazzi di oggi sono stati già stimo-
lati, sono bravissimi, eccezionali in tutto, anche
nel cyber-bullismo. L’importante è essere famosi,
essere all’altezza della situazione, avere successo,
riconoscimento, protagonismo.
Il problema veramente serio è quello di uno
scenario depressivo e inquieto che attraversa la
società contemporanea in maniera trasversale, e
non riguarda solo gli universi giovanili ma anche
gli adulti,affetti da un paternalismo in incremen-
to, dalla voglia di scimmiottare e di essere amici
dei propri figli, con la differenza che gli amici si
scelgono,mentre i genitori si trovano.Una caduta
di valori e di perdita di autorità di riferimento, di
chi non riesce a trasmettere il sogno di una costru-
zione futura: e senza sogno non c’è educazione,
senza educazione non ci sono più limiti.
D: Che cos’è l’articolo 28, cioè l’istituto della
messa alla prova?
R: È un istituto giuridico di consolidata esperienza
ri-educativa,con un trend esponenziale che va dai
788 casi del 1992 ai 3.368 del 2012,in nome del quale
il giudice può disporre la sospensione del processo,
per un periodo non superiore ai tre anni, quando
ritiene di dover valutare la personalità del mino-
renne in esito alla realizzazione di un progetto
di intervento elaborato dai Servizi Minorili della
Giustizia. Il progetto deve prevedere le modalità
di coinvolgimento del minorenne, del suo nucleo
familiare e del suo ambiente sociale. Gli impegni
assunti dalminore,la riparazionedelle conseguen-
ze del reato e la conciliazione con la persona offesa
comportano l’estinzione del reato in caso di esito
positivo del periodo di messa alla prova.
D: Qual è la corresponsabilità della scuola,
delle politiche sociali, della famiglia?
R: La riforma del Titolo V della Costituzione e
delle recenti normative,non ultima la L. 328/2000,
hanno ridisegnato il sistema istituzionale, rico-
noscendo un nuovo ruolo agli Enti locali e territo-
riali, incentrato sull’operatività interistituzionale
e rispondente a una cultura del dialogo e della
collaborazione sinergica. I giovani che entrano
nel circuito penale sono certamente degli orfani
del territorio: non servono le facili scorciatoie di
Sette ragazzi
usciti dal
carcere minorile
Beccaria, seguiti
dalla comunità
di recupero
Kayros, hanno
lanciato la nuova
collezione di una
maison
online di
abbigliamento
maschile,
chiamata
Non
esistono ragazzi
cattivi
dal titolo
del libro di don
Claudio Burgio,
il cappellano del
carcere. (Credit:
repubblica.it).
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