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Saperi /
Educazione linguistica e cittadinanza
te di inclusione, tendenti a rendere parte attiva e
consapevole tutti i componenti della società, in
primo luogoquelli piùa rischiodi esclusione,come
appunto gli immigrati e i figli di immigrati.
Questa prospettiva è evidente all’interno della
scuola, che, come recita l’articolo 34 della Costitu-
zione, «è aperta a tutti» e le finalità che persegue
devono essere di carattere generale,perciò devono
garantire a
tutti
gli alunni gli stessi “diritti di citta-
dinanza”.Inquesto senso lanozione di
cittadinanza
,
già presente nelle
Indicazioni
del 2007, assume
un’indiscutibile centralità educativa nelle
Indica-
zioni nazionali per il curricolo per la scuola dell’infanzia
e per il primo ciclo di istruzione
, in vigore dal 2013. In
questo testo,oltre che nei princìpi fondativi e nelle
finalità educative, il riferimento alla
cittadinanza
è presente in tutti gli ordini di scuola (infanzia,
primaria, secondaria di primo grado) e in tutte le
discipline di apprendimento.
Ma è in primo luogo attraverso l’educazione
linguistica che si sviluppano le competenze ne-
cessarie «per l’esercizio pieno della cittadinanza»,
come del resto è affermato con chiarezza nelle
Indicazioni nazionali
: «Lo sviluppo di competenze
linguistiche ampie e sicure è una condizione indi-
spensabile per l’esercizio pieno della cittadinanza,
per l’accesso critico a tutti gli ambiti culturali e per
il raggiungimento del successo scolastico in ogni
settore di studio».
E tale sviluppo deve tenere conto della diversità
linguistica e culturale di cui è portatore ciascun
alunno: «Nel nostro Paese, l’apprendimento della
lingua avviene oggi in uno spazio antropologico
caratterizzato da un varietà di elementi: la persi-
stenza, anche se quanto mai ineguale e diversifi-
cata,della dialettofonia; la ricchezza e varietà delle
lingue minoritarie;
la compresenza di più lingue di
tutto il mondo. Tutto questo comporta che nell’esperien-
za di molti studenti l’italiano rappresenta una seconda
lingua. È necessario, pertanto, che l’apprendimento della
lingua italiana avvenga sempre a partire dalle compe-
tenze linguistiche e comunicative che gli alunni hanno
già maturato nell’idioma nativo
» [corsivo dell’autore].
Già nelle
Dieci tesi
si evidenziava il valore del
plurilinguismo e il ruolo della lingua materna per
ciascun individuo. Ora, però, la situazione socio-
linguistica e scolastica italiana è profondamente
cambiata: in media in oltre tre classi su quattro
ci sono alunni stranieri; negli
ultimi dodici anni gli alunni
con cittadinanza non italiana
sono aumentati di oltre 710 000
unità e si è passati dai 119 679
del 1999/2000 agli 830 000 del
2013/14,pari al 10%del totale del-
la popolazione scolastica (circa
metà di seconda generazione).
Sono alunni provenienti da più
di 200 nazionalità diverse e con una estrema va-
rietà linguistica. Sarebbe davvero importante se
finalmente si riuscisse a partire dall’idioma nativo
per insegnare la lingua italiana. In effetti, varie
ricerche e documenti internazionali dimostrano
che la presenza nell’insegnamento della lingua
materna, anche per alunni di seconda o terza ge-
nerazione, costituisce un fattore importante per
il successo scolastico e per un’integrazione reale
senza fratture familiari, sociali, generazionali.
Sarebbe davvero
importante se
finalmente si riuscisse
a partire dall’idioma
nativo per insegnare la
lingua italiana.
Francesco De Renzo
è ricercatore di Didattica delle lingue moderne presso
il Dipartimento Iso dell’Università La Sapienza di
Roma.Si occupa di educazione linguistica,formazione
degli insegnanti,insegnamento dell’italiano come
L2,integrazione interculturale,plurilinguismo e
minoranze linguistiche,semplificazione dei linguaggi
specialistici,orientamento scolastico e per l’università.
N. Rockwell,
I nuovi ragazzi del
quartiere
, olio su
tela, 1967.
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