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La ricerca /
N. 5 Nuova Serie. Marzo 2014
quali edificare società e far crescere persone, per
poi mutarne il significato,confonderlo fino a farlo
perdere completamente. Si pensi a parole come
giustizia,libertà,democrazia,legalità e cittadinan-
za, appunto; trasformate trasformando l’idea di
futuro che in esse si istruiva.Dunque, questi sono
il potere e la responsabilità di un educatore,che si
avvicina alla pratica delicatissima del “maneggiar
parole”: aprire a percorsi possibili dentro il solco
della giustizia sociale; far crescere cittadini e città
oppure consolidare traiettorie di oppressione delle
personee il consolidamentodi economiediseguali.
La questione civile
La questione civile emerge dall’osservazione di
alcuni dati, cifra distintiva di questo momento
sociale e politico. I dati sulle povertà (relativa e
assoluta) riguardano oltre 12 milioni di italiani; i
giovani fino ai 24 anni in stato di povertà sono oltre
3milioni; gli analfabeti in Italia sono circa 6milio-
ni.Si potrebbe proseguire,tuttavia questi dati sono
significativi a sufficienza per comprendere come
dietro ad essi si nasconda non solo la tanto citata
“crisi”, quanto piuttosto un graduale abbandono
della giustizia civile,sostituita da una cultura delle
disuguaglianze e dell’illegalità e dall’abbandono
dell’esercizio del ruolo civile di controllo,denuncia
e proposta dei cittadini.
L’educare alla cittadinanza attiva significa dun-
que occuparsi della questione civile, costruendo
impegno per la giustizia e la crescita civile dei
cittadini; cogliendone l’attualità e affrontandone
le molteplici articolazioni.
Molti sono i nodi che descrivono le traiettorie
che compongono la questione civile; tra i più “cal-
di” è bene ricordare:
• la maturazione del senso e della coscienza
civile e sociale in ogni cittadino;
• lo studio di forme di superamento degli osta-
coli che bloccano la piena partecipazione alla
vita della comunità;
• la riflessione sui princìpi, le pratiche, i con-
tenuti sui quali si fonda una comunità che
intende crescere secondo giustizia e libertà;
• la valorizzazione dei beni pubblici,della “cosa
pubblica”,praticando un severo rifiuto dell’es-
sere al servizio di interessi particolari;
• l’allestimentodi spazi democratici di confron-
to sulla città;
• lo sviluppo delle libertà individuali, fattori di
accesso al pieno sviluppo dell’uomo “civile” e
della città.
La delega è dunque rinuncia a un atto importan-
te, rappresentato dal decidere insieme sulle cose
che ci riguardano. Un’abitudine che fa parte della
proposta culturaledi oggi,di fronte allaquale l’edu-
cazione alla cittadinanza deve poter promuovere il
prevalere dell’uomo sulle altre questioni.Un uomo
in relazione con gli altri e con il mondo; dentro il
mondo e in relazione con esso.
Aprire uno spazio critico e sperimentale
I contesti nei quali si cresce educano, a volte più
efficacemente di molte aperte intenzioni. L’edu-
cazione accade,in ogni gesto,in ogni decisione,in
molti sensi e direzioni,a volte inconsapevoli.Edu-
care alla cittadinanza attiva implica un investi-
mento induedirezioni: occuparsi di leggere lacifra
dell’educazione che c’è, cogliendo nel contesto le
premesse di quella che potrebbe concretizzarsi;
e fornire le competenze e le conoscenze necessa-
rie affinché ciascuno possa diventare a sua volta
ricercatore attento e autonomo. Si tratta allora
di dare vita a laboratori di ricerca sui contenuti e
sulle didattiche di questo modello educativo; per
meglio comprenderlo al fine di individuarne le
debolezze, le aree disattese, i nuclei presso i quali
sta prendendo forma un’alternativa.
Sviluppare un’educazione partigiana
Leggere criticamente l’educazione e i suoi attuali
dispositivi è un’attività fondamentale, ma non
di per sé sufficiente. È necessario che ad essa si
affianchi l’esercizio di una precisa proposta peda-
gogica,con la quale entrare in discussione.Troppo
spesso ci si trova di fronte a educatori che pensano
all’educazione come aun fattoneutrale: impegnati
a “tirar fuori cosa c’è nell’altro”, a riconoscere, va-
lorizzare, promuovere.Ma questa è solo una tra le
pratiche dell’educare. Chi cresce si aspetta da chi
è adulto una proposta con la quale entrare in rela-
zione,misurarsi,dialogare,confliggere,scoprendo
sé stesso e le proprie idee, prendendo posizione.
Educare alla cittadinanza restituisce un potere e
alcune responsabilità: il poteredi fareunaproposta
nella direzione di un mondo più giusto; la respon-
sabilità di far crescere competenze e saperi utili a
stare nel confronto dialettico in modo costruttivo.
Saperi /
A scuola per crescere: riconoscersi persone
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