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SAPERI
mo i libri, leggevamo alcuni classici spagnoli. Mi ero
resa conto che molte volte gli studenti non avevano
l’abitudine di leggere per se stessi. E così in classe
(eravamo una classe ridotta, circa 15 studenti) pas-
savo la parola a uno di loro, che leggeva 10 minuti, e
quando ritenevo che dovesse fare qualche riflessione
lo fermavo. Gli dicevo: “Fermati. Che cos’hai letto?
Spiegami. Perché questo personaggio dice così? Per-
ché descrive il paesaggio in questo punto?”. Credo
che queste pause siano servite affinché gli studenti,
quando leggevano da soli, capissero che ogni tanto
era necessario fermarsi e farsi delle domande sul te-
sto.
D: E lei leggeva ad alta voce davanti a loro?
R: Sì, iniziavo io e poi ogni studente leggeva un para-
grafo e lo analizzava.
D: Sia narrativa che poesia o saggistica?
R: Sì, soprattutto narrativa, ma anche poesia, che per
me era molto più difficile perché la poesia classica
non è per niente semplice. Inoltre siamo in Catalo-
gna e per molti studenti il catalano era la madrelin-
gua. Quindi io facevo più fatica con la poesia.
D: Come si racconta un libro?
R: Raccontare un libro? Lo fanno molto bene gli stu-
denti stessi, con parole loro. Se li raccontano a vicen-
da, se li consigliano: devi assolutamente leggerti que-
sto libro! perché parla di questo, di quello… ci sono
momenti importanti, questo personaggio mi piace...
Secondo me, chiunque debba consigliare un libro a
qualcun altro finisce inevitabilmente per raccontargli
i veri punti di interesse di quel libro.
D: Ricorda quali libri, soprattutto di autori spagnoli,
si facevano leggere agli studenti in quel periodo?
R: Sì, leggevamo
El cantar de mío Cid
, leggevamo la...
oddio...
La Celestina
di Fernando de Rojas. Succes-
sivamente arrivavamo al romanticismo e leggevamo
Don Álvaro o la fuerza del sino del Duque de Rivas
,
La Regenta
di Clarín, le poesie di Antonio Machado
e, più attuali, quelle di García Lorca. Molte volte leg-
gevamo anche articoli di giornale con la critica delle
opere che stavamo studiando.
D: Perché secondo lei il
Don Chisciotte
è il libro più
tradotto della storia, il secondo dopo la
Bibbia
?
R: Credo che il
Don Chisciotte
sia un libro immorta-
le perché tocca argomenti molto intimi dell’essere
umano. Parla della filosofia della vita applicata a una
storia apparentemente semplice. Questo obiettivo,
a lungo perseguito da tanti autori, beh… Miguel de
Cervantes lo ha raggiunto facilmente. Ha racconta-
to le possibilità che ha l’essere umano di imprimere
un marchio alla propria vita (ottimista, pessimista,
materialista, idealista) e di analizzare tutta la società
narrando una storia divertente, una storia dove c’è
umorismo e movimento, dove c’è satira.
D: Il
Don Chisciotte
in Spagna è un pilastro fonda-
mentale. Si studia a scuola, così come in Italia si stu-
dia la
Divina Commedia
di Dante. A parte questi due
libri, secondo lei quale altra opera fondamentale si
dovrebbe studiare a scuola?
R: Intende di autori spagnoli?
D: Sì.
R: Credo sarebbe importantissimo che
La Regenta
,
un libro paragonabile a
Anna Karenina
e a
Madame
Bovary
, lo leggessero studenti più giovani. Credo che
lo capirebbero perfettamente. Ed è un libro con una
profondità intellettuale enorme.
D: E di autori contemporanei?
R: Autori contemporanei? Attualmente siamo tan-
ti in Spagna, direi che è un buon momento per la
letteratura. Quindi l’ideale sarebbe che l’insegnante
conoscesse i maggiori interessi dei propri studenti
e consigliasse a ognuno di loro delle letture mirate.
C’è chi fa molta fatica a leggere e forse bisognerebbe
consigliargli un romanzo d’avventura o un
noir
, c’è
chi è molto passionale e preferirebbe un romanzo
d’amore… Oggi c’è tutto un panorama di autori che
possono soddisfare i gusti di una classe.
D: Qual è il suo autore o il suo libro preferito?
R: Fra quelli di tutto il mondo e di tutta una vita?
Molti, molti. Mi piace tutta l’opera di Shakespeare.
In letteratura moderna, i contemporanei americani,
mi piace tutta quella piccola generazione di ebrei
come Philip Roth, che ha appena ricevuto [ndr que-
sta intervista risale a giugno 2012] il Premio Príncipe
de Asturias, o Saul Bellow… ma mi rendo conto che
ogni volta, invece di diventare più selettiva, amplio
i miei gusti. Forse, proprio perché mi rendo conto di
quanto sia difficile scrivere, punto gli occhi su più
autori.
D: C’è un libro che regala spesso?
R: Ah no, no. Non lo faccio mai. Vedo a quale amico
lo sto regalando, studio molto bene la sua personalità
e i suoi gusti, e ne scelgo uno. Non mi baso su ciò che
piace a me bensì su ciò che credo possa piacere a lui.
D: Crede che noi spagnoli siamo grandi lettori?
R: Vediamo... La protesta generale è che in Spagna
si legge poco. Ma il numero di lettori è aumentato
parecchio e soprattutto si è democratizzato. Prima
leggeva un gruppo ristretto di spagnoli, che erano
molto selettivi, molto intellettuali, e c’era una massa
di gente che non leggeva mai. Attualmente le cose
sono cambiate: si leggono
best-seller
, libri di avventu-
ra,
noir
, forse generi che prima non erano così con-
siderati, ma c’è molta più gente che legge. Persino i
giovani in certi momenti hanno considerato il libro
come un bene di consumo in più. Sarebbe auspicabi-
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