Incredibile ma vero: quella "Divina" contro cui per anni ho sentito mugugnare i miei studenti torinesi e di cui più di un collegio docenti ha ratificato l’amputazione o la riduzione ai minimi termini, ebbene sì, proprio lei è riuscita ad entusiasmare il mio giovane pubblico di neofiti sulle rive del Nilo.

Il concorso La selva, il monte, le stelle, che ci accoglie come special guests, mi ha dato lo spunto per lanciare la sfida e trovare la motivazione. Così, animati da una mia interpretazione alquanto personale del “fatti non foste a viver come bruti”, qualche mese fa i miei studenti del primo anno dell’Università del Cairo, dipartimento di italianistica, hanno raccolto la sfida e si sono cimentati nella recitazione di Dante.
L’impresa non è stata facile per giovani arabofoni poco più che principianti. Tanti gli scogli da superare: dalla comprensione del testo, all’intonazione, all’enjambement (le parole francesi incutono un sacro terrore), alle infinite ripetizioni per trasformare pazientemente la B di Bepsi in P di Pepsi! Ma alla fine ce la siamo cavata egregiamente, raccogliendo anche qualche effetto collaterale non da poco: picco di autostima per aver portato a termine una prova difficile, trasformazione dello studio della Divina commedia in un’esperienza divertente, scoperta della terzina, della rima incatenata e dell’endecasillabo: «Professoressa, ma tutti, proprio tutti i versi hanno lo stesso numero di sillabe!», hit parade dei personaggi: «Mi piace Caronte perché è aggressivo, proprio come me!», e infine scoperta di angoli della città del tutto sconosciuti ai miei giovani studenti cairoti.
E sì, perché avendo scelto il Canto terzo con la temibile porta dell’inferno e Caron dimonio con occhi di bragia, abbiamo deciso che l’impresa meritasse come sfondo qualcosa in più di un anonimo interno. Siamo dunque andati alla ricerca del posto giusto e, gironzolando tra l’antica città islamica, l’elegante isola di Zamalek e Westel Balad (il centro città), abbiamo scelto per l’incipit la porta monumentale dell’antica moschea di Tulùn, e per Caronte la sponda del Nilo a Zamalek, a un ponte di distanza dal Museo Egizio e da quella piazza Tahrir ben nota al pubblico di tutti i reportage dal Cairo. Sullo sfondo, un pezzo di storia: il palazzo sede del Partito Nazionale Democratico di Hosni Mubarak, incendiato durante i giorni caldi della rivoluzione del 25 gennaio 2011.
Il pomeriggio assolato e ventoso ci ha regalato anche un vecchio, bianco per antico pelo, chino a rimestare l’acqua del fiume. Scenografia ideale, malgrado l’inevitabile rumore di fondo, cui si è aggiunta anche la nota buffa dei testi volati via durante la ripresa e che il prode Caronte, allertato dalle nostre grida, si è premurato di riportarci poco dopo, gocciolanti e scoloriti. Ma ormai le parole sono ben impresse nella memoria!
Allego il ritaglio video di quest’ultima gustosa scenetta.

Gli studenti: Shahd, Hagar, Awatif, Rami.

 

Lucia Bonato

Lettrice MAE - Università Del Cairo, Egitto.

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