Sfogliare una pagina. Decifrare le parole con gli occhi. Puntare il dito per tenere traccia dello scorrere delle parole sul foglio come fossero un fiume in piena. Leggere un libro è come leggere la vita. Ci sono luoghi, angoli, realtà solide, piani immaginari; no, non è geometria della vita, ma interstizi di parole che danno origine alle storie.

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Tutti creiamo storie con le nostre vite, ma c’è un luogo dove queste trovano vita e dalla mente scorrono lungo gli arti per giungere alla penna, tramutandosi da sangue in inchiostro che feconda la pagina bianca, tingendosi di parole che fioriscono rigogliose, come fossero prolungamento dell’uomo.

La tecnologia permette proprio questo: amplifica le capacità dell’uomo, gli permette di compiere azioni nate insieme a lui. La tecnologia è un facilitatore, mezzo, mai fine, tramite cui possiamo dare maggior senso ai nostri momenti che trascorriamo su questo pianeta. L’uomo poteva già spostarsi anni fa, ma l’invenzione dei mezzi di trasporto lo ha reso in grado di coprire grandi distanze in poco tempo; poteva illuminare piccoli sentieri con torce di fuoco, ora è in grado di rendere visibili città intere grazie alla corrente elettrica.

C’è una tecnologia che più di tutte ha rivoluzionato la vita dell’essere umano: la scrittura, che ha trovato la sua massima realizzazione nella forma libro. Così come l’uomo utilizza la tecnologia per viaggiare, anche i pensieri hanno un loro mezzo con il quale diffondersi. Nelle pagine dei libri il sapere può trovare forma, le storie possono raggiungere ogni angolo del mondo ed essere condivise.

La scrittura è la condizione dell’esistenza del libro, nonché mezzo di espressione con il quale l’uomo può comunicare in maniera non verbale, seppur linguaggio scritto e orale possono integrarsi e intrecciarsi per rendere l’esperienza della lettura ancor più immersiva.

L’invenzione della scrittura alfabetica ha origine nell’antichità: si pensi alle incisioni che venivano scolpite nell’argilla, nella pietra, nella corteccia degli alberi. All’epoca la scrittura era appannaggio di pochi, riguardava una cerchia molto ristretta dei popoli che abitavano la terra.
L’invenzione della scrittura è stata rivoluzionaria, ma c’è un altro evento che ha cambiato le nostre vite, un evento avvenuto nel 1456: in quest’anno celeberrimo Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili. Questo giorno storico ha una portata della quale tutt’ora avvertiamo l’eco rimbombante sulle pareti della storia dell’umanità. La parola stampata è uno dei medium di massa con il quale l’uomo entra in contatto; da questo momento in avanti la sua vita, la vita di tutti noi, ha subito dei cambiamenti profondi che viviamo tutt’ora.

Nei libri vengono raccontate storie, esperienze, conoscenze a seconda che si tratti di narrativa, saggistica, manualistica: esistono molte tipologie di libri, così come esistono tante persone differenti che condividono il proprio mondo. Il libro è condivisione, relazione, rete, intersezione di pensieri con sé stessi e con gli altri.
Umberto Eco affermava che l’unica cosa che si scrive per sé stessi è la lista della spessa, tutto il resto che si scrive è per dire qualcosa a qualcuno. Il libro trova la sua ragione di essere nell’altro, oltre che nelle mani che impugnano la penna che scorre sul foglio bianco.

Il libro è una porta: rimanere sulla soglia è leggere il presente, se guardiamo indietro possiamo leggere il passato, proiettandoci nel futuro qualora avessimo il coraggio di gettare lo sguardo oltre l’uscio che stiamo abitando. Il sapere viene trasmesso da generazione in generazione grazie alla faticosa opera di testimonianza che lo scrittore decide di fermare nelle pagine, poiché egli conosce la fallacità della mente umana innanzi allo scorrere incessante del tempo.
Anche il tempo può essere ingannato se si decide di affidare le proprie memorie a un buon foglio di carta che aspetta di essere attraversato dai pensieri, di essere rilegato insieme ad altri fogli per poter diventare libro, come fossero i fili di un gomitolo che attendono di essere cuciti per diventare uno splendido arazzo.

Il contatto con l’oggetto libro ci permette di far nostro un apprendimento fondamentale che sta alla base del ciclo della vita: c’è sempre un prima e un dopo, un inizio e una fine. Così come non esiste goccia che abbia la sua gemella, non esiste una storia che sia uguale a un’altra, allo stesso modo un libro può comunicarci messaggi differenti anche rileggendolo più volte; una storia non si esaurisce alla prima lettura: ha inizio e fine, eppure è diversa esattamente come un tramonto non è mai uguale a quello del giorno prima, tanto meno a quello del giorno dopo.
La storia si arricchisce dei significati che gli attribuiamo e s’ intreccia con quelli che l’autore ha concepito durante il processo creativo della scrittura, dando vita ad un significato condiviso, ad un processo che solo apparentemente è individuale, ma la lettura non è mai un’isola; è un continente che comunica perennemente con gli altri.

Nell’era della rivoluzione digitale, nell’odierna società dell’informazione, è bene non dimenticare da dove hanno origine le informazioni: la società attuale comunica in maniera significativa attraverso il linguaggio iconico, eppure la maggior parte delle informazioni vengono fruite ancora tramite il testo scritto.
Grazie alla lettura dei libri possiamo sviluppare una competenza della quale non si può far a meno in tempi in cui si parla quotidianamente di fake news: la capacità critica, l’abilità di poter interagire con l’informazione, capire se ci si trova davanti ad un’informazione di qualità o mera superficie. Il rischio di costruire castelli nel cielo è elevato e diventa fondamentale trovare un’àncora che ci permetta ancora di rimanere radicati alla terra.

Il libro permette un’interazione che ci restituisce il nostro tempo: Italo Calvino, nello splendido incipit di Se una notte d’inverno un viaggiatore, invita il lettore a mettersi comodo, in qualsiasi posizione egli ritenga opportuna, evitare distrazioni di qualsiasi tipo, cercare di eliminare le possibili interferenze, creare una situazione in cui esistano soltanto il lettore e l’oggetto del suo desiderio: il libro. Questo invito lo faccio mio e lo propongo a tutti i lettori: riconquistare il proprio tempo per rendere più significativa l’esperienza della lettura del libro, l’esperienza della lettura della vita.

Questo è stato, ed è tutt’ora, possibile grazie alla tecnologia che più di tutte ha rivoluzionato la vita dell’essere umano: il libro.

Mirko Susta

laureato in scienze della formazione primaria, è impegnato con una borsa di studio nel progetto “Leggere: Forte!” della Regione Toscana.

 
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