Cosa succede se cominciamo a leggere ad alta voce nei servizi educativi e nelle scuole per un’ora al giorno tutti i giorni? Ce lo racconta Andrea Mancini, uno dei borsisti impegnati nella ricerca sperimentale del progetto "Leggere: Forte!".

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Pensate all’esatto momento in cui avete fatto il vostro primo incontro con la lettura.
Con ogni probabilità questo vi riporterà indietro nei ricordi fino alle porte dell’infanzia, alle ginocchia di uno dei vostri genitori, a un grembiule sporco di tempera verde, al banco di una scuola.

Il mio incontro è avvenuto esattamente otto anni fa. In Africa. Avevo vent’anni, le spalle più larghe, i capelli più corti e trascorsi lì un mese al seguito di mio padre, allenatore di calcio, per fargli da interprete con l’inglese.

Era il 10 marzo del 2012, avevo praticamente mollato gli studi universitari di ingegneria civile e una carriera da calciatore dilettantistico. Stavo cominciando ad accettare il fatto di preferire una montagna da scalare a una porta difesa da un uomo con i guanti, una chitarra a una palla da calciare, il profumo di una donna a quello dell’erba tagliata, la voce di Dave Grohl a quella del mister di turno. Cominciavo una nuova vita, anche se allora non lo sapevo.

Non ricordo se lessi prima Norwegian Wood di Murakami, oppure Guida Galattica per Autostoppisti di Adams, in ogni caso il mio rapporto con lettura comincia con questi due libri in una valigia, per combattere la solitudine e la noia del mio isolamento africano.

Sarei poco credibile se dicessi che la lettura non l’avevo mai incontrata in tutto il mio percorso di studi, eppure ho la certezza che senza quei due libri, in quel determinato momento della mia vita, probabilmente non sarei diventato un lettore, eccetera, eccetera, e di certo non sarei la stessa persona che sono oggi.

E di sicuro, esattamente otto anni dopo, non sarei qui a raccontare di un progetto che, insieme a Federico Batini e al suo team di ricerca dell’Università di Perugia (di cui come borsista faccio parte), stiamo portando avanti dall’ottobre scorso.

Se da un lato, quindi, la lettura cambia radicalmente noi stessi, il nostro modo di rapportarci al mondo e agli altri, è altrettanto vero, come scrive lapidaria la neuroscienziata Maryanne Wolf in apertura del suo libro Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge, che «Noi non siamo nati per leggere».

La lettura, come ci dimostra sempre la Wolf nelle successive pagine, non è infatti un’attitudine naturale dell’uomo, ma una sua invenzione, forse la più geniale, tanto da aver plasmato il nostro cervello e con esso la cultura, la sua storia addirittura per come la conosciamo.
In poche parole il nostro cervello, per imparare a leggere, ogni volta deve daccapo creare sofisticati collegamenti tra strutture e circuiti neuronali in origine preposti ad altri più basilari processi, come la vista e la lingua parlata.

Insomma, nessuno di noi è nato lettore, ci siamo diventati, e che ne siamo consapevoli o meno non è stata proprio una passeggiata.
Questo processo infatti comincia fin dentro al ventre materno.

Ed è davvero incredibile come il bambino ripercorra, nei suoi primi 2000 giorni di vita, questi circa 2000 anni di storia, com’è incredibile che i primi 1000 di questi giorni possono portare, in condizioni di svantaggio economico e culturale, a un divario che può arrivare fino a 1,5 milioni di parole (A Million Word Gap, una ricerca a cura della Ohio State University), con conseguenze devastanti per lo sviluppo della sua emergent literacy (alfabetizzazione emergente), cioè di tutte quelle competenze che preparano, predispongono, all’apprendimento della lettura e della scrittura.

E che quindi è la nostra esposizione o meno alle parole e alla lettura che ci dà la cifra di questo svantaggio che, come i benefici se, viceversa, nel corso della nostra infanzia siamo stati esposti alla lettura, ci porteremo dietro per tutta la nostra vita.

Nella consapevolezza che la lettura ad alta voce in tutti i vari cicli di istruzione può costituire un fattore di prevenzione, sanando tutti quegli svantaggi provenienti dalla disuguaglianza sociale, la Regione Toscana, attraverso “Leggere: Forte!”, ha messo in campo una politica educativa, almeno in Italia, senza precedenti. Un’ora di lettura ad alta voce al giorno, in tutti gli asili nido e le scuole dell’infanzia, per cominciare. E cosa può fare un’ora di lettura ad alta voce al giorno, per tutti i giorni?

Per avere i primi risultati degli effetti di un’ora di lettura sui bambini e sulle bambine occorrerà aspettare il pomeriggio del 7 aprile, quando – a meno di annullamenti per l'emergenza sanitaria in corso – il gruppo di lavoro esporrà i primi esiti della ricerca a Firenze, al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. A me preme mostrarvi i primi cambiamenti che abbiamo avuto modo di osservare in questi mesi dall’inizio del progetto.

La ricerca, infatti, inserita all'interno della cornice più ampia del progetto, ci ha visto impegnati in prima linea all’interno di tutti quei servizi che hanno iniziato i training di lettura intensiva. In particolare, quest’anno siamo partiti dai nidi e dalle scuole dell’infanzia di tutta la regione, e fino alla secondaria di secondo grado per l’area dell’Empolese e della Valdera.

Ed è proprio da questa posizione, grazie al racconto delle educatrici e delle insegnanti, condiviso con noi attraverso lo strumento dei diari di bordo e alla nostra osservazione diretta, che abbiamo già avuto modo di osservare alcuni cambiamenti importanti: nella loro predisposizione all’ascolto, nella capacità di attenzione, ma anche proprio negli atteggiamenti dei bambini rispetto ai libri.

Per poter inserire tutti i diari raccolti e analizzati dal gruppo di ricerca in questi mesi forse non basterebbe un libro. Ne sono arrivati circa 8.000, tanto per avere un’idea, e continuano ad arrivarne ogni settimana. In questa sede ho preferito prendere alcuni dei commenti tra i 50 che mi è capitato di leggere una domenica come tante di quelle trascorse dall’inizio del progetto: la scelta più semplice. E forse anche quella più efficace.

L’idea, certo abbastanza lontana dal rigore scientifico, era quella di non perdere questi primi importantissimi feedback delle educatrici/insegnanti, che possono tuttavia già darci una traccia dell’impatto che sta avendo il progetto sulla vita delle migliaia di bambini e bambine a cui si sta rivolgendo e sulle loro famiglie.
Un po’ come vedere cosa succede a una spugna rigida quando la inseriamo nell’acqua.

Ecco cosa succede se in un nido o in una scuola dell’infanzia cominciamo a leggere per un’ora al giorno tutti i giorni.


Diversi bambini hanno avuto un incremento del proprio vocabolario e alcuni genitori me ne hanno parlato entusiasti di questo risultato… i bambini mostrano molto interesse nei confronti dei libri. Alcuni bambini chiedono i libri da sfogliare personalmente.

31 gennaio 2020 - Colline dell’Albegna, Nido d’infanzia.


... dopo la lettura mettiamo a disposizione i libri che abbiamo letto. I bambini hanno provato ad imitarci trattando il libro con ‘rispetto’. Poi quando abbiamo detto che era il momento della pappa, sono andati a rimettere i libri a posto nella biblioteca.

25 gennaio 2020, Firenze, Nido d’infanzia.


I libri già conosciuti li prendono da soli dalla biblioteca e se li raccontano. I più grandi richiedono il momento della lettura tutte volte che guardiamo l’orologio. G. del gruppo grandi riconosce i colori di un’esperienza grafica in quelli del libro della tartaruga. In giardino B. dice: “C’è l’arcobaleno in cielo come nella tartaruga”. I medi imitano l’educatore nella lettura prendendo i libri in mano. Emettono balbettii mentre sfogliano i libri.

14 febbraio 2020 Firenze, Nido d’infanzia.


Alcuni bambini cominciano ad interiorizzare questa pratica e lo manifestano anticipando il momento della lettura dicendo ‘E adesso si legge un libro…’, oppure riprendendo il librini letti e sfogliandoli da soli, o portandoli all'adulto perché glieli legga ancora. Questo comportamento si osserva anche nei bambini più piccoli (17-20 mesi) che porgono il librino all'adulto con l'aspettativa che questo si animi e porti un piacere condiviso. In aggiunta all’esperienza quotidiana di lettura, da febbraio 2020 partirà il prestito del libro a casa con libri della biblioteca del nido... Questa è stata occasione per presentare ai genitori il progetto a cui il nido sta partecipando e per consigliare vivamente la lettura anche a casa!

31 gennaio 2020, Livorno, Nido d’infanzia.


Aumenta di settimana in settimana la voglia dei bambini di essere loro protagonisti e lettori. Quando il suono della campanella richiama la loro attenzione al momento della lettura ad alta voce, ogni bambino abbandona il gioco che sta facendo, corre verso la libreria, prende un libro e con il libro sottobraccio entra nella stanza della lettura, a volte lo consegna all’educatrice, altre volte si siede e comincia a leggere.

14 febbraio, Isola d’Elba, Nido d’infanzia.


Abbiamo notato che il lessico dei bambini stranieri, anche grazie alla lettura, è in crescita.

31 gennaio 2020, Firenze, Scuola dell’infanzia.


Dall’inizio del progetto ogni settimana noto dei miglioramenti. La predisposizione all’ascolto è pressoché immediata: quando dico ai bambini che andiamo a leggere, in entrambe le stanze si muovono in autonomia nello spazio deputato alla lettura, prendendo posto, sui divanetti nell’angolo morbido o seduti al tavolo nella stanza del pranzo. I tempi di attenzione sono sempre più lunghi e la partecipazione sempre maggiore.

5 febbraio 2020, Firenze, Nido d’infanzia.


I bambini stanno raggiungendo una attenzione costante della lettura (a livello proprio della tempistica, dei minuti). Stiamo notando come più volte ripetono parole durante la lettura dei libri, sia parole lette da noi sia parole che derivano dalle immagini che ritrovano nel libro (anche la più piccola immagine viene catturata dai loro occhi). Abbiamo notato nella lettura di libri senza testo come siano loro a raccontare a noi quello che accade nel racconto per immagini, seguendo anche la logica e la sequenzialità del racconto.

10 febbraio 2020, Arezzo, Nido d’infanzia.


… ho notato che gran parte dei bambini appena arrivano in sezione, si posizionano nell'angolo della lettura anche se non viene richiesto dall'educatrice.

20 dicembre 2019, Lucca, Nido d’infanzia.


Una volta finita la lettura i bambini restano seduti sui materassini e continuano a sfogliare il libro da soli. La mattina appena arrivano vanno diretti verso la libreria a prendere un libro e se lo leggono da soli.

28 febbraio 2020, Firenze, Nido d’infanzia.


“Maestra, chi l’ha scritto?”.

22 gennaio 2020, Siena, Scuola dell’infanzia.


Mi fermo, ma potrei andare avanti ancora a lungo. Provate solo a immaginare i comportamenti e le trasformazioni cognitive dei bambini e delle bambine che stanno dietro a queste annotazioni. Le parole che ascoltano dalla voce dell’adulto di riferimento (in questo caso l’educatore o l’insegnante), l’incontro che diventa urgenza da portare a casa, nel quotidiano, le loro azioni che si programmano nel gesto di aprire un libriccino, in quella fase della vita in cui, come dice Aidan Chamblers, esplorano, ri-creano e ricercano il significato dell’esperienza umana con una intensità che mai più eguaglieranno.

Noi non nasciamo lettori, come detto, ma lo diventiamo, in un contesto in cui il libro viene riconosciuto come un valore per la nostra crescita, in cui attorno ad esso si costruiscono una serie di significati condivisi con la nostra comunità di riferimento. 

«Ciò che è onorato in un paese vi sarà coltivato», diceva Platone, all'alba dei primi meccanismi di scrittura. Ed è proprio così che l’atteggiamento degli adulti, genitori o insegnanti nei confronti della lettura viene introiettato dai ragazzi (non importa se a livello conscio o inconscio) e identificato con l’atteggiamento della società nel suo insieme.

È questo che poi nel lungo periodo stabilirà se i bambini di oggi diventeranno o meno lettori nel loro futuro. 

Andrea Mancini

è nato e vive a Perugia da sempre, dove si è laureato prima in Scienze dell’Educazione e poi in Consulenza Pedagogica e Coordinamento degli Interventi Formativi. Lavora come educatore nel settore minori e immigrati dal 2016 con la Cooperativa A.S.A.D, è musicista e compositore della band "Elephant Brain" con cui ha due dischi all’attivoè membro e Vice Presidente del collettivo "Roghers Staff", Associazione Culturale attiva nel capoluogo umbro nella produzione di eventi culturali e musicali ("L’Umbria che Spacca Festival"), scrive recensioni e articoli per la rivista web "Emergenze". In generale scrive, legge e ascolta musica dove può, quando può, specialmente in viaggio. Da ottobre 2019 è uno dei borsisti dell’Università di Perugia impegnati nel progetto “Leggere Forte!”. 

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