Il libro “Amano leggere, sanno scrivere” (Pearson 2019) di Elisa Golinelli e Sabina Minuto è una guida utile a insegnare italiano a norma di legge e a regola d’arte, con l’intento esplicito di formare persone che scrivono e leggono anche una volta uscite dalla scuola.

  • xStudenti impegnati in attività di scrittura WRW.

Hanno ragione le autrici del libro Amano leggere, sanno scrivere quando affermano che il Writing and Reading Workshop (WRW) fornisce finalmente «una cornice pedagogica importante» a tante attività «forse già viste e sperimentate, ma mai inquadrate insieme in maniera sistematica» (p. 7). Da molti decenni – almeno dai tempi di Mario Lodi e di Gianni Rodari – anche in Italia si praticano e si descrivono attività didattiche di lettura e scrittura di tipo laboratoriale che, tuttavia, sono rimaste appannaggio di pochi docenti sparsi per la penisola, senza mai trovare un’adeguata sistemazione teorica, né soprattutto un contesto istituzionale fecondo. 

Diverso è il caso della metodologia del WRW, sviluppata nell’ambito delle attività istituzionali del Teachers College Writing and Reading Workshop della Columbia University di New York ad opera di Lucy Calkins, docente di Letteratura per ragazzi, e dei suoi collaboratori. È dunque dalle attività di formazione professionale postuniversitaria e dalla ricerca condotta sulla didattica della lettura e della scrittura nella scuola K-12 (i dodici gradi della scuola di base, dalla scuola dell’infanzia al college) che, nell’arco di alcuni decenni, hanno preso forma i molteplici strumenti – principalmente manuali e kit didattici – che compongono questo straordinario laboratorio di scrittura e di lettura che si sta diffondendo anche in Italia, grazie soprattutto al contributo iniziale di Jenny Poletti Riz (vedi la recensione al suo Scrittori si diventa).

Elisa Golinelli e Sabina Minuto, due docenti di scuola secondaria – rispettivamente del primo e del secondo grado – che hanno avuto modo di sperimentare la metodologia durante la loro attività di insegnamento, hanno deciso di fornire ai loro colleghi una breve guida utile a farsi un’idea del WRW e, soprattutto, a contestualizzarlo nella scuola italiana, prestando particolare attenzione al quadro normativo in cui si colloca e, anche, alle particolarità della tradizione didattica nostrana, che risulta assai distante dalle pratiche laboratoriali. «Questa guida – si legge a p. 10 – si rivolge a chi vuole mettere in pratica concretamente le nuove Indicazioni nazionali e dedicare più tempo ad attività di lettura e di scrittura in classe con i propri studenti e, più in generale, a chi vuole sperimentare una didattica nuova e laboratoriale». 

In un paese di non lettori e di non scrittori, nel quale la scuola tradizionale non è riuscita, almeno fino ad oggi, a incidere in modo significativo sulle abitudini e sugli stili di vita dei nuovi cittadini, i quali, come gran parte degli adulti del passato, smettono di leggere e di scrivere una volta usciti dalle mura degli edifici scolastici, può essere utile provare a rompere il circolo vizioso a partire da un maggiore impegno della scuola, che dovrebbe invece riuscire a «trasformare gli studenti in scrittori e lettori per la vita, ovvero in lifelong writers and readers». Per riuscire in questo ambizioso progetto, che è perfettamente coerente con gli intenti del legislatore italiano e con l’articolo 3 della Costituzione, è necessario ripartire dal senso che la scrittura e la lettura hanno nella vita delle persone comuni, quelle che leggono e che scrivono quotidianamente per rispondere ai propri bisogni esistenziali, ovvero per esprimersi, per orientarsi, per organizzarsi, per comprendere sé stessi e gli altri, per comunicare e per dare una direzione e una forma alla vita stessa.

Leggere e scrivere, le due attività “scolastiche” per eccellenza, quelle che più di ogni altra sono considerate fondamentali per diventare dei buoni scolari, capaci di avere successo all’interno dell’ambiente scolastico e poi all’università, vengono ricondotte a un contesto esistenziale più ampio e rimodellate sull’esempio degli adulti che leggono e che scrivono al di fuori della scuola, nonostante la scuola. «Un aspetto che rende unico e vincente il WRW – affermano con chiarezza le autrici – risiede nel fatto che tale metodologia concepisce i testi e la scrittura come prodotti reali e autentici» (p. 21). 

Una volta stabilito che gli studenti non devono leggere e scrivere solo per fare i compiti assegnati ma soprattutto perché interessati a vivere e sperimentare il senso della lettura e della scrittura per la loro stessa vita, si tratta di capire come metterli in condizione di agire, in quale ambiente di apprendimento e grazie a quali tecniche didattiche. 

Il workshop, spiegano Golinelli e Minuto, è

uno spazio strutturato ma non controllato, scandito da precise routine, in cui l’insegnante non si pone al centro o in una posizione di comando, né si presenta come detentore della conoscenza, ma osserva, guida e fornisce modelli invitando i propri alunni alla curiosità e alla scoperta. Egli stesso impara dai suoi alunni. Rispetto all’idea tradizionale in cui l’insegnante compie tutte le scelte e decide cosa i suoi allievi debbano imparare, nell’ambiente di apprendimento laboratoriale gli studenti compiono le loro scelte in autonomia e, attraverso gli strumenti e le pratiche di cui tratteremo nello specifico nella seconda parte [del libro], imparano e scrivere e a leggere.

Tenendo conto degli specifici contesti, dell’età degli alunni e del tipo di scuola, rimangono fermi alcuni principi ineludibili, che si possono applicare grazie ad alcuni accorgimenti che sono elencati e descritti in modo sufficientemente dettagliato nel libro. 

Innanzitutto, è necessario che l’alunno possa scegliere autonomamente cosa leggere e cosa scrivere, sperimentando in prima persona ciò che gli viene insegnato e confrontandosi costantemente con docenti e compagni. Affinché ciò sia possibile, occorre fare spazio allo studente e dargli (all’interno del percorso curricolare e non a casa!) il tempo che gli serve. Adottare a scuola il WRW, quindi, significa per prima cosa eliminare tutte quelle pratiche didattiche che sottraggono tempo all’iniziativa dello studente: lezioni frontali, compiti in classe, interrogazioni. Poi è necessario ridisegnare le aule scolastiche, allestendo spazi in cui sia possibile leggere e scrivere insieme agli altri, in ambienti che devono somigliare, per quanto possibile, a quelli in cui le persone leggono e scrivono davvero, come le biblioteche e le redazioni. 

Tempi e spazi sono le risorse fondamentali del laboratorio – paragonato dalle autrici a una bottega rinascimentale –, e devono essere organizzate e gestite in modo rigoroso, secondo una precisa routine. Ogni ora di lavoro, per esempio, è articolata in tre fasi: la minilesson (minilezione di 10-15 minuti), la scrittura o lettura individuale (circa 40 minuti durante i quali lo studente deve scegliere come usare ciò che ha imparato fino a quel momento), la condivisione (5-10 minuti per scambiarsi considerazioni su quanto appreso o sul lavoro svolto). I processi di scrittura e di lettura sono analizzati accuratamente e articolati anch’essi in fasi, allo scopo di renderli praticabili e condivisibili da tutti i partecipanti. Per ciascuna attività il metodo prevede indicazioni specifiche per gli studenti e per i docenti, i quali sono messi in grado, grazie a questo libro e, anche, al già citato libro di Poletti Riz e alla imponente manualistica in lingua inglese, di imparare abbastanza rapidamente a mettere su e a gestire il laboratorio.

Fondamentale, ovviamente, è il ruolo del docente come valutatore, che fornisce allo studente gli strumenti utili a monitorare il proprio processo di apprendimento e che, soprattutto, verifica e valuta in modo puntuale e costante il lavoro di scrittura e di lettura svolto all’interno del laboratorio e a casa. Anche in questo caso il libro di Golinelli e Minuto fornisce strumenti già sperimentati, che si possono rimodellare e riconfigurare secondo le proprie esigenze. 

Il libro – che è corredato da foto a colori di studenti alle prese con la scrittura e la lettura – si conclude con una serie di testimonianze di docenti che hanno sperimentato il metodo e che ne suggeriscono l’utilizzo anche ai colleghi. Parlano di una scuola libera, sensata e capace di cambiare le persone, e vale la pena leggerle e meditarle, se non altro come antidoto alle continue narrazioni tossiche che dalle pagine dei quotidiani ci rappresentano una scuola in costante declino.


N.d.R. Elisa Golinelli e Sabina Minuto hanno scritto il primo di una serie di contributi su «La ricerca» per dialogare con gli e le insegnanti che vogliono approfondire il metodo WRW.

Simone Giusti

Allievo di Domenico De Robertis, è docente e consulente di politiche dell’istruzione, della formazione e dell’orientamento. Ha iniziato a occuparsi di insegnamento nel doposcuola del quartiere “Le vele” di Lecce nel 1995. Cofondatore della rivista «Per leggere», dal 2010 è presidente dell'associazione L'Altra Città di Grosseto.
Tra le sue pubblicazioni più recenti: “Cambio verso” (Effequ, 2016), “Didattica della letteratura 2.0” (Carocci, 2015), “Per una didattica della letteratura” (Pensa, 2014), “Vado a vivere in campagna” (Effequ, 2013), “Leggenda e altri discorsi” (Mobydick, 2012), “Insegnare con la letteratura” (Zanichelli, 2011).
Per Loescher condirige (insieme a Natascia Tonelli) la collana scientifica QdR / Didattica e letteratura. Ha curato il Quaderno della Ricerca #5, “Imparare dalla lettura”, ha pubblicato “Tradurre le opere, leggere le traduzioni (QdR #8) e, insieme a Francesca Latini, il QdR #6 “Per leggere i classici del Novecento”.
Su Twitter è @sigiusti.
http://www.simonegiusti.eu/

 
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