Sembra che, in qualche misura, il Ministero abbia voluto, con le tracce proposte quest’anno per la Prima Prova scritta di Italiano, mettersi al riparo dalle accuse di avere marginalizzato la Storia in sede d’Esame. Ciò potrebbe significare che le tante proteste espresse nei mesi scorsi dagli insegnanti di Storia (e non solo…) hanno avuto qualche effetto; oppure, molto più semplicemente, che nella scuola italiana (e all’interno delle discipline che vi si insegnano) la Storia è in realtà ovunque, e come un fiume carsico prima o poi riappare.

  • xUn ritratto di Leonardo Sciascia.

In effetti la Prima guerra mondiale (a proposito di Carso…) emerge dalla Tipologia A1 (analisi di Risvegli, di Giuseppe Ungaretti); la mafia e la difficile lotta dello Stato contro di essa sono al centro della proposta A2 (analisi di un passo dal Giorno della civetta di Leonardo Sciascia), come pure dalla Tipologia C1 (riflessione critica che muove dal discorso di commemorazione per il trentennale dell’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa); e, in fondo, anche le Tipologie B1 (un testo dello storico dell’arte Tomaso Montanari che afferma che«nel patrimonio culturale è […] visibile la concatenazione di tutte le generazioni»), B2 (un passo di taglio “bellico-scientifico” tratto dal saggio di Steven Sloman e Philip Fernbach, L’illusione della conoscenza) e C2 (un articolo del giornalista Cristiano Gatti su sport e storia, il quale ricorda la mitica vittoria di Gino Bartali al Tour del 1948, che calmò gli animi degli Italiani dopo l’attentato a Togliatti) richiedono una contestualizzazione di carattere storico. C’è poi la Tipologia B3 che si configura – de facto – come una vera e propria traccia di Storia: qui il protagonista è il Novecento, soprattutto con i cambiamenti (e gli spaesamenti) successivi alla caduta del muro di Berlino, alla luce delle riflessioni di Corrado Stajano.

Come sempre, scrivo queste poche righe dalla Commissione dove lavoro (quest’anno membro interno di Latino al Liceo Classico) e dunque senza il riscontro degli illustri pareri che – more solito – vengono richiesti agli esperti da parte delle testate nazionali, prima on linee poi sulla carta: privo di collegamento a internet (come si conviene alla sacralità dell’Esame di Stato), ho solo dato una scorsa allo smartphone, così tanto per vedere l’aria che tira. Nel giudizio mi baso dunque sulle mie impressioni (temo troppo a caldo, in tutti i sensi…), quelle dei colleghi e – soprattutto – quelle desunte dagli sguardi e dai comportamenti degli studenti. Ed è per questo che l’articolo è scritto usando il tempo presente: domani potrei anche pensarla un po’ diversamente, ma così perderemmo – per così dire –il bello della diretta.

Nel complesso, allora, credo che agli studenti sia proposta un’offerta abbastanza varia, alla portata di tutti (o quasi) i 520.000 maturandi che si cimentano nella Prima Prova. Nella Commissione nella quale lavoro, in particolare, ho visto gli studenti scegliere le tracce rapidamente e dividersi tra le varie tipologie testuali, fermo restando però il fatto che al Liceo Classico la Tipologia A (ANALISI E INTERPRETAZIONE DI UN TESTO LETTERARIO) è sempre quella favorita. Ovviamente più Ungaretti che Sciascia – nonostante una qualche cripticità della lirica da analizzare – in quanto il primo è ormai percepito come obbligatorio nella programmazione dell’ultimo anno, mentre al secondo spetta ancora il ruolo di outsider. In entrambi i casi, comunque, la dimensione prevalentemente denotativa dei quesiti di “Comprensione e analisi” e l’ariosa (forse eccessiva?) genericità della richiesta di “Interpretazione” lasciano ampie possibilità ai ragazzi di approcciare serenamente le prove.

Vedo con favore anche tutte e tre le proposte della Tipologia B (ANALISI E PRODUZIONE DI UN TESTO ARGOMENTATIVO), e in particolar modo quella B1 sui Beni culturali. Dovendo muovere un appunto, forse le conoscenze e le esperienze dei nostri studenti rischiano un po’ di perdersi nelle consegne di “Produzione” delle Tipologie B2 e B3, dove vengono sollecitati su tematiche tanto alte e profonde da far tremar le vene e i polsi. Insomma, riflettere su «il rapporto tra ricerca scientifica, le innovazioni tecnologiche e le concrete applicazioni di tali innovazioni», oppure sui «nodi da risolvere dell’Europa di oggi» non è roba da poco. Ma siamo sinceri: anche ai tempi miei (mi sono maturato ben 39 anni fa…) le consegne di alcune tracce (in cui si chiedeva di parlare di giustizia, libertà, etc.) erano, per noi adolescenti, a dir poco metafisiche.

Buone negli argomenti suggeriti, meno – a mio avviso – nella formulazione le tracce di Tipologia C (RIFLESSIONE CRITICA DI CARATTERE ESPOSITIVO-ARGOMENTATIVO SU TEMATICHE DI ATTUALITÀ). Non tanto perché i testi “di partenza” proposti siano del 2013 e del 2012 (e dunque non attualissimi): i temi a essi legati sono infatti di costante attualità; quanto perché si era detto – ma forse avevo capito male io… – che questa Tipologia avrebbe dato maggiore libertà creativa ai maturandi, suggerendo loro a mo’ di abbrivio un breve spunto di riflessione. Beh… i testi “di partenza” sono entrambi piuttosto lunghi (oltre una pagina), dettagliati di nomi ed eventi (soprattutto il C1), tanto da far temere (ma lo scopriremo solo correggendo) che, in barba alle nuove consegne, i candidati tenderanno a replicare il format un po’ “taglia-incolla” del giubilato SAGGIO BREVE.

Nel complesso, quest’anno – da Commissario d’Esame – darei una piena sufficienza a chi ha formulato e scelto le Prove (al netto degli errori, delle imprecisioni ecc… che vi troverà come sempre chi avrà avuto tempo di leggerle e rifletterci sopra con più calma: io mentre scrivo devo distribuire fogli protocollo e convincere gli studenti che non sono ancora passate le fatidiche 3 ore, dopo le quali possono andare in bagno!). Prove dunque fattibili, “contemporanee” (io però un po’ di Ottocento letterario ce l’avrei pure messo…), e tutto sommato, come già ho detto prima, adeguate a studenti dei vari indirizzi di studio.

Quello che invece vorrei formulare, già da ora, al Ministero è un semplice quesito: non vi pare assurdo che una Prova da valutare in ventesimi debba essere corretta con una griglia valutativa in centesimi, da dividere poi per cinque? Con tanti indicatori e descrittori che – temo – passeremo più tempo con la calcolatrice in mano che non a ragionare sulla qualità degli elaborati? Non vorrei mai che dal prossimo anno anche nelle Commissioni d’Esame debba essere nominato un navigator che ci guidi nei perigliosi meandri della valutazione!

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
Segui La Ricerca
ultimi tweet

Logo Loescher