Immaginate una classe in cui ai ragazzi è chiesto di staccare gli occhi dal libro di testo e di concentrarsi in attività esperienziali: misurare e calcolare il volume degli alberi nelle ore di matematica, scrivere poesie sulla natura, o visitare luoghi o edifici significativi durante le ore di storia. Ognuna di queste attività è condotta appena fuori dall’aula, nell’ambiente naturale che circonda la scuole. In Danimarca tutto questo esiste, e prende il nome di udeskole, letteralmente “scuola all’aperto”.

  • x© Donata Cucchi, Lago di Vagli (LU) 2013.

Udeskole è un concetto scandinavo. Riguarda i bambini di età compresa tra i 7 e i 16 anni e si riferisce ad attività educative obbligatorie condotte regolarmente al di fuori della scuola, ad esempio un giorno alla settimana o ogni due settimane. La sua introduzione all’interno del dibattito teorico-pedagogico si deve ai lavori dello studioso norvegese Arne N. Jordet1.
Rifacendosi agli approcci educativi che sottolineano l’importanza di una relazione dialettica tra teoria e pratica, egli ha definito l’udeskole «un metodo di lavoro in cui parti della quotidianità scolastica vengono spostate regolarmente fuori dalla classe, nell’ambiente locale, offrendo agli alunni l’opportunità di utilizzare i loro corpi e i loro sensi in attività di apprendimento nel mondo reale e di acquisire esperienze personali e concrete.
Udeskole permette di portare avanti simultaneamente e in maniera integrata attività accademiche, comunicative, esperienziali e di interazione sociale, in grado di stimolare la spontaneità, il gioco, la curiosità e la fantasia. La scuola nel bosco comporta l’attivazione di tutte le materie scolastiche in una formazione integrata dove le attività all’aperto e al chiuso sono strettamente collegate tra loro. Gli studenti imparano in un contesto autentico: imparano la natura all’interno della natura, la società nella società e l’ambiente locale nell’ambiente locale» (Jordet 2010).

La pedagogia dell’udeskole, così come è stata elaborata da Jordet, potrebbe essere definita come una “educazione esperienziale all’aperto”. Essa infatti si basa sull’assunto che l’apprendimento, sia fisico che intellettivo, non avviene nel vuoto della mente. Attingendo a John Dewey, a Wolfang Klafki e alla tradizione costruttivista, sostiene una visione educativa progressista, che dà molta importanza alla natura socio-storica, cultural-storica e situata dell’apprendimento.

Per Jordet, l’udeskole dovrebbe rappresentare molto più che portare gli studenti a fare un picnic. Si tratta piuttosto di un orientamento filosofico che condivide molti principi pedagogici con l’esperienza delle Forest School diffuse nel Regno Unito. Da esse, però, si distingue perché è più integrato nel sistema educativo nazionale: mentre quelle inglesi tendono a essere in gran parte private, in Danimarca nel 2014 ben il 18,4% di tutte le scuole pubbliche ha trasferito su base regolare alcuni dei suoi insegnamenti disciplinari in luoghi esterni all’aula.

Perché proprio in Danimarca?

Molti si chiedono perché l’interesse verso questo approccio sia fiorito proprio in Danimarca. Quattro sono, a mio avviso, i fattori che ne hanno sostenuto la diffusione. In primo luogo vi è il principio dell’autonomia didattica degli insegnanti: le scuole pubbliche danesi, infatti, sono gestite a livello locale. Il Parlamento prende le decisioni che riguardano gli obiettivi generali dell’istruzione, e il ministro dell’Istruzione stabilisce l’obiettivo per ciascuna materia, ma sono poi i comuni, le scuole e gli insegnanti a decidere come raggiungere questi obiettivi. Le scuole sono autorizzate a redigere i propri curricula purché in armonia con gli obiettivi e le aree di competenza stabilite dal ministero, e gli insegnanti godono, in questo quadro, di quella che si potrebbe chiamare un’ampia “libertà nei metodi di insegnamento”. Fondamentalmente, gli insegnanti danesi possono usufruire di una grande autonomia professionale, a patto di spiegare e argomentare in dettaglio le loro scelte didattiche.

Il sistema scolastico in Danimarca

Per questo motivo, l’udeskole all’inizio è nato dal basso, come un movimento di base, portato avanti da insegnanti particolarmente desiderosi di sperimentare metodi di insegnamento innovativi. Successivamente, però, ed è questo il secondo fattore di diffusione, le università e le organizzazioni private del Paese ne hanno incoraggiato la formalizzazione.
Diversi programmi educativi offrono oggi una formazione continua, la supervisione e il coordinamento in pedagogia udeskole. Dal 1999, il sito web skoven-i-skolen.dk, finanziato da alcune ONG e da sovvenzioni pubbliche, ha offerto agli insegnanti materiali educativi “pronti per l’uso” gratuiti, mentre altri siti, come UdeskoleNet, hanno fornito un forum di discussione e di aggiornamento sull’argomento.
Inoltre, una recente riforma della legge sulle scuole danesi avviata nell’agosto 2014, pur non menzionando direttamente l’udeskole, ha ribadito l’importanza del movimento, dell’attività fisica e dell’istruzione all’aperto. A seguito di ciò, il ministero dell’Istruzione e quello dell’Ambiente hanno stanziato 1,6 milioni di euro per un progetto nazionale di sviluppo e ricerca sullo sviluppo dell’udeskole. 

Infine, in Danimarca si è andato sviluppando un robusto filone di ricerca universitaria sull’argomento. Inizialmente, le ricerche riguardavano le caratteristiche dell’educazione all’aperto e i suoi possibili risultati psicosociali e accademici. Oggi la ricerca si è rafforzata, tanto che nel 2013 è stato lanciato il progetto TEACHOUT che mira a condurre una valutazione sistematica e strutturata dell’udeskole in tutte le scuole danesi. Queste ricerche si inseriscono in un filone di ricerche internazionali sull’educazione all’aperto, con il quale hanno instaurato un dialogo serrato. Molti articoli in lingua danese vengono citati nella letteratura su larga scala.

Traduzione di Francesca Nicola.

NOTE

1. Arne N. Jordet, Klasserommet utenfor. Tilpasset opplaering i et utvidet laeringsrom. [La classe all’aria aperta. Educare in un contesto esteso], Latvia, Cappelen Damm AS, 2010.


La outdoor education: la pedagogia del bosco

Il primo asilo nel bosco

In Scandinavia, prima ancora che venisse approfondita dal punto di vista teorico, l’educazione all’aria aperta ha avuto uno sviluppo decisivo dopo la seconda guerra mondiale, quando, legandosi alla filosofia della friluftsliv (letteralmente “vita all’aria aperta”) si è concretizzata in scuole nido e dell’infanzia all’aperto. Proprio a Søllerød, in Danimarca, negli anni Cinquanta è nato il primo asilo nel bosco, fondato da Ella Flatau, una mamma che aveva sperimentato le attività all’aria aperta con i propri figli attirando l’interesse di altri genitori.
Oggi in Danimarca due scuole materne su dieci svolgono regolarmente la loro attività didattica tra gli alberi, e gli istituti che adottano questa formula sono oltre 700. In Svezia la prima scuola nel bosco (la I Ur och Skur, ossia “Nella pioggia e nel Sole”), fu fondata sull’isola Lidingö nel 1985 da Siw Linde e Susanne Drougge. All’inizio degli anni Novanta, questa esperienza fu esportata in Germania (le Waldkindergarten, oggi quasi 1500 in tutto il Paese) e in Inghilterra (Forest School).

Le Forest School

Anche se sono debitrici dell’esperienza scandinava, le Forest School poggiano su una solida tradizione di educazione all’aperto, che ne ha facilitato la diffusione; la si può far risalire addirittura al tardo periodo vittoriano, all’esaltazione romantica del sublime naturale e all’influenza di Pestalozzi, Froebel e Steiner, educatori accumunati dall’enfasi posta sul mondo naturale come ambiente di apprendimento. Anche lo scoutismo di Baden-Powell condivide almeno in parte alcuni presupposti dell’outdoor education.
Ancora più decisiva è stata però l’esperienza di Margaret McMillan (1860-1931), grande pioniera nel campo degli asili nido e delle scuole materne inglesi oltre che fondatrice nel 1960, assieme alla sorella Rachel, dell’Open Air Movement, un centro sanitario a Deptford affiancato da un asilo all’aria aperta per i bambini. Anche Maria Montessori (1870-1952) era convinta che la natura potesse sviluppare e potenziare l’educazione del bambino (il concetto di educazione cosmica), e ha esercitato una profonda influenza sulla storia degli asili nel Regno Unito.

Le diversità nazionali

Se pure accomunate dal promovere un apprendimento globale e sensoriale attraverso il gioco spontaneo,all’aperto, le scuole nei boschi variano da Paese a Paese. Quelle scandinave fanno ricorso a elementi fantastici, includendo nelle attività didattiche personaggi magici che fungono da mediatori con la natura. Si focalizzano maggiormente attorno ai bisogni del bambino, connotandosi per un certo spontaneismo rispetto a quelle tedesche o svedesi, che invece adottano modalità più strutturate e pianificate, in qualche modo simili a quelle tradizionali. Le Forest School, invece, valorizzano soprattutto l’esperienza del rischio, in cui vedono un’opportunità di crescita e di auto-consapevolezza. 
Anche in Italia le scuole nei boschi si stanno diffondendo sempre di più (se ne contano più di ottanta). Oggi esistono agriasili, nati dall’esigenza dal creare realtà educative per i bambini dai 3 ai 6 anni in ambienti rurali: come le fattorie sociali (Social Care Farms), alternative agli orti urbani e alle fattorie didattiche

Peter Bentsen

è ricercatore senior presso lo Steno Diabetes Center di Copenaghen. È stato a lungo ricercatore e docente presso l’Università di Copenhagen (UCPH) occupandosi in una prospettiva interdisciplinare dell’educazione all’aperto in Danimarca. Nel 2011 ha ricevuto il Danish Outdoor Teaching Award.

 
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