In una classe multietnica affrontare seriamente le questioni connesse alla discriminazione è quasi sempre fonte di disagio, sia per gli studenti sia per i professori. Per questo, negli Stati Uniti sono numerose le proposte educative di buone pratiche per la gestione delle emozioni suscitate dai temi della razza e del razzismo - a cura del Teaching Tolerance Project.

  • xCostruendo modellini di aeroplani. Fonte: Wikimedia Commons

Molti educatori evitano di parlare di razza e razzismo. È un argomento scomodo, può suscitare conflitti e richiede abilità che pochi possiedono. Spesso gli insegnanti hanno il timore di parlare in modo errato, di sembrare razzisti o comunque di ferire in qualche modo i loro studenti, se pure involontariamente. È dunque chiaro che per preparare gli studenti a parlare di questi argomenti è necessario prima di tutto affrontare le paure dei professori.

Prima di iniziare una discussione in classe, fate una semplice autovalutazione. Vagliate le seguenti affermazioni e selezionate quella che meglio descrive il vostro stato d’animo:
- Preferirei non parlare mai di razza o razzismo.
- Sono molto a disagio a nel parlare di razza o di razzismo.
- Di solito sono a disagio nelparlare di razza o di razzismo.
- A volte mi sento a disagio nel parlare di razza o di razzismo.
- Di solito sono a mio agio parlando di razza o di razzismo.
- Mi sento molto a mio agio nel parlare di razza o di razzismo.

Dopo aver selezionato una di queste opzioni, provate anche a rispondere alle seguenti domande aperte:
- L’aspetto più difficile nel parlare di razza o di razzismo è... 
- L’aspetto migliore nel parlare di razza e razzismo è...

Dopo aver riflettuto sul vostro approccio emotivo, cercate di riflettere sulle pratiche migliori per modificarlo. 
Vi sentite impreparati a parlare di razza e di razzismo? In tal caso, impegnatevi ad approfondire il tema studiando la storia o partecipando a iniziative sociali antirazziste.
Di solito, quando percepite disagio nella classe, cercate di spostare la discussione su altri argomenti? Se è così, proponetevi di andare a fondo nella discussione la volta successiva.
Vi sentite soli nell’affrontare questi argomenti? In tal caso, cercate di trovare un collega con il quale sia possibile collaborare e pianificare un debriefing.
Siete preoccupati di non essere in grado di rispondere alle domande dei vostri alunni? Accettate di non avere tutte le risposte e considerate la possibilità di imparare qualcosa assieme a loro. 

Il disagio usato positivamente

Affrontare temi connessi alle disuguaglianze strutturali, come il razzismo, richiede coraggio sia da parte dei docenti sia da quella degli studenti. È normale provare disagio quando ci si ferma a riflettere sulle proprie esperienze di discriminazione o quando si cerca di analizzare le cause profonde del razzismo. Ma esistono alcune buone pratiche che possono aiutare a superare in modo costruttivo questo imbarazzo. 
Si può stabilire collettivamente, come classe, un elenco di parole e frasi che tutti si impegnano a non usare.

Gli studenti possono creare e firmare un contratto per fissare norme e comportamenti che aiutino la comunità a sentirsi emotivamente sicura. Questo contratto potrebbe includere regole come “Cerca di capire bene cosa sta dicendo qualcuno prima di emettere un giudizio” oppure “Le battute sarcastiche non sono mai accettabili”.

Se la conversazione diventa molto personale, potreste stabilire regole speciali per aiutare uno studente molto coinvolto emotivamente a raccontare la propria esperienza con la garanzia di non subire interruzioni o commenti finali da parte degli altri. Tenete presente, infine, che l’evitare conversazioni su razza e razzismo può derivare dalla paura d’essere vulnerabili. Nel coinvolgere gli studenti in conversazioni difficili, cercate di porvi questa domanda: in che modo tutto questo mi coinvolge in prima persona? 

Monitorare le emozioni

Quando si parla di razza e di razzismo le reazioni degli studenti sono molto varie. Possono reagire passivamente, mostrare dispiacere, esprimere rabbia o rispondere in modo imprevedibile. È possibile che alcuni siano visibilmente turbati e che altri rifiutino qualsiasi discussione su questi argomenti. Molte di queste resistenze derivano da sentimenti forti e spesso vissuti intensamente: dolore, rabbia, confusione, vergogna, sensi di colpa o, al contrario, la propensione a incolpare gli altri. 

Relazionarsi con persone in preda a un’emozione suscita sempre una reazione, in voi e negli studenti, con la possibilità che si instauri un circolo vizioso. Quando si arriva al pianto, la conversazione è irrimediabilmente bloccata. Scoppi di rabbia possono invece portare a interruzioni, sarcasmo o scontri espliciti, tutte situazioni che impediscono il dialogo. 

Il vostro ruolo è quello di mantenere la calma e valutare la situazione. Se la tensione sembra favorire il dialogo e l’approfondimento, lasciate che la conversazione continui ma monitorate attentamente la situazione. Se la tensione si trasforma in uno scontro che mette in pericolo la sicurezza di uno studente (emotiva o d’altro tipo), prendete immediati provvedimenti.Spendete un po’ del vostro tempo nel cercare di pensare a come reagireste alle forti emozioni. 

Imparare a gestire il disagio

Ecco alcune buone pratiche per aiutare gli studenti (da 6 a 12 anni) ad accettare il disagio e a tenerlo sotto controllo.
1. Ripetere
Invitate sistematicamente gli studenti a ripetere ciò che hanno sentito, che spesso non coincide affatto con quello che hanno capito. Eliminare gli equivoci alla base è un buon metodo per impostare una comunicazione corretta. 
2. Aspettare 
In certi casi è utile invitare uno studente a contare fino a dieci prima di rispondere. È un tempo psicologicamente sufficiente sia ad organizzare meglio l’argomentazione sia a far decantare la tensione emotiva. 
3. Respirare
Se uno studente è chiaramente emozionato, suggeritegli di fare qualche profondo respiro prima di iniziare a parlare. È un metodo semplice ma molto efficace per ridurre l’ansia. 
4. Comunicare
Invitate gli studenti a parlare con compassione e premura e a correggere gli altri con gli stessi toni che si aspettano siano utilizzati dagli altri. 

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Come rilevare il disagio 

Per sapere quando fermarsi o quando invece rinvigorire un dibattito noioso, è utile tenere sotto controllo l’umore generale della classe. A questo fine sono utili forme di comunicazione non verbale, come il metodo “dal pugno chiuso alle cinque dita” illustrato in figura. Incoraggiando gli studenti a segnalare “con le mani” il loro stato d’animo potete misurare rapidamente alcuni fattori, dal livello generale d’attenzione e di coinvolgimento alle eventuali situazioni di forte disagio personale.

In alternativa potete usare la metafora del semaforo, semplice ma efficace. Durante la discussione, chiedete agli studenti se il colore del semaforo virtuale è verde, giallo o rosso. Potete anche stabilire una regola che permetta a uno o più studenti di “accendere il rosso”, ossia di chiedere una pausa quando il loro disagio diventa eccessivo. 

Programmare un debrifing

Tutti coloro che sono impegnati in una conversazione emotivamente coinvolgente devono avere la possibilità di scaricare la tensione prima di lasciare l’aula, ed è importante programmare la lezione in modo da avere il tempo di farlo.

Con i ragazzi più grandi un buon metodo è riservare l’ultima parte del tempo a disposizione in aula a scrivere le proprie impressioni su un diario personale. È un modo per sterilizzare l’emotività e, se concordato collettivamente, è molto probabile che queste brevi composizioni diventino una base di partenza per riprendere il discorso in altri momenti. In ogni caso, indurre gli studenti a riflettere sulla propria esperienza è sicuramente benefico.

Con gli alunni più piccoli può essere utile il metodo del cerchio parlante. Disponete tutti i presenti in un cerchio e ponete una domanda molto semplice, ad esempio «Come vi siete sentiti durante la lezione di oggi?». Può parlare solo chi tiene fra le mani un oggetto particolare (uno qualunque, convenzionalmente stabilito), datogli da un guardiano del cerchio (all’inizio il docente, in seguito un alunno). È un buon sistema per permettere a tutti di parlare, anche ai più timidi, e per abituare tutti alla difficile arte di ascoltare gli altri. 

Con bambini ancora più piccoli sono utili sia il disegno sia i giochi di ruolo con pupazzi. Per non parlare dei burattini, che consentono ai bambini di comunicare le proprie emozioni in modo giocoso e sicuro.


Tratto da: Let’s Talk! Facilitating Difficult Conversations with Students, Teaching Tolerance Project, www.tolerance.org.

Traduzione e adattamento di Ubaldo Nicola.

 
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