Anche quest’anno è arrivato il giorno della Prima Prova dell’Esame di Stato, e – come è ormai consuetudine – provo a scrivere qualche impressione, così, a caldo. Lo faccio con gli appunti presi stamattina mentre vigilavo nella Commissione di Liceo Artistico alla quale l’implacabile (almeno nei miei confronti…) “cervellone” ministeriale mi ha assegnato. Temo che sia proprio vera la leggenda metropolitana (ma anche rurale, marina e montana, ormai…) che se ti nominano un anno ti chiamano sempre: io insegno da trent’anni, e fatico a ricordare un anno senza Esami!

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Quelli di oggi dovrebbero essere gli ultimi “temi” di queste tipologie, in attesa del fantomatico mutamento delle Prove d’Esame, che dovrebbe partire dal prossimo a.s.; un mutamento – tra l’altro – sul quale arrivano rumores, anticipazioni ecc., ma che vorremmo fosse esplicitato al più presto: lo dobbiamo ai nostri studenti, e sono certo che il nuovo Ministro Bussetti e il suo staff capiranno il perché di tanta urgenza. 

Che dire allora di queste tracce? Francamente, è difficile dare un giudizio univoco, anche se temo che ciò dipenda da una certa personale “saturazione”, specialmente nei confronti delle tracce di tipologia B, le quali ho spesso l’impressione che – se fossi uno studente – farei fatica a svolgere: ma forse è un limite mio… Siamo infatti passati dalla sovrabbondanza (tautologica o schizofrenica) di documenti di qualche anno fa, a qualche breve testo illustrativo, in qualche caso – a mio avviso – eccessivamente “tagliuzzato”. Nel complesso, però, esprimo un parere complessivamente positivo, tenendo conto che sono prove rivolte a ragazzi di indirizzi di studio molto diversi, con variegate competenze e differenti aspettative, chiamati comunque a riflettere su temi alti; e questo non è poco davvero. 

Ma andiamo con ordine. 

Partiamo dalla Tipologia A (Analisi del testo): la vista del passo tratto dal Giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani ha suscitato negli studenti della mia commissione un duplice effetto. Prima una reazione perplessa, alla don Abbondio (Bassani, chi era costui?), ma poi – dopo una pur veloce lettura – un buon consenso: infatti questa tipologia, tra i 41 maturandi “sotto esame”, l’hanno scelta in 11, pur non conoscendo l’autore del testo. 

In effetti il brano era di facile intellezione, e alle domande si poteva rispondere agevolmente. Interessante, poi, la serie di riflessioni suggerite al punto 3, dove il candidato poteva scegliere se approfondire il tema dell’antisemitismo o quello dell’emarginazione. 

Devo dire che è una scelta che approvo, così come mi pare opportuna la scelta della Tipologia D, che richiedeva il commento dell’articolo 3 della Costituzione, quello che recita che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione etc. Ne parlo, su queste colonne, subito dopo il testo di Bassani perché tale articolo costituzionale poteva (doveva?) portare i maturandi a riflessioni che andavano nella stessa direzione di questo, e cioè alla motivata condanna di qualunque discriminazione. 

Necessariamente più articolato il giudizio sulle altre prove, per motivi diversi. 

Parliamo allora della Tipologia B (Saggio-Articolo), che suggeriva questioni interessanti (B1: la solitudine; B2: la creatività; B3: masse e propaganda; B4: la clonazione), anche se non sono sicuro che i documenti proposti consentissero davvero un loro adeguato svolgimento. Mi riferisco soprattutto alle tracce B2 e B4, nel primo caso per un’eccessiva eterogeneità della documentazione, nel secondo perché – come è ovvio – non si può in poche righe esaurire un tale argomento. Insomma, per fare bene il saggio sulla clonazione bisognava avere – credo – solidi prerequisiti (me lo conferma qualche collega di Scienze che assiste alla prova). 

Migliore la scelta ministeriale relativa alla traccia B1 (con testi di Petrarca, Pirandello, Quasimodo, Alda Merini, Emily Dickinson) anche se – come al solito – è difficile commentare quadri, ancorché splendidi (di Hopper, Fattori, Munch), in formato “francobollo”; comunque, parlare di solitudine è cosa quanto mai attuale, in un’epoca di adolescenti figli unici, spesso confinati in una “zona grigia” fatta di relazioni virtuali e solitudine digitale. 

Adeguata anche la documentazione per l’impegnativo saggio B3, e interessante è soprattutto il testo di Andrea Baravelli sull’impostura del “nemico costruito”, sulla quale tornerò in seguito.

  • xAlcide De Gasperi

Resta la Storia, incarnata nella Tipologia C, verso la quale da anni persiste il gran rifiuto da parte degli studenti; la svolgono infatti (dati alla mano) pochissimi di loro, e anche il mio piccolo campione lo conferma, perché questa prova è stata svolta solo da un candidato. Il tema è bello, appassionante, e cioè quello dell’Europa del Dopoguerra che scopre il valore della cooperazione internazionale, anche sulla scorta delle idee di Aldo Moro e Alcide De Gasperi. Non credo che si possa obiettare qualcosa a chi l’ha ideato e proposto; attendo però di sapere quanti studenti l’hanno svolto in Italia, perché temo che il loro numero non sia troppo elevato. E allora, che fare? Suggerire – come si spiffera… – una prossima “eutanasia” del tema storico? Non credo che sia questa la strada maestra! La Storia non può, non deve (come in parte è avvenuto) diventare la “Cenerentola” delle discipline scolastiche, e dobbiamo tutti rimboccarci le maniche perché torni ad avere la centralità che merita e che aveva fino a una ventina di anni fa. Pena un futuro senza storia e senza memoria, difficile davvero da accettare. 

Una nota finale. Dai temi di oggi l’idea di un’Europa solidale e cooperativa, la lotta all’antisemitismo, al razzismo, alla discriminazione, la cautela verso la propaganda di ideologie o regimi politici vecchi e nuovi sono state messe sul piatto degli studenti. Studenti che – con un po’ di informazione, fantasia, coraggio – hanno avuto anche la possibilità di accennare a quello che sta accadendo di questi tempi nel nostro Continente, un’Europa con troppi fili spinati e porti chiusi, nei cui stadi calcistici si insultano con pari enfasi napoletani e africani, dove la “costruzione” del nemico è pratica assi diffusa. E dove la propaganda – di governo o di opposizione – racconta spesso verità “soggettive” e poco documentate. 

Voglio allora sperare che queste tracce non siano state il “canto del cigno” (per di più postumo) del governo Gentiloni, in quanto scelte a maggio dal Ministro Fedeli; ma che anche in futuro – a prescindere dai governi in carica o dalle tipologie di prova – potremo chiedere ai giovani di riflettere in questa sede su tematiche così importanti, capaci di stimolare le loro teste e i loro cuori. Non so quali pensieri abbiano suscitato nei ragazzi della mia Commissione, perché li scoprirò solo martedì prossimo, durante le correzioni; comunque sia li rispetterò, e – state tranquilli – li terrò per me consegnandoli imbustati e “ceralaccati” ai pachidermici e silenziosi archivi del MIUR. 

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

 

 
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